Così fondi europei, università e multinazionali tech stanno riscrivendo le sorti di un territorio a lungo penalizzato.
Napoli è diventata l’epicentro di una rinascita del Mezzogiorno che potrebbe cambiare le sorti dell’intera economia italiana, e forse offrire un modello replicabile in tutta Europa. Lo racconta Bloomberg in un’analisi pubblicata oggi, che mette insieme dati macroeconomici e testimonianze di imprenditori e accademici, accompagnati da un dato in particolare che, fino a pochi anni fa, sarebbe parso quasi inverosimile: la Campania cresce più della Lombardia.
Napoli supera Milano
Secondo Banca d’Italia, nel 2025, l’economia della regione Campania è cresciuta dello 0,9%, superando lo 0,7% registrato nella provincia di Milano e distanziando nettamente la media nazionale ferma allo 0,5%. I dati di Confindustria confermano il trend: il Mezzogiorno corre a un ritmo più sostenuto del resto del Paese da sette anni consecutivi - tra il 2019 e il 2024, il PIL del Sud è aumentato del 7,7%, contro il 5,8% del Centro-Nord.
Il divario strutturale con le regioni settentrionali rimane, sia in termini di disoccupazione che per reddito pro capite e dinamiche demografiche, ma la traiettoria appare invertita. E per un Paese come l’Italia la questione è primaria, per tornare a crescere il contributo del Mezzogiorno è necessario.
La ricetta campana prevede innovazione, università e fondi europei
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, descrive la formula del successo nell’intervista rilasciata a Bloomberg seduto al Caffè Gambrinus, storico ritrovo della cultura napoletana che ha ospitato, tra gli altri, Oscar Wilde ed Ernest Hemingway.
«Napoli sta diventando sempre di più un hub europeo, con i principali player della finanza, del business e del settore bancario che assumono giovani qui. La formula vincente è stata lavorare sull’innovazione e sul rapporto tra imprese, università, ricerca e la possibilità di sviluppare capitale umano per attrarre aziende».
Il progetto poggia sul’afflusso di risorse europee, lo sviluppo di un ecosistema tecnologico d’eccellenza e la capacità dell’Università Federico II , una delle più antiche istituzioni accademiche del mondo, fondata nel XIII secolo con oltre 80.000 studenti iscritti, di fare da cerniera tra ricerca e industria.
Contribuiscono anche le big tech
La presenza delle multinazionali tech in territorio campano non è cosa nuova, ma oggi ha raggiunto un livello mai raggiunto prima. Apple ha aperto la sua Developer Academy nel 2016, un programma di nove mesi, in lingua inglese, che forma studenti in programmazione, design e marketing. Attorno a questa prima testa di ponte si è costruito un intero ecosistema, a partire da una partnership con Nestlé nel settore food & beverage e con Enel nelle soluzioni di nuova energia, fino al Digital Transformation Lab di Cisco (attivo dal 2018, focalizzato su innovazione, cybersicurezza e Internet of Things) e al Cyber Fusion Center di Accenture (2020), che include ricerca in intelligenza artificiale e machine learning.
Deloitte Consulting ha aperto un centro di sviluppo nel 2022, che oggi dà lavoro a circa 700 dipendenti oltre alle attività di formazione. Settori come l’AI, la cybersicurezza e le energie rinnovabili si prestano particolarmente bene a questa geografia perché, a differenza della manifattura tradizionale che ha storicamente favorito il Nord, dipendono soprattutto da talenti, ricerca e università.
Federico II uno dei motori silenziosi dietro questa crescita
Il rettore Matteo Lorito riconosce il ruolo centrale dell’ateneo in questa trasformazione:
«Le academy e le collaborazioni sono solo una parte di quello che facciamo, ma hanno contribuito a creare un circolo virtuoso non solo per i nostri studenti ma per la città».
L’Università Federico II è stata protagonista anche della riqualificazione di Scampia, il quartiere periferico reso tristemente noto al grande pubblico dalla serie televisiva Gomorra. Oggi ospita il nuovo polo medico dell’ateneo ed è diventato uno dei simboli della rinascita urbana di Napoli.
Sul fronte dell’ecosistema imprenditoriale, i risultati si vedono, con Napoli che si classifica seconda solo a Milano per numero di startup. Un rapporto del 2025 del Comune ne censisce 1.515, pari al 12,5% del totale nazionale. Il 21% è attivo in settori come intelligenza artificiale, blockchain e data science; il 65% investe in ricerca e sviluppo; il 23% detiene brevetti o software registrati.
Infrastrutture oltre al mondo tech
Il Sud recupera terreno anche sul piano infrastrutturale, l’UE ha destinato €25 miliardi alle infrastrutture del Mezzogiorno, con la nuova linea ferroviaria ad alta velocità attraverso l’Appennino fino a Bari che è il progetto più ambizioso. Entro il 2028 collegherà le due città in appena due ore, integrandosi con la già esistente Napoli-Roma (percorribile in un’ora) per creare un asse di mobilità di livello europeo.
Ma non solo. Il 40% dei €190 miliardi del PNRR destinati all’Italia affluirà al Sud, pari a circa 76 miliardi.
Attenzione, tuttavia, alle sfide che il 2026 porta con sé, dalle tensioni commerciali globali alle ricadute economiche della guerra in Iran, insieme ai ritardi nell’attuazione di alcune misure pesano tanto sul quadro nazionale quanto su quello regionale.