Perché il diesel costa più della benzina?

Emanuele Di Baldo

11 Marzo 2026 - 13:05

Dalla guerra in Ucraina a quella in Iran, il fil rouge è l’aumento dei prezzi del carburante: ma perché il diesel costa più della benzina? E perché è aumentato così tanto?

Perché il diesel costa più della benzina?

Negli ultimi anni gli automobilisti italiani si sono trovati davanti a una realtà che fino a poco tempo fa sembrava impossibile: il diesel costa più della benzina. Un cambiamento radicale che non riguarda solo il prezzo alla pompa, ma riflette trasformazioni molto più profonde nei mercati energetici globali, influenzate da politiche interne (come le accise) ma soprattutto da tutto quello che sta succedendo nel mondo da 4 anni a questa parte.

La questione è tornata purtroppo in auge in questo mese di marzo, dopo la nuova crisi geopolitica in Medio Oriente che ha coinvolto Iran, USA e Israele in primis. L’escalation militare di inizio mese ha infatti innescato una nuova ondata di tensione sui mercati petroliferi internazionali, facendo schizzare il prezzo del greggio e riaccendendo il timore di interruzioni nelle principali rotte energetiche mondiali.

Al momento, il punto più delicato è lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui passa una parte consistente del petrolio e dei carburanti raffinati diretti verso Europa e Asia. Proprio da qui transitavano ogni giorno circa 18 milioni di barili di petrolio, quasi il 20% della domanda globale. Quando il traffico navale si riduce o rischia di bloccarsi, il mercato reagisce immediatamente: il petrolio sale e, con esso, anche il costo dei carburanti.

In pochi giorni il Brent è passato da circa 75 a oltre 93 dollari al barile, mentre il diesel alla pompa ha rapidamente sfondato quota 2 euro al litro in diverse aree del nostro Paese. Il risultato è stato immediato: fare il pieno costa anche oltre 10 euro in più rispetto a poche settimane fa.

Ma la vera domanda rimane e, per certi versi, è indipendente dai venti di guerra attuali: perché il diesel costa più della benzina? Per decenni è stato il contrario. Il gasolio era considerato il carburante “economico”, quello scelto da chi percorreva molti chilometri e voleva spendere meno.

Oggi invece il mercato si è ribaltato. Tra tensioni geopolitiche, riforme fiscali, domanda industriale e dinamiche di mercato, il diesel è diventato il carburante dei ricchi. Ma diesel e benzina sono davvero così diversi?

Diesel vs benzina: le differenze essenziali che “giustificano” il costo

Per capire perché diesel e benzina possano avere prezzi diversi è necessario partire dalla loro natura chimica e dal modo in cui vengono prodotti. Entrambi derivano dalla raffinazione del petrolio greggio, ma appartengono a categorie di prodotti differenti.

  • La benzina è una miscela di idrocarburi relativamente leggeri, ottenuti dalle frazioni più volatili del petrolio durante il processo di distillazione.
  • Il diesel, invece, appartiene ai cosiddetti distillati medi: una categoria di prodotti più pesanti che comprende anche carburanti come il jet fuel utilizzato nell’aviazione.

Questa differenza di struttura chimica implica anche processi di lavorazione differenti. La benzina viene prodotta principalmente dalle frazioni più leggere del greggio, mentre il diesel richiede spesso processi di raffinazione più complessi, come il cracking e l’idrotrattamento, per migliorare le caratteristiche di combustione e ridurre la presenza di impurità.

Nonostante ciò, storicamente il costo industriale dei due carburanti non è stato molto diverso. Il prezzo finale alla pompa dipende infatti da molte variabili: costo della materia prima, capacità di raffinazione, domanda di mercato, trasporto, distribuzione e soprattutto fiscalità.

Un altro elemento importante riguarda l’uso dei due carburanti. La benzina è utilizzata quasi esclusivamente dalle automobili private. Il diesel invece è il carburante chiave per trasporto merci, logistica, agricoltura e numerosi processi industriali. Ciò significa che la sua domanda è molto più “rigida”: quando il prezzo aumenta, i consumi non diminuiscono facilmente perché camion, macchinari e filiere produttive devono continuare a funzionare.

Dal punto di vista energetico il diesel ha anche una maggiore densità energetica rispetto alla benzina, il che lo rende più efficiente nei motori ad alta coppia come quelli dei veicoli commerciali. È proprio tale caratteristica che ha reso il gasolio per anni il carburante preferito per chi percorre lunghe distanze (non solo per trasporti privati, ovviamente).

Tutte differenze tecniche che, però, non spiegano da sole perché oggi il diesel sia diventato così tanto più caro. C’è molto di più da conoscere.

Perché prima costava meno il diesel della benzina?

Per decenni una delle poche certezze nel settore dei trasporti è stata proprio questa: la benzina costava più del diesel. Ma la ragione principale non era tanto industriale quanto fiscale. A incidere sul prezzo finale dei carburanti sono infatti soprattutto le accise, imposte indirette applicate su ogni litro di prodotto venduto.

Storicamente in Italia la tassazione sulla benzina è sempre stata più alta rispetto a quella sul diesel. Le accise sulla benzina arrivavano infatti a 0,728 euro al litro, mentre quelle sul gasolio si fermavano a 0,617 euro. Questa differenza di oltre 11 centesimi rappresentava un vantaggio strutturale per il diesel.

Le accise sono una componente fissa del prezzo dei carburanti e si applicano indipendentemente dall’andamento del petrolio. Nel tempo sono state introdotte per finanziare eventi molto diversi tra loro, dalle emergenze nazionali (terremoti, alluvioni, disastri) fino a missioni militari all’estero e ai fondi per le vittime della strada - per fare degli esempi.

Questa struttura fiscale ha incentivato per anni l’utilizzo del diesel, soprattutto per chi percorreva molti chilometri. Non a caso il gasolio è diventato il carburante dominante nel parco auto europeo tra il secolo scorso e quello attuale, con milioni di vetture alimentate a diesel e un ruolo centrale nel settore dell’autotrasporto. In parole povere, era anche la soluzione preferita da chi cercava di contenere i costi del rifornimento.

Questo equilibrio è rimasto sostanzialmente stabile fino agli anni più recenti. Poi sono arrivati prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e le varie crisi in Medio Oriente, acuite da una serie di cambiamenti fiscali e geopolitici che hanno completamente ridisegnato il mercato energetico.

Perché oggi costa più il diesel della benzina? Tutta colpa delle accise?

Arriviamo al punto centrale del nostro discorso. Il sorpasso del diesel sulla benzina non è il risultato di una sola causa, ma di una combinazione di fattori economici, fiscali e geopolitici. Se vogliamo cercare un punto di svolta, un ruolo decisivo lo ha avuto la guerra, in particolare quella tra Russia e Ucraina iniziata nel 2022. Il «la» a una vera e propria crisi energetica che aveva colpito da subito l’approvvigionamento europeo di prodotti petroliferi, riducendo l’offerta di gasolio e aumentando i prezzi. In poco tempo, i 130 dollari al barile furono realtà.

Ma un altro passaggio decisivo è arrivato con la riforma delle accise entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Con la nuova normativa l’Italia ha infatti allineato la tassazione di benzina e diesel, portando entrambe le accise a 672,90 euro per mille litri.

In pratica il gasolio ha perso lo sconto fiscale che lo aveva reso più conveniente per decenni. La manovra ha comportato una riduzione di circa 4,05 centesimi al litro sulla benzina e un aumento dello stesso importo sul diesel, modificando immediatamente l’equilibrio dei prezzi.

Gli effetti si sono visti quasi subito. Il 1° gennaio 2026 la benzina self service costava circa 1,671 euro al litro mentre il diesel era a 1,645 euro. Dopo pochi giorni l’inversione era già completata, diventando molto più caro il gasolio. Alla riforma fiscale si è aggiunto anche un altro fattore tecnico: l’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti, che ha inciso per circa 1,5-2 centesimi al litro sul diesel.

E tra gennaio e marzo si è aggiunto un nuovo elemento che ha accelerato il sorpasso: la guerra in Iran. Oggi la nuova crisi in Medio Oriente ha amplificato ulteriormente il problema. La vicenda dello Stretto di Hormuz ha messo sotto pressione il mercato dei distillati medi, cioè soprattutto diesel e carburante per aerei. E il rischio concreto di escalation non sta aiutando. Non si paga, quindi, solo il petrolio, ma anche il cosiddetto premio al rischio, cioè la paura che nei prossimi mesi il carburante possa diventare più difficile da reperire.

Il risultato è quello che si vede oggi alle pompe: secondo le rilevazioni più recenti il diesel self service ha raggiunto circa 1,965 euro al litro, mentre la benzina si ferma intorno a 1,782 euro. Nel servito il gasolio supera spesso 2 euro al litro. Ma alcune dinamiche non sono spiegabili “solo” con accise e guerre.

Tra guerre e crisi, c’è anche il problema speculazione

Ebbene sì, c’è anche il fattore legato alla speculazione sui carburanti. I dati delle ultime settimane mostrano infatti un’anomalia evidente. Tra il 1° e il 9 marzo 2026 il prezzo medio del diesel in Italia è passato da circa 1,59 euro al litro a quasi 2 euro, con un aumento di 41 centesimi pari a circa il 25,8%.

Nello stesso periodo il prezzo del petrolio Brent è salito da circa 75 a 93 dollari al barile, cioè un incremento del 24%. A prima vista i numeri sembrerebbero coerenti. Tuttavia, un’analisi più approfondita fa emergere delle differenze sostanziali.

La benzina, infatti, nello stesso periodo è aumentata molto meno: da 1,68 a 1,84 euro al litro, cioè circa 16 centesimi (+10,2%). Un rincaro che risulta sostanzialmente allineato all’aumento del greggio. Il diesel invece ha registrato un incremento quasi doppio rispetto a quello teoricamente giustificabile dai costi del petrolio.

Secondo le stime del Centro studi di Unimpresa, l’aumento “normale” avrebbe dovuto essere di circa 19-20 centesimi al litro. Il resto dell’incremento – tra 20 e 22 centesimi – sarebbe legato all’espansione dei margini lungo la filiera distributiva. In altre parole, una parte del rincaro pagato dagli automobilisti non dipende direttamente dal petrolio ma da dinamiche di mercato.

Questo fenomeno è noto agli economisti come rocket and feather. Quando il prezzo del petrolio aumenta, i carburanti alla pompa salgono molto rapidamente. Quando invece il greggio scende, i ribassi arrivano con grande lentezza. Il risultato è che nelle fasi di tensione geopolitica il diesel tende a correre molto più velocemente del petrolio stesso.

Tutti i rischi dell’aumento del costo del diesel

L’aumento del prezzo del diesel non riguarda soltanto chi possiede un’auto alimentata a gasolio. Le conseguenze si estendono a tutto il sistema economico.

Il diesel è infatti il carburante che alimenta gran parte della logistica e del trasporto merci. Quando il suo prezzo sale, aumentano anche i costi di distribuzione di prodotti alimentari, materiali industriali e beni di consumo. Ciò comporta che il caro gasolio può trasformarsi rapidamente in inflazione, cioè in un aumento generalizzato dei prezzi.

Gli effetti si fanno sentire soprattutto nei settori produttivi. Gli agricoltori, ad esempio, devono fare i conti con costi energetici molto più alti per macchinari e lavorazioni nei campi. In passato rincari nell’ordine del 40% hanno già messo in difficoltà intere filiere agricole.

Problemi simili riguardano anche il settore della pesca e quello dell’autotrasporto. Camion, trattori e pescherecci dipendono quasi completamente dal diesel e non hanno alternative immediate. Quando il gasolio aumenta troppo, tante categorie rischiano di fermarsi o di trasferire i costi sui prezzi finali dei prodotti.

C’è poi un effetto macroeconomico più ampio. Secondo l’Osservatorio dei conti pubblici della Cattolica, un aumento del 10% del prezzo del petrolio può ridurre la crescita del PIL di circa lo 0,1%. Può sembrare poco, ma su scala nazionale significa miliardi di euro in meno per l’economia. Per questo il caro diesel non è solo un problema per gli automobilisti. È uno shock energetico che può rallentare l’intero sistema produttivo.

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