Libri scolastici nuovi ogni anno, stop del Consiglio di Stato

Libri scolastici nuovi ogni anno? Il Consiglio di Stato dice di no e protegge le tasche delle famiglie italiane, sempre più in difficoltà nel far fronte alle spese necessarie per mandare a scuola i propri figli. Vediamo insieme cos’è successo, ma, soprattutto, cosa cambierà d’ora in poi.

Libri scolastici nuovi ogni anno, un vero e proprio tormento per le famiglie italiane, le quali, ormai, vedono nell’avvicinarsi del mese di settembre, quando i loro figli si preparano a tornare sui banchi di scuola, un autentico banco di prova per le proprie tasche. Da troppo tempo, infatti, la corsa al mercato dei libri usati è del tutto inutile: di fronte alla pretese dei docenti di adottare libri sempre nuovi per ogni anno scolastico che passa, ogni forma di risparmio praticamente si azzera. E poco importa se le nuove edizioni da acquistare spesso differiscono dai i testi precedentemente in vigore giusto per la copertina, la numerazione delle pagine e poco altro. Ma a tutto questo il Consiglio di Stato ha detto basta: le cose d’ora in poi dovranno cambiare.

Libri scolastici nuovi ogni anno: il freno parte nel 2008

A ben vedere, questa querelle tra la libertà dei docenti di adottare autonomamente un libro di testo differente e le necessarie tutele per i bilanci familiari degli studenti, affonda le radici nel tempo. Già nel 2008, infatti, quando la crisi economica non era così stringente, la contestata Riforma Gelmini sulla scuola impose comunque che i testi dovessero essere mantenuti per cinque anni nelle scuole primarie, e sei in quelle secondarie. Fu però la dicitura:

fatta salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze

a permettere a troppi di eludere la norma, al punto da spingere, già l’anno successivo, l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a emanare un’apposita circolare (n. 16 del 20 febbraio 2009) per ribadire proprio:

la non modificabilità delle scelte da parte degli insegnanti e della scuola nell’arco dei due periodi previsti.

Il ricorso dei docenti al Tar

La partita sembrò concludersi con la vittoria di una legittima battaglia antisprechi, ma un gruppo di docenti di Milano, con il supporto della Flc-Cgil territoriale, ha pensato bene di far ricorso al Tar del Lazio, ritenendo di non dover subire l’onta dell’obbligo di adottare testi scolastici scelti da un loro predecessore. Il tribunale amministrativo laziale, in questo caso, gli diede ragione, privilegiando così la libertà degli insegnanti di adottare un determinato libro, piuttosto che l’esigenza, sempre più sentita, di risparmio da parte delle famiglie.

Il lieto fine?

Secondo quanto riporta il quotidiano “La Notizia”, nella sua edizione cartacea in edicola due giorni fa, la battaglia per il risparmio delle famiglie adesso è passato nelle mani dell’attuale ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. La quale avrebbe fatto ricorso proprio contro la sopracitata sentenza del Tar, ottenendone l’annullamento da parte del Consiglio di Stato. La speranza, quindi, è che la linea adottata da chi si occupa di scuola sia improntata, anche, alla necessità di offrire alle famiglie la possibilità di risparmiare, visti i sempre crescenti costi che si ritrovano ad affrontare i genitori per poter garantire ai propri figli un’adeguata istruzione.

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Italia Scuola

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