Pensioni precoci, ultime novità: lavoratori puntano sulla petizione per la Quota 41, cosa farà il Governo?

Il Governo apre alla riforma delle pensioni e alla flessibilità ma non prende posizione sulla questione dei lavoratori precoci. Tutte le ultime novità sulle pensioni dei precoci.

I lavoratori precoci sembrano ancora una volta essere esclusi dalle ipotesi di intervento del Governo in materia di pensioni.
Se l’esecutivo ha infatti aperto alla possibilità di inserimento nella prossima Legge di Stabilità di un intervento sulla flessibilità, dicendosi convinto che verrà trovato un accordo con i sindacati in proposito, per ora tutto tace per quanto riguarda la situazione dei lavoratori precoci.
La flessibilità in uscita sembra avvicinarsi con la prossima riforma delle pensioni, ma il Governo ancora non prende una posizione sulla Quota 41 proposta dal presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano che consentirebbe ai precoci, ossia a quei lavoratori che hanno iniziato a lavorare in giovane età, di andare in pensione al raggiungimento dei 41 anni di contributi versati.
Di seguito tutte le ultime novità sulle pensioni dei precoci e le ultime iniziative a favore della Quota 41.

Pensioni, i precoci sono esclusi dall’Ape proposto da Governo
L’ultima misura promessa dal Governo in materia previdenziale è l’Ape, ossia l’anticipo pensionistico che andrebbe a costituire una forma di pensione anticipata garantendo una maggiore flessibilità in uscita.
L’Ape sarà introdotto in forma sperimentale fino al 2019 e consentirà nello specifico ai lavoratori nati nel triennio che va dal 1951 al 1953 di poter usufruire dell’opportunità di andare in pensione anticipata fino a tre anni prima dalla data prevista per la pensione di vecchiaia.
L’Ape, tuttavia, lascia invariata la situazione dei precoci: questa forma di pensione anticipata, infatti, non va a modificare quanto previsto dalla Legge Fornero, lasciando in vigore i requisiti anagrafici e contributivi richiesti da quest’ultima per andare in pensione.
Sulla base della situazione prospettata dal Governo, quindi, i lavoratori precoci rischiano di andare in pensione con 43 o 44 anni di contributi versati alle spalle risultando penalizzati.

Pensioni precoci, si punta sulla petizione per la Quota 41
I lavoratori precoci da mesi stanno combattendo una battaglia per sensibilizzare il Governo sulla necessità dell’approvazione della Quota 41, la proposta che consentirebbe a chi ha 41 anni di contributi versati alle spalle di poter andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica e senza penalizzazioni.
I lavoratori precoci a tal proposito stanno continuando a raccogliere firme a favore del disegno di legge 857 che, tra le altre cose, comprende anche la proposta di Damiano sulla Quota 41.
Anche Cesare Damiano, pur dichiarandosi soddisfatto delle ultime dichiarazioni del Governo e degli interventi promessi in materia di flessibilità, continua a difendere la Quota 41, ritenuta l’unica soluzione possibile per risolvere la situazione dei precoci.
Spetterà ai sindacati, durante l’incontro con l’esecutivo fissato per il prossimo 14 giugno, portare sul tavolo delle trattative la questione. Il Governo cosa deciderà di fare?

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