Lamborghini è la migliore azienda in cui lavorare secondo gli italiani

P. F.

19 Maggio 2026 - 09:27

Lamborghini è il datore di lavoro ideale degli italiani secondo la classifica Randstad 2026, con il 79,8% delle preferenze: ha sorpassato Ferrero, vincitrice del 2025 con un punteggio di 68,5%.

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Lamborghini conquista il vertice del Randstad Employer Brand Research 2026 con il 79,8% delle preferenze, scalzando Ferrero che nell’edizione 2025 si era aggiudicata il titolo di datore di lavoro ideale per gli italiani con il 68,5%. La premiazione si è tenuta lunedì 18 maggio nella sede storica del gruppo a Sant’Agata Bolognese, dove sono stati anche presentati i risultati dell’indagine condotta dall’istituto Kantar su un campione di 7.170 persone tra i 18 e i 64 anni in Italia.

Il risultato della casa emiliana, che da alcuni anni sperimenta una organizzazione del lavoro basata su flessibilità e sostenibilità, conferma la traiettoria di crescita avviata negli ultimi anni nelle classifiche di attrattività occupazionale. Douglas Arrighi Pereira, Chief People, Culture and Organization Officer della società, ha commentato così il riconoscimento:

“Per creare le condizioni affinché ciascuno possa esprimere il proprio potenziale, contribuendo a un’organizzazione agile, motivata e capace di affrontare le sfide del futuro. Sappiamo che questo percorso richiede impegno costante e capacità di evolvere. Essere riconosciuti come datore di lavoro ideale in Italia rafforza la nostra responsabilità nel continuare a operare con coerenza, attenzione alle persone e senso di responsabilità condivisa”.

Lamborghini supera Ferrero: dal podio di settore al primo posto assoluto

Nell’edizione 2025 della stessa ricerca, presentata a giugno dello scorso anno, Ferrero aveva ottenuto il riconoscimento di datore di lavoro ideale degli italiani con il 68,5% di preferenze, mentre Lamborghini era stata premiata come azienda più attrattiva nel settore automotive. La progressione registrata in dodici mesi vale oltre 11 punti percentuali rispetto al vincitore precedente e segna un cambio al vertice in un’edizione caratterizzata anche da una riconfigurazione delle priorità dei lavoratori italiani.

I risultati del 2026 derivano da un’indagine globale che ha coinvolto 171.000 rispondenti e 6.400 aziende in 34 Paesi. In Italia la rilevazione ha riguardato il giudizio espresso su 150 datori di lavoro selezionati in base al numero di dipendenti, attraverso un sondaggio in cui nessuna azienda può iscriversi volontariamente.

Lo stipendio torna in cima dopo dieci anni

La novità di rilievo della ricerca riguarda i fattori che orientano la scelta del datore di lavoro. Per il 59% degli italiani la retribuzione è oggi l’elemento più importante, davanti all’atmosfera lavorativa piacevole (57%) e all’equilibrio tra vita privata e professione (56%). Seguono la sicurezza del posto (54%) e le opportunità di carriera (51%). Lo stipendio torna così al primo posto dopo dieci anni in cui a guidare le preferenze erano stati i cosiddetti “soft factors”, elementi qualitativi legati al benessere e all’ambiente, in un riallineamento che il rapporto collega all’impatto dell’inflazione e all’erosione del potere d’acquisto.

Lo stesso fattore retributivo è anche la prima causa di dimissioni, indicata dal 44% degli intervistati, davanti alla mancanza di prospettive di crescita (33%) e alla difficoltà nel conciliare vita e lavoro (33%). Il 22% dei lavoratori italiani dichiara di voler cambiare azienda entro sei mesi, in lieve calo rispetto al 23% del 2025, mentre il 12% ha già cambiato impiego negli ultimi sei mesi, contro il 13% dell’anno precedente. La forbice generazionale resta ampia: il 26% della Generazione Z prevede di lasciare il proprio posto entro sei mesi, contro appena il 9% dei Baby Boomers.

Marco Ceresa, Group CEO di Randstad, ha letto così i risultati:

“In Italia la scelta del datore di lavoro ideale è guidata da un mix di fattori strettamente correlati tra loro. Quest’anno la retribuzione si è affermata come il driver prioritario, certamente influenzato dall’incertezza economica e dall’inflazione, ma seguito da vicino da atmosfera lavorativa, work life balance, sicurezza del posto di lavoro e opportunità di carriera. Gli italiani valutano i potenziali datori di lavoro in modo olistico, senza limitarsi a un singolo elemento dominante. Tuttavia, nell’analisi emerge che le aziende ottengono risultati ancora migliorabili proprio su alcuni dei fattori più rilevanti. È un segnale chiaro per le organizzazioni: devono esaminare con cura il proprio employer branding per definire strategie più incisive di attraction e retention dei talenti”.

I comparti più ambiti dagli italiani

Oltre al riconoscimento generale, l’edizione 2026 ha assegnato premi specifici per ciascun comparto. Ferrero resta l’azienda più attrattiva nei beni di largo consumo, Gruppo Mondadori nei media, l’Istituto Europeo di Oncologia nella sanità, Brembo nella componentistica automotive, Leonardo nell’industria aeronautica, Sanofi nel farmaceutico, ABB nell’elettronica e IBM nell’ICT.

Sul fronte dei settori più ambiti, in cima alle preferenze degli italiani si conferma l’industria aeronautica con il 77%, seguita dall’ICT (75,9%) e dall’automotive (75,7%). Più staccati l’elettronica (75,58%), i media (75,55%), la sanità (75,45%), il farmaceutico (75,42%), i beni di largo consumo (75,22%), la componentistica automotive (74,90%) e l’industria metallurgica (74,9%). Le differenze tra settori restano contenute, segno di una competizione per l’attrazione dei talenti che si gioca sempre più in modo trasversale.

Sul versante dei benefit accessori, circa tre quarti dei lavoratori li considera molto importanti: in particolare quelli previdenziali e di sicurezza finanziaria (81%), quelli legati a flessibilità e stile di vita (80%) e quelli per salute e benessere (80%).