Il decennio perduto che ha messo in ginocchio i nuovi pensionati. I mercati hanno tradito un’intera generazione.
Alla fine del Novecento il mondo temeva che un errore informatico potesse mandare in tilt l’economia globale. Il Millennium Bug sembrava una minaccia sistemica: si parlava di blackout nei sistemi bancari, blocchi nei trasporti, ospedali paralizzati. Tra il 1997 e il 1999 furono spesi a livello globale oltre 300 miliardi di dollari in aggiornamenti software e controlli preventivi. Quando il 1° gennaio 2000 non accadde nulla di rilevante, l’allarme rientrò rapidamente.
Quello che non rientrò fu invece l’eccesso di valutazioni sui mercati azionari. Alla fine del 1999 il rapporto prezzo/utili dell’indice S&P 500 viaggiava oltre quota 30, livelli storicamente elevatissimi. Il Nasdaq, trainato dai titoli tecnologici, avrebbe perso circa il 78% dal picco del marzo 2000 al minimo del 2002. Tra il 2000 e il 2002 l’azionario globale registrò tre anni consecutivi di rendimenti negativi: una sequenza rarissima e devastante per chi stava iniziando a vivere di rendita.
Immaginiamo un investitore italiano che il 31 dicembre 1999 disponga di 1.000.000 di euro e decida di ritirarsi dal lavoro. Il suo obiettivo è finanziare 30 anni di spese. Davanti a sé ha tre strade: 100% obbligazioni governative dell’area euro, 100% azioni globali, oppure un portafoglio bilanciato 50% azioni e 50% obbligazioni con ribilanciamento annuale. [...]
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