Bonus bollette e mutuo 2026, come avere fino a 2.000 euro

Patrizia Del Pidio

20 Gennaio 2026 - 16:46

Anche nel 2026 spetta un bonus bollette e mutuo che può arrivare fino a 2.000 euro per chi ha figli. Vediamo a chi spetta e come averlo.

Bonus bollette e mutuo 2026, come avere fino a 2.000 euro

Bonus bollette e mutuo che arriva fino a 2.000 euro nel 2026, di cosa si tratta e chi può averlo? Il beneficio è stato lasciato inalterato dalla Legge di Bilancio 2026 e, quindi, se ne potrà fruire anche quest’anno. Si tratta di un rimborso della spesa sostenuta per il pagamento delle bollette e del mutuo, ma per chi vive in affitto potrebbe comprendere anche il rimborso dei canoni di locazione pagati.

Il bonus rientra nei fringe benefit che possono essere riconosciuti ai lavoratori dipendenti dalla propria azienda. Rispetto allo scorso anno rimangono inalterati sia i limiti del beneficio, sia le spese che possono essere agevolate. Il rimborso, che avviene direttamente in busta paga, però, è a discrezione del datore di lavoro. Vediamo come funziona nel 2026 e chi può avere questo bonus.

Bonus 2.000 euro bollette e mutuo

La soglia massima del rimborso è di 1.000 euro per la generalità dei lavoratori, ma per i dipendenti che hanno figli a carico è innalzata a 2.000 euro. Si tratta della soglia esentasse dei fringe benefit che l’azienda può erogare ai dipendenti; per il 2026 la misura include inoltre il rimborso delle bollette di utenze domestiche (luce, gas e acqua), gli interessi passivi pagati alla banca per il mutuo acceso per l’acquisto della casa e il canone di locazione per chi vive in affitto.

La struttura dei fringe benefit non è stata modificata e, pertanto, l’eventuale rimborso di mutuo, bollette e affitto rimane escluso dal calcolo del reddito imponibile. Il bonus bollette e mutuo che può arrivare fino a 2.000 euro è riservato soltanto ai dipendenti e solo qualora il datore di lavoro decida di riconoscerlo.

Bonus bollette e mutuo si cumula con altri fringe benefit

Il rimborso per mutuo e bollette, come abbiamo detto, per non essere conteggiato nel reddito imponibile deve essere nel limite di 1.000 euro, soglia elevata a 2.000 euro in presenza di figli fiscalmente a carico. Si tratta, però, di un rimborso che, come chiarito, rientra nei fringe benefit e nel raggiungimento del limite si devono conteggiare anche altri eventuali benefici concessi dall’azienda al dipendente.

A chi spetta il bonus? Qualora l’azienda sia intenzionata a riconoscere il bonus fino a 2.000 euro è necessario che:

  • per il mutuo è necessario che sia stato acceso per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione della casa, prescindere dal fatto che si tratti della prima o della seconda casa. Si ha diritto al rimborso anche in caso di mutuo cointestato, ma solo per la quota di interessi passivi versata dal dipendente (da calcolare sulla quota di intestazione del mutuo). Il rimborso spetta anche se il mutuo dell’abitazione principale è intestato, invece che al dipendente, al coniuge o a un familiare del lavoratore, ma in questo caso è necessario avere la residenza nell’immobile e sostenere effettivamente il pagamento delle rate del mutuo;
  • per le bollette si devono riferire alle utenze domestiche dell’immobile detenuto o posseduto dal lavoratore, dal coniuge o dai familiari del lavoratore stesso. Non è necessario che nell’immobile sia stata trasferita la residenza, ma deve essere sostenuta effettivamente la spesa. Rientrano nel rimborso anche le eventuali bollette del condominio, ma solo per la quota che è a carico del lavoratore.

Bonus a discrezione del datore di lavoro

L’erogazione del bonus è sempre a discrezione del datore di lavoro e, quindi, non spetta sempre e comunque al dipendente. Per averlo, in ogni caso, è necessario presentare la richiesta di rimborso tramite un’autocertificazione che il dipendente consegna all’ufficio del personale, specificando di non aver già ricevuto lo stesso rimborso da altri datori di lavoro.

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