L’Italia sta per subire il salasso da 12 miliardi l’anno. Indovina chi li paga?

Lorenza Morello

28 Maggio 2026 - 12:12

L’Italia sta per subire il salasso da 12 miliardi l’anno. E tu non sei più ‘vulnerabile’

L’Italia sta per subire il salasso da 12 miliardi l’anno. Indovina chi li paga?

C’è un copione che non cambia mai. Cambiano le crisi, cambiano i governi, ma la sceneggiatura arriva sempre dall’alto, in PDF, con grafici eleganti e tono da medico di famiglia. Diagnosi identica, cura identica: salasso. Solo che stavolta il paziente ha imparato a memoria le battute.

Atto I: L’energia è un lusso, non un diritto
2022. Bollette a 400 euro per un bilocale. I governi mettono tetti, sconti, bonus. Arriva l’FMI: “Aiuti generalizzati? Distorsivi. Drogano il mercato. Costano troppo”. Traduzione: se il gas costa 5x, pagalo 5x. Al massimo ti diamo un’elemosina se il tuo ISEE fa pietà.
La dottrina è chiara: il “segnale di prezzo” deve arrivare. Che tu sia un operaio o una multinazionale, il mercato è democratico: colpisce tutti. Solo che uno ha il jet e l’altro la Panda del 2008. Risultato 2024-2026: via gli sconti, resta il bonus sociale per ISEE sotto 9.530 euro. La classe media scopre che “non vulnerabile” vuol dire “arrangiati”. Eurostat intanto conta: 9,3% delle famiglie UE non scalda casa. Ma vuoi mettere la soddisfazione di aver mandato al mercato un segnale corretto?

Atto II: Il forfettario, quel privilegiato
Ogni Country Report sull’Italia ha il suo momento di indignazione contabile. Tema fisso: “Il forfettario al 15% erode la base imponibile, distorce la concorrenza, disincentiva la crescita”.
Sulla carta ha senso: perché l’idraulico paga 15% e il suo dipendente 23%? Nella realtà, quel 15% tiene in vita 1,8 milioni di partite IVA. Toglilo e hai tre strade: chiudono, imparano a evadere meglio, o si fanno assumere da Glovo. In ogni caso, lo Stato incassa meno.
Ma a Bruxelles leggono le tabelle, non la provincia. Le tabelle dicono che l’Italia perde 1,5 punti di PIL per “tax expenditures”. Quindi il forfettario va “razionalizzato”. Prima lo abbassi da 85k a 65k, poi lo limiti alle startup, poi lo saluti. È il metodo rana bollita: lentamente, così non salti fuori. Il MEF resiste, ma ogni DEF la pressione sale. Perché i numeri non tornano mai, e il forfettario è l’unico bancomat non ancora svuotato.

Atto III: Il Patto di Stabilità, dieta da 12 miliardi l’anno
Nuovo nome, stessa sostanza: rientro. Con la riforma 2024, l’Italia deve tagliare il deficit strutturale dello 0,5% di PIL l’anno per sette anni. Fanno 10-12 miliardi. Ogni dodici mesi.
Dove li prendi? Il manuale è corto:

1. Tagli la spesa. Sanità al 6,2% del PIL, ultima nel G7. Taglia ancora e il Pronto Soccorso lo fai su Zoom.
2. Alzi le tasse. IRPEF già al 43%, IVA al 22%. Resta il sommerso e le agevolazioni. Vedi Atto II.
3. Cresci al 3%. Risate registrate.
La BCE intanto tiene i tassi alti “finché serve”. Ogni punto di PIL in più di interessi sul debito sono 20 miliardi che non vanno in asili, treni, ospedali. Ma l’inflazione è al 2%. Obiettivo raggiunto. Peccato che il pane costi il 30% in più del 2021.

La dottrina: contabilità senza sentimenti
Nessuno a Washington si sveglia pensando “oggi impoverisco gli italiani”. Il meccanismo è più elegante. Tu hai debito al 137% del PIL. Loro hanno investitori da rassicurare. Gli investitori vogliono essere pagati. Per pagarli servono avanzi primari. Per avere avanzi primari incassi più di quanto spendi. È aritmetica.
Se per fare avanzo tagli le pensioni di invalidità, è un numero che migliora. Se fai pagare la bolletta piena a chi prende 1.400 euro, è “riduzione sussidi distorsivi”. Se chiudi il forfettario e mandi a casa 200mila microimprese, è “ampliamento base imponibile”.
È il doppiaggio del potere: in lingua originale suona tecnico. In italiano suona come “stringi la cinghia”. Solo che la cinghia ormai è ai polmoni.

Il nuovo contratto sociale, mai firmato da te
Metti insieme i pezzi e leggi i nuovi termini di servizio dello Stato, versione 2026:

1. Lo Stato non ammortizza più. Il rischio è tuo. Gas, mutuo, lavoro: arrangiati. Noi facciamo un “tavolo”.
2. Le tasse sono per chi non scappa. Multinazionali ottimizzano. Tu, con busta paga o P.IVA, compensi.
3. La crescita è un problema tuo. Se non fatturi, innova. Se fatturi troppo, eri nel forfettario.
4. La responsabilità è accettare il peggio. Lamentarsi è populismo. Chiedere aiuto è assistenzialismo. Pagare e tacere è civismo.

Chiamalo “sostenibilità”. Chiamalo “credibilità sui mercati”. Il risultato è che ogni anno hai un pezzo di welfare in meno e un’ansia in più. Ma lo spread è a 130.

In sintesi, basta imparare il vocabolario. “Riforme strutturali” = tagli. “Sostegno mirato” = tu sei fuori target. “Equità intergenerazionale” = tua figlia in pensione a 72 anni per pagare la tua.

Non è un complotto. È un algoritmo. Input: debito alto. Output: meno spesa, più tasse. Non odia nessuno. Non ama nessuno. Gira e basta. E se finisci negli ingranaggi, il manuale dice che è “aggiustamento necessario”.

L’unica variabile non prevista è che a un certo punto la gente smetta di leggere i report e inizi a contare i soldi a fine mese. Lì la materia smette di essere economica e diventa qualcos’altro. Ma quella FMI e Commissione non la insegnano.

Per ora, mettiti in fila e ringrazia. Ringrazia per il prezzo pieno in bolletta che ti educa al risparmio. Ringrazia per il forfettario che ti toglieranno per farti sentire uguale al dipendente che prendi in giro. Ringrazia per l’ospedale che chiude perché “la spesa sanitaria è rigida”. Ringrazia per lo 0,5% di deficit in meno, che non si mangia ma fa curriculum a Bruxelles.

È il nuovo patriottismo: farsi povero per non disturbare i grafici. Non chiamarla austerity. Chiamala maturità. Hai firmato tu il consenso informato. Con la tessera elettorale.