Petrolio: Chesapeake in bancarotta. Cosa è successo davvero all’azienda simbolo dello shale?

Chesapeake in bancarotta: cosa è successo alla statunitense, simbolo del boom dello shale?

Petrolio: Chesapeake in bancarotta. Cosa è successo davvero all'azienda simbolo dello shale?

Chesapeake in bancarotta: la società statunitense, diventata nel tempo un major player nel settore energetico non è riuscita a resistere a questo turbolento 2020 e ha compiuto un grande balzo in avanti verso il fallimento.

La crisi dell’azienda, fondata nel lontano 1989, si è inserita di fatto in un contesto particolarmente impegnativo per i mercati, che con l’arrivo del nuovo anno si sono trovati di fronte a un’emergenza imprevista: il coronavirus.

Quest’ultimo ha letteralmente stravolto il prezzo del petrolio, che ad aprile si è addirittura inabissato sotto la parità. È proprio in questo contesto che ha posto radici la bancarotta di Chesapeake, ma per capire cosa è successo davvero occorre fare un passo indietro.

Bancarotta Chesapeake: cosa è successo davvero?

Fondata ormai più di 30 anni fa, la società si è guadagnata un ruolo chiave nel settore grazie al fracking, una tecnica di estrazione degli idrocarburi dalle rocce, ed è presto diventata la seconda produttrice di gas naturale degli Stati Uniti.

Con il passare del tempo però i debiti di Chesapeake sono aumentati. Si pensi soltanto a quanto accaduto dal 2010 al 2012, un breve arco di tempo in cui la spesa della società è salita di ben 30 miliardi di dollari per le sole attività di trivellazione e leasing.

Nel lungo cammino verso la bancarotta non sono mancati neanche i guai per gli ex vertici. Nel 2013 il fondatore della società Aubrey McClendon è stato estromesso, mentre 3 anni dopo è stato accusato di aver cospirato per truccare le gare d’appalto di una sua nuova azienda. Poco dopo l’uomo è morto in un incidente d’auto.

Nel 2018, complici le basse quotazioni del gas, la società ha sborsato 4 miliardi di dollari per l’acquisizione di WildHorse Resource Development, un’azienda di perforazione del Texas, con l’obiettivo di espandersi anche nel campo del petrolio, sicuramente molto attraente. Un affare, questo, che si è poi rivelato fatale e ha condotto Chesapeake verso la bancarotta.

Le cose non sono andate meglio con l’arrivo del 2020, anno in cui le azioni societarie hanno lasciato sul campo oltre 80 punti percentuali mentre il prezzo dell’oro nero si è inabissato su nuovi, drammatici minimi storici a causa del coronavirus e della guerra energetica esplosa fra russi e sauditi.

Dopo aver saltato il pagamento di 13,5 milioni di dollari di interessi all’inizio di giugno, e alla scadenza dei 30 giorni di “grazia” previsti, Chesapeake ha dichiarato bancarotta.

In seguito all’invocazione del “Capitolo 11” la società ha stipulato un accordo con i creditori (tra cui Franklin Resources e Fidelity) che porterà adesso alla ristrutturazione di 7 miliardi di debito (su un totale di 9,5 miliardi).

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