Se vivi in affitto potresti avere un rimborso fino a 2.000 euro l’anno

Patrizia Del Pidio

13 Marzo 2026 - 08:17

Per chi vive in affitto è prevista la possibilità di avere un rimborso fino a 2.000 euro l’anno, ma la decisione spetta al datore di lavoro. Vediamo di cosa si tratta.

Se vivi in affitto potresti avere un rimborso fino a 2.000 euro l’anno

Per chi vive in affitto potrebbe esserci il diritto a un rimborso dei canoni di locazione che arriva fino a 2.000 euro l’anno. Chi ha diritto a questo beneficio e di cosa si tratta? Il beneficio non è erogato automaticamente a tutti i contribuenti, ma è riservato esclusivamente ai lavoratori dipendenti del settore privato. Non è una novità assoluta, visto che si tratta della misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata dalla Legge di Bilancio 2025 che prevede l’ampliamento del limite esentasse dei fringe benefit e l’inclusione tra gli stessi di molte voci di spesa.

Dal 2024 tra i fringe benefit che il datore di lavoro può riconoscere ai propri dipendenti, oltre al telefono aziendale, ai buoni pasto, rientra anche il rimborso del canone di affitto fino a 1.000 euro l’anno. Il limite è aumentato a 2.000 euro se il dipendente ha figli a carico. Analizziamo nel dettaglio i requisiti e le modalità per accedere a questa misura.

L’affitto nei fringe benefit

I fringe benefit sono normati dal comma 3 dell’articolo 51 del Tuir che prevede che il datore di lavoro può erogare ai propri dipendenti beni e servizi che non concorrono alla formazione del reddito imponibile fino al valore di 258,23 euro l’anno. Gli importi erogati sottoforma di fringe benefit sono esenti da contributi INPS e tasse IRPEF sia per il dipendente che per l’azienda.

I fringe benefit, prima dell’intervento normativo del 2024, potevano comprendere buoni carburante, buoni pasto, auto aziendale, telefono, abitazione, polizze assicurative ecc…

In precedenza, come si può notare, non si trattava mai di erogazioni in denaro, ma appunto di beni o servizi che servivano a incrementare la retribuzione del dipendente.

Con la Manovra 2024 il limite massimo dei fringe benefit è stato aumentato a 1.000 euro (2.000 euro per dipendenti con figli a carico) e tra i benefici riconosciuti dal datore di lavoro sono stati compresi anche importi in denaro per il rimborso di spese sostenute per gli interessi passivi del mutuo, bollette delle utenze domestiche e canone di affitto.
La novità, che inizialmente era stata prevista solo per il 2024, è stata riconfermata anche per triennio 2025/2027.

Rimborso di 2.000 euro sull’affitto

Anche per il 2026, quindi, al lavoratore dipendente può essere riconosciuto come fringe benefit il rimborso parziale dell’affitto dell’abitazione principale fino a 1.000 euro l’anno o fino a 2.000 euro nel caso abbia figli a carico.

Per il riconoscimento del fringe benefit è essenziale la nozione di “prima casa” o abitazione principale, ovvero quella in cui il dipendente ha stabilito la propria residenza.

L’immobile per il quale si richiede al datore di lavoro il rimborso dell’affitto fino a 2.000 euro deve essere:

  • un immobile residenziale;
  • deve essere preso in affitto dal dipendente o da un suo familiare;
  • il dipendente deve avere stabilito in esso la propria residenza e deve utilizzarlo come dimora abituale.

Per quali spese di affitto si può avere il rimborso da parte del datore di lavoro? Il rimborso spetta per i canoni di locazione mensili che si pagano, il contratto di affitto deve essere regolarmente registrato e da esso deve risultare il canone di affitto che si paga. Il rimborso, inoltre, può essere richiesto solo per i canoni già pagati.

Va sottolineato che i fringe benefit non sono obbligatori per il datore di lavoro e, di conseguenza, il rimborso dell’affitto non spetta a chiunque sia un lavoratore dipendente che vive in una casa in locazione. Deve essere volontà del datore di lavoro di riconoscere il beneficio e non un diritto del lavoratore. In ogni caso il dipendente deve consegnare al datore di lavoro una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti il possesso dei requisiti, per sollevare l’azienda da responsabilità in caso di controlli.

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