Bonus benzina e diesel 2026, ecco cosa ti spetta subito con il rialzo dei prezzi

Simone Micocci

11 Marzo 2026 - 14:05

Bonus benzina e diesel 2026: ecco quali aiuti ci sono contro il caro carburante. Oggi si possono usare i fringe benefit fino a 2.000 euro, ma attenzione alle novità per la Carta dedicata a te.

Bonus benzina e diesel 2026, ecco cosa ti spetta subito con il rialzo dei prezzi

Il prezzo dei carburanti è in aumento e quello del diesel, in particolare, cresce persino più della benzina, ribaltando la convinzione secondo cui sarebbe normalmente più economico. Ma cosa si può fare per far fronte ai rincari alla pompa? Esistono bonus benzina e diesel a sostegno degli italiani?

Va detto che oggi l’elenco delle agevolazioni richiedibili per affrontare le spese di benzina e diesel è piuttosto limitato. Una misura, tuttavia, esiste, anche se la sua erogazione è rimessa alla libera scelta dei datori di lavoro. Seguendo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, infatti, le spese per carburante possono rientrare nel più ampio ambito dei fringe benefit che anche quest’anno risultano detassati entro una determinata soglia, variabile, a seconda della presenza o meno di figli a carico, da 1.000 a 2.000 euro annui.

In attesa di eventuali sconti sul carburante che potrebbero arrivare con un possibile taglio delle accise mobili, questa rappresenta di fatto l’unica forma di “bonus benzina e diesel” prevista dal nostro ordinamento.

Attenzione però: l’erogazione da parte del datore di lavoro deve rispettare specifiche regole. Vediamo quali.

Quando benzina e diesel rientrano nei fringe benefit

Quando si parla di fringe benefit si fa riferimento a quei beni e servizi che rientrano nel cosiddetto welfare aziendale: forme di compenso alternative alla retribuzione, che si aggiungono allo stipendio con l’obiettivo di rendere più attrattiva e competitiva l’offerta complessiva proposta dall’azienda ai propri dipendenti.

Negli ultimi anni i governi hanno puntato molto sulla detassazione di questi strumenti, ampliando le soglie entro le quali non si applicano imposte né contributi aggiuntivi. In questo modo, laddove non ci siano margini per un aumento strutturale della retribuzione, il datore di lavoro può comunque riconoscere un vantaggio economico al lavoratore attraverso benefit meno vincolanti dal punto di vista fiscale e contributivo.

Attualmente la soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit è fissata a 1.000 euro annui per i lavoratori senza figli a carico e a 2.000 euro per chi ha almeno un figlio fiscalmente a carico. Entro questi limiti, i benefit concessi non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Tra le spese che possono essere rimborsate o sostenute direttamente dal datore di lavoro rientrano anche quelle per le utenze domestiche di luce e gas, per una sorta quindi di bonus bollette, una possibilità particolarmente rilevante in un contesto di forte volatilità dei prezzi energetici e di tensioni geopolitiche che potrebbero incidere ulteriormente sui costi.

È importante però chiarire che non esiste più il cosiddetto “bonus benzina da 200 euro” introdotto in via straordinaria negli anni scorsi, che consentiva al datore di lavoro di rimborsare le spese di carburante sostenute dal dipendente beneficiando di una specifica agevolazione fiscale separata dai fringe benefit ordinari.

Ciò non significa però che non sia possibile utilizzare il meccanismo dei fringe benefit per coprire anche le spese legate ai carburanti. Tra i beni e servizi che possono rientrare nel welfare aziendale figurano infatti le carte carburante o i buoni benzina, che l’azienda può assegnare ai lavoratori per contribuire al costo dei rifornimenti di benzina o diesel. Serve quindi che il rifornimento venga effettuato direttamente attraverso questa forma di pagamento per poter rientrare nel bonus, in quanto non sono previste forme di rimborso successive.

Affinché tali strumenti mantengano il vantaggio fiscale, è però fondamentale non superare le soglie di esenzione previste (1.000 o 2.000 euro). In caso contrario, la normativa stabilisce che l’intero importo dei fringe benefit diventa imponibile, e non soltanto la parte eccedente. Questo significa che il lavoratore si troverebbe a pagare tasse e contributi sull’intero valore dei benefit ricevuti, con una conseguente riduzione del vantaggio economico.

Bonus benzina con la Carta dedicata a te 2026?

Ci sono invece maggiori dubbi su ciò che potrebbe accadere quest’anno con la Carta dedicata a te, la misura che il governo mette a disposizione delle famiglie con almeno tre componenti che non siano già beneficiarie di altri sostegni al reddito, come ad esempio l’Assegno di inclusione.

Dopo una serie di rinnovi senza particolari modifiche, infatti, lo scorso anno l’esecutivo ha limitato l’utilizzo dei 500 euro della carta esclusivamente all’acquisto di beni alimentari, eliminando di fatto la possibilità di usarla anche per il rifornimento di carburante o per l’acquisto di abbonamenti ai mezzi pubblici.

D’altronde, con benzina e diesel in forte ribasso, non c’erano particolari motivi per proseguire su questa strada. Oggi però le esigenze potrebbero essere diverse: l’aumento dei prezzi alla pompa potrebbe infatti portare il governo a rivedere le priorità di intervento.

Il tempo per decidere non manca, dal momento che le modalità di utilizzo della Carta dedicata a te per il 2026 saranno definite da un apposito decreto attuativo ancora in fase di elaborazione. Le tempistiche, salvo sorprese, non dovrebbero discostarsi da quelle degli anni passati, con l’attesa quindi orientata verso il mese di luglio 2026.

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