Busta paga, da maggio arrivano due nuovi bonus

Simone Micocci

13 Aprile 2026 - 13:03

Sono iniziati i lavori per il cosiddetto Decreto del Primo maggio, all’interno del quale figurano due nuovi bonus in busta paga. Ecco quali lavoratori ne saranno interessati.

Busta paga, da maggio arrivano due nuovi bonus

Attenzione, novità in busta paga: da maggio dovrebbero arrivare due nuovi bonus sullo stipendio dei lavoratori. A prevederlo è il nuovo decreto 1 maggio, che ormai rappresenta una sorta di tradizione per il governo Meloni, all’interno del quale ci saranno diverse misure volte a sostenere i lavoratori, in particolare il loro potere d’acquisto.

Nel dettaglio, le iniziative oggetto di menzione sono due: da una parte il potenziamento dei fringe benefit, incrementando ulteriormente la soglia di esenzione oltre quanto già fatto dalle manovre di questi anni, dall’altra la previsione di una sorta di anticipo automatico del rinnovo di contratto in tutti quei casi in cui il Ccnl di riferimento risulti essere scaduto da mesi.

Due misure che quindi muovono su due binari differenti, ma con la stessa finalità: facilitare e incentivare gli aumenti di stipendio, così da rendere più pesante la busta paga e sostenere il potere d’acquisto delle famiglie. Scopriamolo nel dettaglio in che modo potrebbero incidere sulle retribuzioni.

Fringe benefit, aumento a 3.000 euro per la soglia di esenzione?

Partiamo dalle novità che il decreto 1 maggio dovrebbe introdurre lato fringe benefit, dando così al datore di lavoro uno spazio più ampio per riconoscere aumenti di stipendio, attraverso servizi o rimborsi spese, detassati e non strutturali.

Nel dettaglio, oggi i fringe benefit vengono così detassati:

  • entro 1.000 euro l’anno per i lavoratori senza figli a carico;
  • 2.000 euro l’anno per chi ha almeno due figli a carico.

Nel decreto 1° maggio il limite viene portato a 3.000 euro: non è chiaro però se per tutti i lavoratori o solamente per quelli con figli. Altro aspetto da chiarire con un successivo decreto attuativo, è quello riferito ai beni e servizi che rientrano nell’ulteriore soglia di esenzione.

Ricordiamo che a oggi con i fringe benefit possono essere detassati una serie di beni e servizi che rientrano nel cosiddetto welfare aziendale e che, entro le soglie previste, non concorrono alla formazione del reddito. Tra i fringe benefit più diffusi ci sono, ad esempio, il telefono e il Pc aziendale, l’auto aziendale a uso promiscuo, i buoni pasto, l’abitazione in affitto, ma anche strumenti come l’acquisto di azioni societarie, le polizze di assicurazione sanitaria e i servizi di assistenza per familiari non autosufficienti. Rientrano inoltre le agevolazioni per spese scolastiche e borse di studio.

Negli ultimi anni il perimetro si è ampliato includendo anche i rimborsi per le utenze domestiche- quindi luce, gas e acqua - e, più di recente, anche quelli legati all’affitto e al mutuo. Va invece ricordato che non rientra più tra i fringe benefit il bonus benzina da 200 euro, che negli anni scorsi aveva rappresentato una misura autonoma e temporanea.

È proprio su questo insieme di strumenti che potrebbe incidere l’eventuale innalzamento della soglia a 3.000 euro: un cambiamento che, se confermato e chiarito nei dettagli attuativi, amplierebbe in modo significativo lo spazio per riconoscere componenti aggiuntive della retribuzione in forma detassata, rendendo i fringe benefit ancora più centrali nelle politiche retributive delle aziende.

Nuovo bonus se il Ccnl è scaduto

Il governo Meloni ha più volte ribadito che l’Italia non ha la necessità di introdurre un salario minimo legale, alla luce dell’ampia copertura della contrattazione collettiva, ritenuta già sufficiente a tutelare i lavoratori e a garantire, nella maggior parte dei casi, retribuzioni superiori ai 9 euro orari proposti come soglia minima.

Tuttavia, la contrattazione collettiva ha un problema: il ritardo nel rinnovo. In molti settori, infatti, i contratti risultano essere scaduti e per questa ragione si sta cercando un modo per incentivare i rinnovi.

In questa cornice si colloca una nuova indennità presente, almeno per adesso, nel testo del decreto 1 maggio.

Il cuore della bozza è proprio il rafforzamento della contrattazione collettiva, con l’obiettivo dichiarato di stimolare il rinnovo dei contratti. Per la prima volta, infatti, verrebbe introdotta per legge una “indennità provvisoria della retribuzione”, destinata ai lavoratori dipendenti del settore privato nei casi in cui il contratto collettivo sia scaduto da tempo senza essere rinnovato.

Nel dettaglio, dopo 6 mesi dalla scadenza del Ccnl scatterebbe un’integrazione pari al 30% del tasso di inflazione programmato. Se il ritardo si prolunga ulteriormente, dopo 12 mesi l’indennità salirebbe al 60%, aumentando così la pressione sulle imprese affinché si arrivi rapidamente alla firma del nuovo accordo.

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