«Un segnale d’allarme globale»: ciò che sta accadendo al largo di Panama preoccupa l’intero pianeta

Alessandro Nuzzo

29 Novembre 2025 - 13:30

Per la prima volta in 40 anni non è avvenuto il fenomeno dell’upwelling. Di cosa si tratta e quali sono le conseguenze.

«Un segnale d’allarme globale»: ciò che sta accadendo al largo di Panama preoccupa l’intero pianeta

Ogni anno, tra aprile e dicembre, al largo delle coste di Panama si verifica un particolare fenomeno generato dai venti settentrionali che innescano il cosiddetto upwelling. Si tratta di un processo che fa risalire in superficie le acque profonde, fredde e ricche di nutrienti dell’oceano, dando così possibilità al fitoplancton, che è alla base della catena alimentare marina, di alimentarsi e al tempo stesso alla barriera corallina di raffreddarsi, mantenendo un equilibrio ecologico essenziale.

Quest’anno, e per la prima volta in quarant’anni di osservazioni, secondo gli esperti questo fenomeno non si è verificato: non c’è stata alcuna risalita di acqua fredda dalle profondità dell’oceano. Una circostanza considerata estremamente anomala, tanto da spingere numerosi centri di ricerca a intensificare gli studi sul comportamento recente dei venti tropicali. Vediamo perché e quali conseguenze possono esserci.

Perché non si è verificato l’upwelling e conseguenze

Il fenomeno dell’upwelling è fondamentale perché agisce come un fertilizzante naturale al largo delle acque di Panama. I venti settentrionali spingono via le acque calde superficiali, lasciando spazio all’acqua fredda e ricca di nutrienti che risale in superficie, favorendo la proliferazione del fitoplancton che sostiene poi una pesca abbondante e protegge i coralli dallo stress termico, contribuendo alla loro resilienza.

Nel 2025 i satelliti hanno rivelato la totale assenza di questo fenomeno, segno di un oceano impoverito. Per il biologo Aaron O’Dea dello STRI, «l’oceano tropicale panamense ha perso il suo respiro vitale quest’anno». Un’affermazione che sintetizza la gravità della situazione e la preoccupazione della comunità scientifica.

Le analisi hanno accertato un indebolimento degli alisei, ovvero i venti che soffiano in modo costante e che rappresentano la forza trainante della risalita delle acque fredde e profonde. Diversi fattori possono aver causato questo blocco: un’oscillazione decennale naturale del Pacifico oppure l’influenza del cambiamento climatico. È ormai noto che il riscaldamento globale modifica la struttura dei venti tropicali, rendendo sempre più rare le condizioni che favoriscono l’upwelling e riducendo l’efficienza dei processi oceanici naturali.

L’interruzione di questo processo provoca numerose conseguenze, tra cui un forte calo della produttività marina. Senza nutrienti, il fitoplancton è diminuito e, di conseguenza, è scarsa anche la presenza di pesci come sgombri e sardine. I pescatori locali, che dipendono da queste risorse, stanno subendo pesanti perdite economiche e denunciano la necessità di nuovi sostegni.

C’è poi la degradazione della barriera corallina, che, priva del naturale raffreddamento garantito dalle acque profonde, ha subito episodi di sbiancamento dovuti al calore. I ricercatori segnalano inoltre un aumento del rischio di infezioni marine e una diminuzione dell’ossigeno disciolto, con ripercussioni sull’intero habitat.

A lungo termine, secondo gli esperti, il protrarsi di fenomeni di questo tipo può portare alla disgregazione di interi ecosistemi, influenzando in modo permanente la biodiversità e la sicurezza alimentare delle comunità costiere. Un rischio che potrebbe diventare sempre più concreto se non si interverrà con programmi di tutela mirati.

L’episodio panamense evidenzia anche quanto sia importante monitorare correttamente questi fenomeni, soprattutto nelle regioni tropicali. Senza osservazioni regolari, cambiamenti così significativi potrebbero passare inosservati. Gli scienziati chiedono un incremento della ricerca. L’assenza di risalita di quest’anno non è un evento isolato e potrebbe essere il segnale di un cambiamento più ampio nelle dinamiche degli oceani tropicali. Se i venti continueranno a indebolirsi, un intero segmento della vita marina rischia di scomparire, con implicazioni che superano i confini del solo Pacifico.

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