Quando si può andare in pensione con il fondo per casalinghe e con quanti anni di contributi? Ecco importi, come funziona e in quali casi conviene.
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Anche le casalinghe possono andare in pensione, raggiungendo i requisiti minimi previsti dalla normativa. Chi nel corso della vita ha lavorato anche solo per brevi periodi, ad esempio, può contare sulla pensione di vecchiaia contributiva: nel 2026 bastano 5 anni di contributi effettivi (a patto che il primo accredito sia successivo al 31 dicembre 1995) una volta compiuti i 71 anni di età, soglia che salirà a 71 anni e 1 mese nel 2027 e a 71 anni e 3 mesi nel 2028 per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Si tratta però di un percorso distinto da quello descritto in questa guida: i contributi versati al Fondo casalinghe danno diritto soltanto alle prestazioni di questa gestione e non possono essere sommati a quelli accreditati altrove per maturare una pensione ordinaria.
Il problema è: non avendo un lavoro, come fanno le casalinghe a raggiungere gli anni di contributi richiesti per l’accesso alla pensione? La risposta è il Fondo casalinghe, il fondo di previdenza istituito presso l’INPS dal 1° gennaio 1997 con il decreto legislativo n. 565/1996, al quale possono iscriversi le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti e derivanti da responsabilità familiari.
Di fatto, è la casalinga a versare i contributi per suo conto, così da potersi garantire il diritto a una pensione propria dopo un certo numero di anni, persino molto prima dei 71 anni: il Fondo consente l’uscita già dai 57 anni e, dai 65 anni, la pensione spetta a prescindere dall’importo. Ovviamente una tale operazione ha un costo, quindi bisogna anche capire se l’iscrizione al Fondo casalinghe conviene o meno.
Per rispondere bisogna approfondire alcuni aspetti: ad esempio, quanto costano effettivamente i versamenti al Fondo casalinghe INPS, come pure quanti anni d’iscrizione sono necessari per poter andare in pensione. E, infine, è importante capire quanto si prende di pensione futura, così da valutare se effettivamente conviene fare un tale investimento oppure se è meglio indirizzarsi altrove, ad esempio sui contributi volontari o su un fondo pensione.
Fondo casalinghe INPS: come funziona e chi può iscriversi
Va detto che anche se si parla di “Fondo casalinghe”, tale strumento è rivolto a entrambi i sessi, tanto che l’INPS lo denomina Fondo Casalinghe e Casalinghi. Possono dunque iscriversi tutti coloro che svolgono lavori di cura non retribuiti e derivanti da responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione, a patto che, come previsto dalle norme sull’avviamento al lavoro, abbiano un’età compresa tra i 16 e i 65 anni.
È inoltre necessario che chi si iscrive a tale fondo non sia già titolare di pensione diretta (è invece ammessa la pensione ai superstiti), né svolga attività lavorativa dipendente o autonoma per la quale è obbligatoria l’iscrizione a un altro ente o cassa previdenziale.
È tuttavia possibile iscriversi nel caso in cui si presta attività lavorativa part-time che, tenendo conto dell’orario di lavoro e della retribuzione, non permette il raggiungimento del numero di settimane sufficienti per maturare il diritto alla pensione. Un’apertura analoga riguarda i lavoratori parasubordinati, quando il versamento non raggiunge il minimale di reddito fissato per la Gestione commercianti.
Un punto spesso frainteso: il Fondo è una gestione facoltativa e separata dell’assicurazione generale obbligatoria. I contributi versati non possono essere sommati né valorizzati insieme a quelli accreditati per lavoro dipendente, autonomo o parasubordinato, né per anticipare l’uscita né per aumentare l’importo della pensione.
L’iscrizione è semplice e si fa per via telematica. Qualora non sussista alcuna condizione ostativa, la domanda viene accolta in automatico e si possono iniziare i versamenti, fermo restando che l’INPS può verificare il possesso dei requisiti anche in un secondo momento.
Attenzione infine a non confondere il Fondo con la polizza INAIL: l’iscrizione non comporta la copertura contro gli infortuni domestici, che è un’assicurazione distinta e obbligatoria per chi ha tra 18 e 67 anni e si occupa in modo abituale, gratuito ed esclusivo della casa. Il premio è di 24 euro l’anno ed è a carico dello Stato per chi ha un reddito personale fino a 4.648,11 euro e un reddito familiare fino a 9.296,22 euro.
Come presentare la domanda
L’iscrizione al Fondo casalinghe è attiva dal primo giorno del mese di presentazione della domanda e rimane valida anche se non si effettuano versamenti. Con il messaggio n. 2378/2022 l’INPS ha rinnovato la procedura: la domanda si presenta esclusivamente in via telematica, attraverso uno dei seguenti canali:
- online dal sito ufficiale INPS, accedendo con SPID di II livello, CIE o CNS e seguendo il percorso “Prestazioni e Servizi” > “Servizi” > “Fondo previdenza casalinghe - Iscrizione (Cittadino)”;
- tramite gli enti di Patronato riconosciuti dalla legge, che prestano assistenza gratuita, e gli intermediari dell’Istituto;
- contact center, al numero 803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da rete mobile, a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico.
I contributi si pagano online tramite avviso PagoPA, nella sezione dedicata al Fondo Casalinghe e Casalinghi del Portale dei pagamenti INPS.
Quanto costa iscriversi al Fondo casalinghe INPS
Non ci sono costi d’iscrizione e non c’è l’obbligo di versare i contributi ogni mese: i versamenti sono liberi, sia nell’importo sia nel momento dell’anno in cui vengono effettuati.
Non avrebbe senso però iscriversi e non versare contributi, in quanto così sarebbe impossibile raggiungere il diritto a una pensione. Ed è importante sottolineare che i versamenti non sono un deposito rimborsabile: chi non arriva ai 5 anni di contribuzione necessari per una prestazione non ottiene alcun rimborso da parte dell’INPS, e quanto versato resta inutilizzato. Chi invece raggiunge i 5 anni ha comunque diritto alla pensione dai 65 anni, per quanto modesta.
È l’interessato a decidere quanto versare: il minimo, per vedersi riconosciuto un mese di contributi, è però pari a 25,82 euro, un valore fisso che non viene rivalutato ogni anno. Per un anno di contributi, dunque, vi è un investimento minimo di 309,84 euro, mentre per maturare i 5 anni necessari alla pensione servono in tutto 1.549,20 euro.
Per sapere quanti mesi verranno accreditati basta dividere la somma versata nell’anno per 25,82 euro: con 100 euro, ad esempio, si ottengono 3 mesi. Le somme che superano i 309,84 euro annui non creano mesi aggiuntivi spendibili in altri anni, ma fanno crescere il montante e quindi l’importo della futura pensione.
C’è poi un vantaggio fiscale immediato: i contributi al Fondo sono interamente deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, come previsto dall’articolo 10 del TUIR. La deduzione spetta anche al familiare che effettua il versamento a favore di una persona fiscalmente a carico, ad esempio il coniuge che paga i contributi della moglie casalinga. Con un’aliquota IRPEF del 23%, i 309,84 euro annui generano un risparmio d’imposta di circa 71 euro.
Quando si va in pensione con il Fondo casalinghe: a 57 o a 65 anni
Nei confronti di coloro che sono iscritti al Fondo casalinghe, l’INPS eroga soltanto due prestazioni, che a differenza delle pensioni ordinarie non sono reversibili ai superstiti:
- pensione di inabilità, che richiede una contribuzione di almeno 5 anni ed è riconosciuta, a qualsiasi età, solo se l’accertamento sanitario conferma un’assoluta e permanente impossibilità a prestare qualsiasi attività lavorativa;
- pensione di vecchiaia, che viene erogata dai 57 anni a patto che siano stati versati almeno 5 anni (60 mesi) di contributi.
Tuttavia non basta aver compiuto 57 anni e versato 5 anni di contributi: a quell’età la pensione di vecchiaia viene liquidata solo se l’importo della pensione maturata risulta almeno pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20%. In poche parole, dal momento che l’assegno sociale per il 2026 ha un importo pari a 546,24 euro al mese (circolare INPS n. 153/2025), la pensione maturata dalla casalinga deve raggiungere almeno 655,49 euro mensili.
Si prescinde dall’importo, invece, una volta che la casalinga ha compiuto i 65 anni di età. Un dettaglio favorevole: a differenza dei requisiti delle gestioni obbligatorie, le soglie anagrafiche di 57 e 65 anni del Fondo non sono soggette agli adeguamenti alla speranza di vita, quindi non aumenteranno nel 2027 e nel 2028.
Quanto si prende di pensione con il Fondo casalinghe
Le regole per il calcolo della pensione sono quelle del calcolo contributivo, con alcuni correttivi. Ogni versamento, al netto di un’aliquota di gestione del 2%, si accumula nel cosiddetto montante contributivo, ogni anno soggetto a rivalutazione. Il montante rivalutato viene poi trasformato in pensione applicando il coefficiente di trasformazione, variabile a seconda dell’età di uscita, e l’importo annuo ottenuto si divide per 13 mensilità.
Attenzione però: il Fondo utilizza una propria tabella di coefficienti, riportata dalla circolare INPS n. 223/2001 e diversa da quella delle gestioni obbligatorie (che nel biennio 2025-2026 va dal 4,204% a 57 anni al 5,250% a 65 anni). I valori del Fondo vanno dal 4,903% a 57 anni al 6,361% a 65 anni, con un incremento per ogni mese trascorso tra un’età e l’altra.
Facciamo qualche esempio, senza considerare la rivalutazione del montante, che farebbe crescere leggermente gli importi. Chi versa il minimo indispensabile, cioè 1.549,20 euro in 5 anni, accumula un montante netto di 1.518,22 euro: a 65 anni la pensione è di circa 96,57 euro l’anno, appena 7,43 euro al mese.
Tizia decide d’iscriversi al Fondo casalinghe da inoccupata e versa il minimo, quindi 309,84 euro, per 10 anni: il totale versato è di 3.098,40 euro, pari a 3.036,43 euro al netto del 2%. Considerando l’importo maturato, dovrà necessariamente attendere i 65 anni per andare in pensione, ottenendo circa 193 euro l’anno, quindi appena 14,86 euro al mese per tredici mensilità.
Con un versamento di 200 euro al mese per 10 anni, invece, si arriva a 24.000 euro versati e a un montante netto di 23.520 euro. La rendita a 65 anni sarebbe di circa 1.496 euro l’anno, cioè 115,09 euro al mese, comunque poco per poter fare affidamento solamente su questa entrata.
E per uscire a 57 anni? La pensione annua dovrebbe arrivare a 8.521,34 euro (655,49 euro per 13 mensilità): con il coefficiente del 4,903% serve un montante netto di circa 173.800 euro, cioè versamenti per circa 177.300 euro, rivalutazione esclusa. Si tratta di calcoli indicativi: l’importo reale dipende dalla rivalutazione dei contributi e dall’età effettiva di uscita.
Quando conviene il Fondo casalinghe
A pesare sulla convenienza c’è anche un altro limite: la pensione del Fondo non è integrabile al trattamento minimo, che nel 2026 vale 611,85 euro al mese. In altre parole, l’assegno resta quello calcolato sui versamenti, senza alcuna integrazione da parte dello Stato.
Va anche corretta una convinzione diffusa: avere contributi maturati prima del 1996 non rende più vantaggiosa l’iscrizione. Essendo il Fondo una gestione separata, i suoi versamenti non si combinano con quelli del lavoro e non danno accesso né al calcolo retributivo né ad alcuna integrazione.
Chi fa affidamento solamente sulla pensione casalinghe deve quindi considerare versamenti ben diversi rispetto a quello “minimo” se vuole garantirsi una rendita almeno soddisfacente. Il Fondo conviene di più a chi:
- può versare somme consistenti per molti anni, puntando a una rendita integrativa a partire dai 65 anni;
- vuole assicurarsi la tutela in caso di inabilità, ottenibile già con 5 anni di contributi;
- ha un familiare con reddito che può dedurre integralmente i versamenti, riducendone il costo effettivo.
Al contrario, versare soltanto il minimo serve a poco. Chi ha redditi bassi, inoltre, dai 67 anni può chiedere l’assegno sociale, una prestazione assistenziale che non richiede contributi.
Fondo casalinghe, contributi volontari o fondo pensione: il confronto
Il Fondo casalinghe non è l’unico strumento per costruirsi una pensione senza un lavoro in corso.
I versamenti volontari all’INPS sono riservati a chi ha già una storia lavorativa: per ottenere l’autorizzazione servono almeno 5 anni di contributi effettivi, oppure 3 anni nei 5 che precedono la domanda. Il vantaggio è che questi contributi sono equiparati a quelli obbligatori e si sommano al resto della carriera, ad esempio per raggiungere i 20 anni utili alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Il costo però è molto più alto e varia in base alla categoria: per un ex lavoratore dipendente non agricolo autorizzato dopo il 31 dicembre 1995, il minimo 2026 si ottiene applicando l’aliquota del 33% alla retribuzione minima settimanale di 244,74 euro, cioè 80,76 euro a settimana e 4.199,74 euro l’anno (circolare INPS n. 27/2026). Artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione separata hanno importi diversi. Anche questi versamenti sono interamente deducibili. Per approfondire, ecco quanto costano i contributi volontari.
Il fondo pensione, invece, è aperto anche a chi non lavora e può essere sottoscritto a favore di un familiare fiscalmente a carico. Dal 2026 la Legge di Bilancio (legge n. 199/2025) ha alzato il tetto di deducibilità da 5.164,57 a 5.300 euro l’anno, comprensivo dei versamenti per i familiari a carico. La prestazione si ottiene al raggiungimento dei requisiti di pensionamento del regime obbligatorio di appartenenza, con almeno 5 anni di partecipazione. A differenza del Fondo casalinghe, il rendimento dipende dall’andamento degli investimenti.
In sintesi, quindi, il Fondo casalinghe resta l’opzione più economica e l’unica che consente un’uscita prima dei 65 anni, ma con rendite modeste; i contributi volontari costano di più ma rafforzano la posizione nel sistema pubblico; il fondo pensione consente deduzioni fino a 5.300 euro l’anno, utili soprattutto se a versare è un familiare con un reddito imponibile adeguato, ma senza garanzie sull’importo finale.
Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il
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