Pensione: cos’è il contributo di solidarietà

Il Governo vorrebbe introdurre un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro: che cos’è e come funziona la nuova misura.

Pensione: cos'è il contributo di solidarietà

Il taglio delle pensioni d’oro, necessario per finanziare i nuovi interventi in materia di pensioni, non avverrà con l’applicazione di coefficienti basati sull’età del pensionamento, ma con l’applicazione di un contributo di solidarietà.

In parole semplici, le pensioni più alte, sopra i 4500 euro al mese netti, subiranno un prelievo in misura percentuale, che, a seconda dell’ammontare del trattamento, potrà arrivare sino al 18%.

Questo prelievo, il contributo di solidarietà, è destinato a finanziare le nuove misure che consentono di anticipare la pensione, come la quota 100 e, soprattutto, a sostenere la nuova pensione minima di cittadinanza, che consentirà di integrare le prestazioni pensionistiche (comprese le prestazioni di assistenza e i trattamenti calcolati integralmente col sistema contributivo) sino a un massimo di 780 euro al mese.

L’obiettivo del Governo è piuttosto ambizioso e richiede delle risorse non indifferenti: per questo motivo, si è scelto di finanziare le misure destinate alle categorie più deboli con fondi extra, prelevati dai pensionati con i trattamenti più alti.

Facciamo allora il punto della situazione sul contributo di solidarietà: che cos’è, come funziona, a quanto ammonta il prelievo, chi dovrà subirlo.

Che cos’è il contributo di solidarietà?

Il contributo di solidarietà sulla pensione è un prelievo che grava sul trattamento pensionistico, in particolare sulle prestazioni di previdenza dall’ammontare più elevato.

Questo contributo è destinato a finanziare l’ente previdenziale, quindi non incrementa la posizione pensionistica dell’interessato che subisce il prelievo: in parole semplici, con il contributo di solidarietà sulla pensione si finanzia l’Inps (o il diverso ente previdenziale a cui si è iscritti, a seconda della misura applicata), e non vengono accreditati contributi che potrebbero dar luogo a una nuova pensione o a un incremento del trattamento pensionistico al quale si ha diritto.

Soldi “persi”, dunque? In linea di massima sì, ma non del tutto: il contributo di solidarietà serve ad evitare, nella generalità degli interventi in cui è previsto, il dissesto dell’ente previdenziale, dissesto che provocherebbe l’impossibilità di pagare le pensioni.

Come funzionerà il nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro?

Il contributo di solidarietà che dovrebbe essere applicato a breve sulle pensioni più alte funzionerà, in base a quanto reso noto sinora, in questo modo:

  • le pensioni tra i 90mila ed i 120mila euro annui subiranno un prelievo del 6%;
  • le pensioni tra i 120mila ed i 160mila euro annui subiranno un prelievo del 12%;
  • ed infine le pensioni oltre i 160mila euro annui subiranno un prelievo del 18%.

La misura, però, deve ancora essere confermata nella legge di Bilancio 2019; potrebbe essere inserita anche con un emendamento parlamentare.

A che cosa serve il contributo di solidarietà?

Il nuovo contributo di solidarietà, come inizialmente osservato, oltre a sostenere i nuovi pensionamenti anticipati, come la quota 100, sosterrà le pensioni di cittadinanza.

La pensione di cittadinanza, lo ricordiamo, è una nuova prestazione che integrerà tutte le prestazioni più basse, comprese quelle di assistenza (assegno sociale, pensione d’invalidità civile…) ed i trattamenti calcolati col sistema integralmente contributivo, che ad oggi non sono integrabili al minimo.

Per aver diritto alla pensione di cittadinanza, però, il reddito deve essere inferiore alla soglia di povertà (pari a 780 euro mensili per un single), si può possedere, oltre alla prima casa, un immobile di valore non superiore a 30mila euro, e l’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare deve essere inferiore a determinate soglie, ancora da stabilire. Inoltre, chi è proprietario della prima casa si vedrà ridurre la pensione di cittadinanza del cosiddetto affitto imputato, pari a circa 400 euro mensili.

In ogni caso, il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro avrà carattere temporaneo, non sarà una misura strutturale, cioè permanente.

Come funzionava il precedente contributo di solidarietà?

Merita un cenno il funzionamento del precedente contributo di solidarietà sulle pensioni, oggetto di numerose contestazioni.

Tralasciando interventi secondari o datati, la misura più simile al contributo di solidarietà che si vorrebbe attuare è il contributo introdotto dalla Legge Fornero, poi reintrodotto dal governo Letta.

Nel dettaglio, la misura era stata inizialmente attuata dalla Legge Fornero, ed era stata chiamata contributo di perequazione: in sostanza, si trattava di un prelievo temporaneo sulle pensioni più elevate, destinato a finanziare l’Inps e ad evitarne il dissesto. Un ulteriore prelievo era previsto anche per gli iscritti alle casse professionali a rischio dissesto.

La Corte Costituzionale, con la sentenza 116/2013, aveva però dichiarato il prelievo illegittimo, perché colpiva solo le pensioni elevate e non gli altri redditi da lavoro equiparabili, violando così sia i principi costituzionali di eguaglianza formale e di capacità contributiva.

Il governo Letta aveva allora provveduto a reintrodurre il contributo di solidarietà, destinando in parte i proventi verso un fondo di solidarietà per i cosiddetti esodati. Dato che le risorse, in questo caso, non confluivano nelle casse dello Stato, ma nelle singole gestioni previdenziali, il contributo di solidarietà non poteva essere configurata come un tributo, ma come una prestazione patrimoniale imposta, quindi non soggetta alle contestazioni della precedente misura realizzata dalla Fornero.

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