Dal 22 maggio finisce il taglio delle accise: benzina e diesel rischiano un forte rincaro, con aumenti immediati per automobilisti e famiglie.
Il conto alla rovescia per il risparmio scade questo venerdì. Se avete l’auto in riserva o anche solo a metà serbatoio, non aspettate il weekend per fare il pieno. Il 22 maggio 2026 (questo venerdì) segna infatti lo spartiacque tra i prezzi (già alti) attuali e una nuova imminente stangata alla pompa.
La scadenza del taglio delle accise rischia, infatti, di trasformare il rifornimento in un lusso per pochi (o quasi), con ripercussioni immediate sui costi di gestione di famiglie e imprese.
Perché il prezzo della benzina aumenta proprio ora?
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Il motivo dietro questo balzo improvviso non è legato - almeno, non solo - alle fluttuazioni del mercato petrolifero internazionale, quanto piuttosto a una decisione fiscale, la misura d’emergenza che il Governo Meloni aveva introdotto (e successivamente rinnovato in due fasi nel corso di maggio) per calmierare i prezzi.
Senza un nuovo decreto dell’ultimo minuto per estendere lo sconto, dal 22 maggio le aliquote torneranno alla loro misura piena. Questo significa che il «bonus» del risparmio che finora ha attutito l’impatto dei rincari sparirà dalla sera alla mattina e l’intero onere fiscale tornerà ad essere caricato sul prezzo finale al consumatore.
Quanto spenderemo di più per il pieno?
Per capire l’entità del rincaro dobbiamo guardare alle cifre nude e crude. Lo sconto che sta per scadere vale complessivamente 24,4 centesimi di euro per ogni litro di benzina e gasolio (considerando l’effetto combinato di accisa e IVA). Passeremo quindi, orientativamente, da una media di 1,95 euro al litro a ben 2,19 euro. Non va meglio a chi guida un’auto a gasolio: il prezzo stimato per il Diesel salirà da 1,98 euro a circa 2,22 euro al litro.
Tradotto: per un pieno standard da 50 litri ci ritroveremo a pagare 12,20 euro in più rispetto a oggi, cifra che diventa ancora più preoccupante se ci si sposta in autostrada. Lungo le grandi direttrici, infatti, il rischio è di veder schizzare i cartelli del self-service oltre la soglia dei 2,30 euro, mentre per chi sceglie il «servito» il prezzo potrebbe addirittura sfiorare i 2,50 euro al litro.
L’effetto domino sulle famiglie
Per un pendolare che percorre circa 20.000 km l’anno con un’utilitaria, questo rincaro si traduce in una spesa extra annua che può oscillare tra i 350 e i 450 euro. Ma non è tutto. Il carburante è la linfa vitale del trasporto merci in Italia, dove l’85% dei prodotti viaggia su gomma.
È inevitabile, l’aumento del costo del gasolio per gli autotrasportatori si rifletterà sul costo del carrello della spesa. Dagli alimenti freschi ai prodotti industriali, ogni bene di consumo subirà un micro-rincaro logistico che peserà ulteriormente sull’inflazione.
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