Calcolare la pensione, la guida: come capire qual è l’importo dell’assegno previdenziale

Calcolo delle pensione: quale sistema va applicato? Quali sono le regole vigenti? Qui tutte le risposte utili per farsi un’idea di quale sarà l’importo della pensione futura.

Calcolare la pensione, la guida: come capire qual è l'importo dell'assegno previdenziale

Conoscere le regole per il calcolo della pensione è molto importante per farsi un’idea di quale sarà l’importo dell’assegno previdenziale che verrà erogato mensilmente (per tredici mensilità) una volta che ci sarà il collocamento in quiescenza.

Ci sono diversi simulatori online che permettono di calcolare l’importo della pensione futura; il più importante è sicuramente quello disponibile sul sito dell’Inps, nell’area dedicata a “La mia pensione”. Grazie a questo simulatore è possibile farsi un’idea, in base ai contributi versati e alle retribuzioni percepite nel corso della carriera, di quanto sarà l’importo della pensione e se questa sarà sufficiente per far fronte alle spese che vi troverete a sostenere.

In questa guida, invece, vi aiuteremo a capire i vari passi del procedimento che porta al calcolo della pensione, spiegandovi nel dettaglio quali sono le regole che si applicano per la “trasformazione” dei contributi in assegno di pensione.

Sul calcolo della pensione influiscono diversi fattori: l’importo delle retribuzioni percepite, l’ammontare dei contributi maturati nonché il periodo in cui questi sono stati accreditati. A seconda del periodo di riferimento, infatti, si applica un differente sistema per il calcolo delle pensioni, come vedremo meglio in questa guida dedicata.

Calcolo della pensione: quale sistema si applica?

Ad oggi si applicano due sistemi per il calcolo della pensione: quello misto, ossia per una parte con il retributivo e per l’altra con il contributivo, e quello interamente contributivo.

È bene ricordare, infatti, che la riforma Dini del 1995 ha sostituito il sistema retributivo per il calcolo della pensione, dove perlopiù si tiene conto della misura degli stipendi percepiti dal lavoratore, con quello contributivo dove invece - come si può facilmente intuire dal nome - si considera esclusivamente il montante contributivo dell’interessato.

Ebbene, con il passaggio dall’uno all’altro sistema per coloro che hanno contributi accreditati sia prima che dopo il 1° gennaio 1996 si applica il sistema misto. Questo, a sua volta, si suddivide in due varianti:

  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato meno di 18 anni di contributi si applica il sistema retributivo per la quota antecedente a questa data e quello contributivo per i contributi accreditati successivamente;
  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato almeno 18 anni di contributi il sistema retributivo si applica per la quota antecedente al 1° gennaio 2012, e il contributivo per quella successiva.

Ovviamente, per chi invece non ha contributi accreditati prima del 1° gennaio 1996, si applica interamente il sistema contributivo per il calcolo della pensione; con il passare degli anni, quindi, ci sarà il totale passaggio al sistema contributivo.

Per capire come si calcola la pensione, quindi, dobbiamo vedere come funzionano questi due metodi e quali sono le regole che si applicano per ciascuno di questi.

Come funziona il sistema retributivo

Come anticipato, per calcolare la pensione con il sistema retributivo si tiene conto delle retribuzioni percepite dal lavoratore nell’arco della propria carriera.

Nel dettaglio, si prende il reddito medio percepito negli ultimi anni di lavoro - 10 anni nel caso dei lavoratori dipendenti - che si definisce come reddito pensionabile, e si moltiplica per l’anzianità contributiva, ossia per gli anni in cui sono stati versati i contributi, e per un’aliquota di rendimento.

Quest’ultimo è il parametro, espresso in percentuale, utilizzato per trasformare la retribuzione annua pensionabile nell’importo dell’assegno previdenziale; la regola generale presuppone un aliquota del 2% per ogni anno di lavoro, tenendo conto di un limite massimo di 40 anni di contributi (in tal caso, quindi, il lavoratore percepisce una pensione pari all’80% del reddito pensionabile).

Tuttavia, affinché al lavoratore si possa applicare un aliquota di rendimento del 2% è necessario che questo abbia una retribuzione annua non superiore a 46.630€; per chi supera questo limite l’aliquota viene progressivamente ridotta fino ad arrivare all’1% (per chi ha reddito superiore a 77.000€), evitando così che chi ha percepito stipendi molto alti durante la propria carriera sia maggiormente agevolato.

Per maggiori informazioni su come si calcola la quota di pensione che rientra nel regime retributivo vi consigliamo di consultare la nostra guida dedicata dove, tra l’altro, trovate anche la tabella completa di tutte le aliquote di rendimento che si applicano in base al reddito.

Come funziona il sistema contributivo

Il suddetto sistema retributivo era particolarmente vantaggioso per il lavoratore, specialmente per chi durante gli ultimi anni di lavoro ha percepito retribuzioni molto elevate. Per questo motivo si stava mettendo a rischio al sostenibilità del sistema, specialmente per l’invecchiamento della popolazione e - nel contempo - per la crisi del mercato del lavoro.

Per questo motivo la riforma Dini del 1995 ha decretato il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, nel quale invece si tiene conto del solo montante contributivo del lavoratore.

Questo si calcola moltiplicando la retribuzione pensionabile annua per l’aliquota di computo, ossia la percentuale di retribuzione pensionabile che viene accantonata come contribuzione ai fini previdenziali; il risultato, a sua volta, si moltiplica per il tasso di rendimento, ossia un tasso di rivalutazione annuo dei contributi versati.

Il risultato di questo calcolo, ossia il montante contributivo, a sua volta viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione così da trasformarlo nell’importo della pensione.

Riassumendo, per eseguire il calcolo della pensione per il sistema contributivo bisogna eseguire i seguenti passaggi:

  • calcolo dell’importo dei versamenti contributivi anno per anno. A tal fine si può applicare all’imponibile previdenziale (la somma assoggettata al calcolo dei contributi previdenziali) la percentuale relativa alla propria situazione previdenziale: 33% per lavoro dipendente, 23% per lavoro autonomo, tra il 27% al 30% per parasubordinati a seconda della situazione.
  • moltiplicare l’importo così ottenuto per il coefficiente di rivalutazione anno per anno. La somma di questi numeri sarà il montante contributivo totale.
  • applicare la percentuale relativa al coefficiente di trasformazione relativo all’età di quando si va in pensione. L’importo sarà quello della rata annua.

Per quanto riguarda l’ultimo passaggio, ipotizzando un montante contributivo di 170.000 euro se il lavoratore conseguisse la pensione a 62 anni otterrebbe infatti un importo pari a circa 8.245 euro lordi annui (170.000 x 4,85% = 8.245€); se conseguisse la pensione invece a 70 anni l’importo salirebbe a 10.842 euro annui (170.000 x 6,378% = 10.842€).

Per maggiori approfondimenti, vi consigliamo di leggere la nostra guida dedicata al calcolo della pensione con sistema contributivo, dove trovate anche la tabella con parametri per il calcolo aggiornati al 2019.

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