Non solo ferie: prima del periodo delle vacanze il Portogallo riconosce un extra a tutti i lavoratori.
Quante volte capita di guardare la busta paga e accorgersi di aver maturato molti giorni di ferie, magari difficili da smaltire entro l’anno? Il problema è che in Italia le ferie non godute, salvo casi particolari, non possono essere monetizzate se non alla fine del rapporto di lavoro.
Per chi resta a lungo nella stessa azienda, quindi, l’eventuale pagamento delle ferie residue può arrivare con molto ritardo, quando ormai il diritto al riposo non è stato esercitato.
Ma d’altronde le ferie rappresentano un diritto irrinunciabile del lavoratore, pensato per garantire il recupero delle energie, la tutela della salute psicofisica e anche la possibilità di coltivare la vita familiare, sociale e personale. Non a caso, anche in altri ordinamenti europei le ferie vengono considerate un istituto fondamentale al fine di assicurare un’adeguata qualità della vita.
Ci sono però Paesi che, oltre a riconoscere il valore del riposo, hanno scelto di affiancare al diritto alle ferie anche un pagamento specifico, così da assicurare al lavoratore una maggiore disponibilità economica proprio nel momento in cui si assenta dal lavoro. Uno degli esempi più interessanti è il Portogallo, dove è previsto il cosiddetto subsídio de férias, spesso definito come una sorta di quattordicesima legata alle ferie.
Vediamo, nel dettaglio, come funziona.
Quanti giorni di ferie maturano in Portogallo
In Portogallo il diritto alle ferie è regolato dal Codice del lavoro e, di norma, ogni lavoratore ha diritto ad almeno 22 giorni lavorativi di ferie all’anno (di fatto più o meno quanti se ne maturano in Italia).
La regola generale prevede che il diritto alle ferie si consolidi il 1° gennaio di ogni anno. Da quel momento il lavoratore può programmare il periodo di riposo, che deve essere definito normalmente entro il 15 aprile. Se non godute entro l’anno di riferimento, le ferie possono essere fruite anche entro il 30 aprile dell’anno successivo, ma solo in presenza di accordo con il datore di lavoro o in casi particolari, ad esempio quando il lavoratore voglia trascorrere le ferie con un familiare residente all’estero.
Diverso è il caso del primo anno di contratto. In questa ipotesi il lavoratore matura 2 giorni lavorativi di ferie per ogni mese completo di lavoro, fino a un massimo di 20 giorni. Le ferie possono però essere godute soltanto dopo 6 mesi di contratto; se l’anno solare termina prima che sia trascorso il semestre, il riposo può essere fruito entro il 30 giugno dell’anno successivo.
Per i contratti di durata inferiore a 6 mesi, invece, il lavoratore matura sempre 2 giorni lavorativi di ferie per ogni mese completo, da utilizzare di norma subito prima della cessazione del rapporto, salvo diverso accordo con il datore di lavoro.
In Portogallo i giorni di ferie te li pagano di più
Come anticipato, la particolarità del Portogallo sta nel fatto che il periodo di riposo viene accompagnato da un pagamento aggiuntivo.
Nel dettaglio, quando il lavoratore va in ferie continua a essere pagato come se fosse regolarmente in servizio e nel frattempo riceve anche un importo extra, generalmente pari a un altro stipendio.
La differenza con l’Italia è evidente visto che da noi la quattordicesima non è prevista per tutti i lavoratori, ma soltanto per chi rientra nei settori e nei contratti collettivi che la riconoscono, come ad esempio commercio, turismo o alcuni comparti del terziario.
In Portogallo, invece, il sussidio ferie è un diritto più generalizzato: spetta a tutti i lavoratori dipendenti, compresi i dipendenti pubblici, mentre ne restano esclusi i lavoratori autonomi.
Come si calcola?
Più specificatamente, il subsídio de férias portoghese viene calcolato partendo dalla retribuzione ordinaria del lavoratore. Nei contratti in essere da più di un anno, di fatto, l’importo corrisponde a una mensilità aggiuntiva: se un lavoratore ha uno stipendio base di 1.200 euro, anche il sussidio ferie sarà generalmente pari a 1.200 euro.
Nel calcolo non rientra soltanto lo stipendio base, ma anche alcune componenti retributive regolari legate al modo in cui viene svolto il lavoro, come ad esempio le maggiorazioni per lavoro notturno, su turni, straordinario, esonero dall’orario o anzianità. Restano invece esclusi elementi come buoni pasto, rimborsi per trasporto, indennità di rappresentanza, diarie, premi, gratifiche e commissioni, perché non sono considerati parte della retribuzione ordinaria legata alle ferie.
La regola cambia nel primo anno di assunzione, quando il lavoratore matura 2 giorni di ferie per ogni mese completo di lavoro, fino a un massimo di 20 giorni. In questo caso il sussidio è proporzionato ai giorni effettivamente maturati. La formula indicata è questa:
retribuzione oraria × ore giornaliere di lavoro × giorni di ferie maturati
Va ricordato, infine, che, come la nostra quattordicesima, anche questo importo è soggetto a trattenute fiscali e contributive, quindi a imposte e contributi previdenziali.
Quando viene pagato?
Concludiamo facendo chiarezza su quando è previsto il pagamento. La regola generale prevede l’arrivo in favore dei lavoratori prima dell’inizio del periodo di ferie. Quindi, se il lavoratore prende tutte le ferie ad agosto, l’importo dovrebbe essere riconosciuto nella busta paga precedente, ad esempio a luglio.
Se invece le ferie vengono divise in più periodi, anche il pagamento può essere proporzionato. Ad esempio, chi utilizza metà ferie a maggio e l’altra metà a ottobre può ricevere metà sussidio prima del primo periodo di ferie e l’altra metà prima del secondo.
Va detto però che nella pratica molte aziende scelgono di pagarlo in un’unica soluzione, spesso giugno o luglio, proprio perché il sussidio ferie è tradizionalmente associato alle vacanze estive. Per i dipendenti pubblici, invece, il pagamento avviene generalmente per intero a giugno.
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