Rinnovo contratto statali 2025-2027: ecco di quanto aumentano gli stipendi nelle Funzioni centrali e nella scuola, tra tabelle ufficiali e timori per l’inflazione.
Prende forma il nuovo rinnovo del contratto per i dipendenti pubblici. Nelle ultime ore, infatti, sono stati resi noti gli importi degli aumenti di stipendio previsti per il comparto Funzioni centrali, quello che comprende lavoratori di ministeri, Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici e che, come spesso accade, rappresenta un punto di riferimento anche per gli altri rinnovi del pubblico impiego.
A svelare le cifre contenute nella bozza di contratto sono state alcune anticipazioni di stampa, che consentono finalmente di entrare nel dettaglio degli incrementi previsti per il triennio 2025-2027. Un tema di cui Money.it ha parlato direttamente con il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ospite di una recente puntata di Money Talks, che aveva già confermato l’arrivo di nuovi aumenti legati alle risorse stanziate dal governo.
| In una puntata di Money Talks, il podcast di Money.it, abbiamo intervistato Antonio Naddeo, presidente dell’Aran. GUARDA ORA su YouTube. |
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Ma quanto cresceranno davvero gli stipendi? Le nuove tabelle allegate alla bozza mostrano aumenti differenziati in base alla qualifica: nella migliore delle ipotesi, per chi rientra nell’area delle elevate professionalità, l’incremento può arrivare a poco più di 200 euro lordi mensili a regime. Più contenuti, invece, i ritocchi per le altre aree: per gli operatori, ad esempio, l’aumento si ferma a circa 120 euro lordi al mese, che al netto si traducono in poco più di 80 euro.
Vediamo quindi nel dettaglio quanto aumenterà lo stipendio dei dipendenti pubblici del comparto Funzioni centrali e quali sono le ultime notizie sul rinnovo.
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Di quanto aumenta lo stipendio
Il rinnovo del contratto per il triennio 2025-2027 porterà nuovi aumenti in busta paga per i dipendenti del comparto Funzioni centrali, ossia i lavoratori di ministeri, Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.
Secondo le tabelle contenute nella bozza di contratto, gli incrementi sullo stipendio tabellare variano in base alla qualifica e possono arrivare, a regime, fino a poco più di 200 euro lordi al mese. Nel dettaglio:
- circa 119,60 euro lordi mensili per gli operatori;
- 125,90 euro per gli assistenti;
- 152,90 euro per i funzionari;
- fino a 208,80 euro per le elevate professionalità.
Va detto poi che parallelamente al rinnovo del contratto delle Funzioni centrali, si è aperto anche il confronto per il nuovo Ccnl del comparto Istruzione e Ricerca, che da solo riguarda una platea molto più ampia: oltre 1,3 milioni di lavoratori, tra docenti, personale Ata, dipendenti delle università, degli enti pubblici di ricerca e dell’alta formazione artistica e musicale. Secondo le prime stime, in questo caso è previsto un incremento medio di circa 143 euro lordi mensili per il personale docente, mentre per il personale Ata l’aumento dovrebbe attestarsi intorno ai 100 euro lordi al mese.
Le cifre ora emerse confermano in larga parte le anticipazioni fornite a Money.it dal presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, che durante la puntata di Money Talks aveva spiegato come le risorse stanziate dal governo consentano un incremento complessivo intorno al 5,4% delle retribuzioni, pari a circa 1,8% annuo. Naddeo aveva inoltre sottolineato che la contrattazione avrebbe poi definito la distribuzione degli aumenti tra stipendio base e trattamento accessorio, ricordando che l’obiettivo è chiudere i rinnovi entro il triennio per ridurre il peso degli arretrati e garantire aumenti più tempestivi.
Aumenti di stipendio insufficienti?
Ricordiamo che gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto del comparto Funzioni centrali non riguardano soltanto i circa 200 mila dipendenti di ministeri, Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, ma rappresentano di fatto un punto di riferimento per l’intero pubblico impiego.
Tradizionalmente, infatti, è proprio da questo rinnovo che si sviluppa la linea contrattuale seguita anche dagli altri comparti, dalla scuola alla sanità fino agli enti locali, sia per quanto riguarda l’entità degli aumenti che per le novità normative su organizzazione del lavoro, smart working e innovazione tecnologica. Non a caso, il nuovo contratto introduce per la prima volta regole specifiche sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, oltre a rafforzare gli strumenti di flessibilità organizzativa: elementi destinati a influenzare anche le future trattative negli altri settori della Pubblica amministrazione.
Allo stesso tempo, però, sta emergendo una prima polemica politica e sindacale. Alcune organizzazioni temono che gli aumenti previsti - pur confermati intorno al 5,4% complessivo nel triennio - possano non essere sufficienti a compensare eventuali nuove spinte inflazionistiche legate allo scenario internazionale.
In particolare, la guerra in Iran rischia di avere effetti rilevanti sui prezzi dell’energia e quindi sull’inflazione, con possibili rincari su carburanti, trasporti e beni di consumo. Alcune stime indicano che in Europa il tasso di inflazione potrebbe superare il 3% nel 2026 se il conflitto dovesse protrarsi, anche a causa del forte aumento dei prezzi del petrolio e del gas .
Proprio questo scenario alimenta il timore che i nuovi stipendi, pur in aumento, possano perdere rapidamente potere d’acquisto, riaprendo il dibattito sulla necessità di meccanismi più efficaci di tutela salariale nel pubblico impiego.
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