Sono più sicuri i pagamenti con carta di credito o smartphone?

Emanuela Ceccarelli

5 Giugno 2026 - 16:06

Hai paura di perdere i soldi se perdi il telefono? Scopri perché il mobile payment è più sicuro della carta di credito e come usarlo senza rischi.

Sono più sicuri i pagamenti con carta di credito o smartphone?

Dai biglietti della metro agli snack in ufficio, sempre più persone affidano le proprie transazioni economiche agli smartphone. Pratici e veloci, i wallet digitali stanno soppiantando le carte di pagamento fisiche e l’ormai obsoleto contante.

Se fino a pochi anni fa il portafoglio gonfio di prepagate, carte di credito e banconote era un accessorio irrinunciabile, oggi basta uno smartphone per poter gestire l’intera vita finanziaria. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione silenziosa, spinta da un mondo che ci vuole sempre più pratici e veloci, dove ogni gesto è ridotto al minimo pur di seguire al massimo il mito della produttività.

Tuttavia, una volta appurata l’assoluta praticità dei pagamenti tramite smartphone, viene da chiedersi se siano a tutti gli effetti un’alternativa, altrettanto se non più sicura, rispetto ai pagamenti tramite carte fisiche, siano queste di credito o di debito.

È finita l’era dei contanti?

Nel 2022, GlobalData prevedeva che nel 2030 sarebbe finita l’era dei contanti a favore delle transazioni tramite smartphone o tablet, quelle che in gergo vengono definite mobile payment. L’onnipresenza degli smartphone e la pandemia di Covid-19 hanno accelerato questa transizione, tanto che oggi i portafogli digitali hanno quasi completamente soppiantato il vecchio portafoglio fisico.

Seppur il contante continui a rappresentare una componente significativa dei pagamenti in molti Paesi europei, la tecnologia contactless ha abituato i consumatori alla velocità mentre lo smartphone ha il merito di aver fatto un passo in più: ha trasformato il dispositivo che teniamo in mano tutto il giorno nel nostro terminale di pagamento principale.

In un mondo post-pandemico, ridurre il contatto fisico con dispositivi, banconote e monete è diventata una priorità per molti, accelerando così il processo di pensionamento del contante. L’utilizzo dei mobile wallet sta inoltre soppiantando quello delle carte di pagamento fisiche, offrendo ai fruitori una versatilità mai vista prima. Le app di pagamento mobile sono ormai alla stregua di assistenti personali, oltre a gestire le transazioni economiche danno agli utenti la possibilità di registrare abbonamenti, coupon, biglietti e molto altro ancora. L’utente, con un solo click, ha quindi la possibilità di gestire l’intera sfera economica.

Tuttavia, come spesso accade quando si approccia una nuova tecnologia, il timore di prestare il fianco a truffatori e malintenzionati è forte. “Se mi perdo il telefono, perdo anche i miei soldi?” Per dare una risposta a questa domanda è necessario analizzare la tecnologia che si nasconde dietro ai Wallet digitali.

Perché lo smartphone è più sicuro della carta di credito

Per anni siamo stati abituati a pensare che il ‘fisico’ fosse sinonimo di sicurezza. L’illusione del controllo, data dalla possibilità di poter maneggiare contanti e carte, è ormai tramontata e con il tempo, la vulnerabilità di questi sistemi è emersa senza possibilità di fraintendimenti. Tra furti, clonazioni e deperimento delle carte, le problematiche relative all’utilizzo dei vecchi sistemi di pagamento sono ormai chiare a tutti. Lo smartphone, al contrario, rappresenta una fortezza digitale (quasi) inespugnabile e il motivo risiede in tre pilastri tecnologici che la vecchia carta e i contanti non potranno mai avere.

La Tokenizzazione

Quando paghiamo tramite smartphone, non inviamo il numero della carta o del conto al terminale. Il sistema genera infatti un token, ovvero un codice alfanumerico usa e getta, valido per quella singola transazione. Dunque, anche nel caso in cui un malintenzionato dovesse intercettare i dati di pagamento, si troverebbe tra le mani un codice privo di valore, dunque inutile per qualsiasi altro acquisto.

Biometria

I pagamenti tramite carta di credito sotto una determinata soglia spesso non richiedono autorizzazioni; se la carta finisse nelle mani sbagliate, chiunque potrebbe usarla. Lo smartphone, al contrario, non ammette intrusioni: i pagamenti partono solo dopo il riconoscimento facciale (Face ID), l’impronta digitale o l’inserimento di un codice sbloccabile solo dal possessore del dispositivo.

Kill-switch istantaneo

Tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati assaliti dal timore di aver perso la carta di credito. Uno scenario da incubo che, oltre all’impossibilità di effettuare pagamenti, apre le porte a una trafila infinita: chiamare la banca, restare in attesa, sperare di riuscire a bloccare la carta in tempo prima che i malintenzionati svuotino il plafond.

La perdita dello smartphone permette, al contrario, una gestione più rapida. Grazie a sistemi di geolocalizzazione come Trova il mio iPhone o Trova il mio dispositivo di Google, è possibile cancellare da remoto ogni traccia dei propri pagamenti. Insomma, con pochi semplici click è possibile trasformare il proprio dispositivo in un ‘giocattolo’ inutile per chiunque lo abbia rubato.

Tuttavia, è bene sottolineare che l’efficacia di questa soluzione dipende da condizioni ben precise: lo smartphone deve essere acceso e con connessione attiva, oltre a essere correttamente configurato per rispondere agli input dei servizi di sicurezza. In caso contrario, oltre all’acquisto di un nuovo dispositivo si dovrà procedere a bloccare carte e conti, così da limitare i danni.

I rischi dei pagamenti digitali: non esiste sicurezza assoluta

I pagamenti digitali, seppur non sembrano avere rivali sul piano fisico, non offrono una copertura completa dai rischi informatici. Il problema principale è il phishing, con cui gli utenti vengono indotti a fornire credenziali o codici di accesso, permettendo così ai criminali di entrare nei wallet o nei conti collegati. Un ulteriore rischio riguarda la compromissione degli account digitali: email, app bancarie e servizi cloud, sono spesso collegati tra loro, quindi una violazione di uno di questi comparti potrebbe scatenare una reazione a catena.

C’è poi la dipendenza tecnologica, che rende i pagamenti impossibili senza batteria, connessione o dispositivi funzionanti. Infine, resta il tema degli ecosistemi chiusi, dove la sicurezza è alta ma l’utente dipende interamente da piattaforme come Apple o Google.

Se è vero che “fatta la legge, scoperto l’inganno” allora è altrettanto vero che i malintenzionati cercheranno sempre di trovare il sistema di aggirare anche il sistema di sicurezza più esclusivo. La protezione totale è un mito da sfatare, tuttavia non bisogna mai dimenticare il fattore umano; il compito di minimizzare i rischi è tutto nelle mani dell’utente, chiamato a mantenere un comportamento vigile e una gestione rigorosa della propria identità finanziaria.