Tutti i commenti dell’FMI sulle misure attivate dal governo Meloni. La pagella arrivata da Washington, con tanto di allarme sul debito e moniti vari.
L’FMI (Fondo Monetario Internazionale) bacchetta di nuovo l’Italia.
No alle misure contro il caro energia attivate dal governo Meloni per attenuare gli impatti della guerra USA-Iran sui bilanci di imprese e famiglie.
E il debito pubblico rimane troppo alto.
FMI bacchetta taglio accise su diesel e benzina deciso da Meloni. Al suo posto altre misure
È tutto scritto nell’Article IV dell’FMI dedicato all’Italia, stilato a seguito della missione avviata dall’istituzione nel Paese.
Oltre a criticare gli interventi lanciati dal governo Meloni, il Fondo ha presentato alternative a suo avviso più valide per risolvere il problema del caro energia:
“ Il recente taglio generalizzato delle accise su diesel e benzina, attuato per attutire l’impatto dello shock dovrebbe essere sostituito da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili ”, ha ammonito l’FMI.
La riduzione delle accise, è stato infatti spiegato, è un intervento che va a favore di tutte le fasce di reddito della popolazione, aiutando dunque ricchi e poveri, quando sarebbe necessario tutelare soprattutto chi è davvero in difficoltà ad arrivare a fine mese, per l’appunto le famiglie più vulnerabili.
E questo perché tagli delle accise su diesel e benzina per tutti sono manovre di politica fiscale espansiva che, per l’FMI, l’Italia non potrebbe permettersi di attuare in modo eccessivo, vista la necessità di limare il proprio debito.
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Di fatto, si legge nel testo dell’FMI, “le misure volte a mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere neutrali rispetto al bilancio, temporanee, ben mirate e non smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici”.
Avvertimento anche per quanto riguarda le spese per la difesa: Ogni nuovo tipo di spesa, ammonisce il Fondo Monetario Internazionale “compresa quella per la difesa, dovrebbe essere interamente compensata per salvaguardare la sostenibilità fiscale ”, dunque per evitare che il debito pubblico lieviti ulteriormente.
Certo, l’FMI ammette che l’Italia di Meloni ha avviato un “continuo risanamento dei conti pubblici”, in questo modo rafforzando “ la fiducia dei mercati ”.
Il nodo cruciale, tuttavia, rimane: “ il debito pubblico resta elevato ”.
Il consiglio dunque è di aggiustare i conti pubblici in modo “più anticipato”. Come?
Per il Fondo, facendo leva “su un ampliamento della base imponibile, un miglioramento della disciplina fiscale”.
Ancora: “miglioramenti sull’efficienza della spesa aiuterebbero a ripristinare margini di bilancio a migliorare la resilienza ”.
La raccomandazione all’Italia, che secondo gli esperti del Fondo fa fronte all’aumento dei rischi al ribasso per la crescita del PIL , non lascia così spazio a dubbi:
“È essenziale continuare ad attuare riforme che rafforzino la crescita della produttività e supportino la riduzione del debito pubblico. Progressi decisivi sulle riforme, assieme a un rafforzamento del mercato unico, aiuterebbero a sostenere la crescita delle imprese, a rafforzare l’approvvigionamento di manodopera, a migliorare l’innovazione e la sicurezza energetica”.
Nuovo allarme FMI sull’Italia. Ma Giorgetti e Unimpresa non ci stanno
Pronta la reazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che commenta soprattutto l’osservazione fatta dal Fondo sul debito dell’Italia:
“Noi sappiamo che il debito è alto, non mi sembra una novità. Quando finiremo di pagare le rate del passato, come voi sapete, naturalmente riscenderà, questo è il motivo per cui siamo così attenti nella gestione della finanza pubblica”.
Il riferimento di Giorgetti è alla zavorra sui conti pubblici che si chiama tuttora Superbonus.
Non condivide i moniti dell’FMI anche il Centro Studi di Unimpresa, che ricorda tra le altre cose le previsioni del Fondo sulla crescita del PIL italiano:
“Le previsioni dell’Article IV del Fondo Monetario Internazionale, che stimano per l’Italia una crescita del PIL reale dello 0,5% fino al 2027 e segnalano il debito pubblico come fattore di rischio strutturale, non tengono conto della traiettoria di risanamento in atto nei conti pubblici italiani, né del giudizio che i mercati finanziari internazionali stanno esprimendo in tempo reale sul profilo di rischio del Paese, raccontando una storia diversa”.
Nello specifico, riguardo al debito, secondo Unimpresa “ l’FMI isola il dato stock - 137% del PIL a fine 2025 - senza valorizzare adeguatamente i fattori che ne determinano la dinamica futura”.
Inoltre, il saldo primario dell’Italia “è tornato positivo: +0,7% del PIL nel 2025, in miglioramento rispetto al +0,4% del 2024” e “ il deficit si è ridotto al 3,1% per il secondo anno consecutivo al di sotto degli obiettivi iniziali, con una traiettoria attesa al 2,9% nel 2026”.
E dunque è piccata la reazione del Presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
“C’è qualcosa di paradossale nel modo in cui le istituzioni finanziarie internazionali continuano a raccontare l’Italia. L’Article IV del Fondo Monetario Internazionale pubblicato oggi non fa eccezione: crescita ’modesta’, debito ’troppo elevato’, dinamica ’vulnerabile’. Un copione che si ripete con tale regolarità da sollevare una domanda legittima: quanto di questo giudizio è analisi aggiornata, e quanto è inerzia narrativa?
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