Limite di velocità di 80 km/h in autostrada e stop alle auto diesel. Il piano dei Paesi Bassi contro la crisi petrolifera

Flavia Provenzani

21 Aprile 2026 - 17:38

Tra limiti a 80 km/h, accise e addio al diesel, il governo dei Paesi Bassi accelera la transizione per rispondere alla crisi petrolifera.

Limite di velocità di 80 km/h in autostrada e stop alle auto diesel. Il piano dei Paesi Bassi contro la crisi petrolifera

Il governo dei Paesi Bassi ha formalmente dato il via alla fase operativa del «Landelijk Crisisplan Olie» (Piano Nazionale di Crisi Petrolifera), punto di svolta nella gestione delle risorse energetiche del Paese che potrebbe ispirare altri Paesi europei come l’Italia. La misura, entrata in vigore il 20 aprile 2026, è un atto burocratico quanto una risposta strutturata a un quadro geopolitico internazionale a dir poco instabile.

Sebbene la situazione attuale sia classificata come fase di «allerta» (il primo di quattro livelli), l’attivazione del piano conferisce all’Aia dei poteri straordinari per coordinare le riserve strategiche e preparare il Paese a sacrifici che potrebbero cambiare - e tanto - le abitudini quotidiane di milioni di automobilisti.

Limiti di velocità e mobilità ridotta. Il piano contro la crisi petrolifera

Uno degli aspetti più d’impatto del piano riguarda la gestione della rete autostradale. Qualora la crisi dovesse passare dalla fase di allerta a quella di «scarsità effettiva», il governo è pronto a implementare una riduzione drastica dei limiti di velocità, portandoli a un massimo di 80 km/h su tutto il territorio nazionale.

La misura, che evoca le politiche di austerità adottate durante lo shock petrolifero degli anni ’70 (anche in Italia), mira tanto a ridurre meccanicamente il consumo di carburante dei motori a combustione, che presentano un picco di efficienza proprio a velocità ridotte, quanto a inviare un segnale forte alla popolazione sulla gravità del momento.

Il piano prevede inoltre la possibilità di limitare o sospendere i servizi di logistica non essenziali e, negli scenari più estremi, il ritorno delle domeniche ecologiche, con la circolazione permessa ai soli mezzi di soccorso e ai servizi pubblici essenziali.

Il nodo delle accise

Contrariamente a quanto avvenuto in precedenti crisi energetiche, dove i governi europei si erano affrettati a tagliare le tasse sui carburanti per calmierare i prezzi alla pompa, l’Aia ha scelto una strategia di estremo rigore fiscale. Il governo olandese ha confermato che non vi sarà alcuna riduzione delle accise, anzi, il carico fiscale sui prodotti petroliferi rimane tra i più alti d’Europa.

I Paesi Bassi vogliono mantenere intatte le entrate statali per finanziare la transizione energetica e utilizzare il prezzo elevato come deterrente naturale contro lo spreco di risorse fossili. Invece di abbassare il prezzo del diesel e della benzina per tutti, l’esecutivo preferisce potenziare i rimborsi chilometrici esentasse per i lavoratori pendolari e introdurre sussidi mirati per le fasce di reddito più deboli, andando a tutelare il potere d’acquisto senza incentivare il consumo di petrolio.

La stretta sui veicoli diesel

Il piano di crisi si intreccia in modo indissolubile con l’agenda climatica dei Paesi Bassi, così da trasformare l’emergenza in un’opportunità di rinnovamento del parco circolante. Il documento strategico prevede misure di «soft-ban» per i veicoli diesel meno efficienti, che potrebbero essere esclusi progressivamente dalle grandi aree urbane e dalle principali arterie di comunicazione durante i picchi di crisi.

Per compensare queste restrizioni, lo Stato sta accelerando i programmi di incentivi alla rottamazione, con contributi a chi decide di abbandonare un vecchio mezzo a gasolio per passare a veicoli elettrici o a idrogeno. L’idea di fondo è che la dipendenza dal petrolio sia una vulnerabilità non solo ambientale, ma soprattutto di sicurezza nazionale. Così, eliminare le auto diesel significa, nel lungo periodo, rendere il Paese meno ricattabile dalle fluttuazioni dei mercati internazionali e dalle crisi geopolitiche.

Una presa diretta del governo sul settore

Al di là delle misure che colpiscono direttamente il cittadino, il piano d’emergenza stabilisce anche una gerarchia di accesso alle risorse energetiche. In caso di razionamento, settori critici come l’agricoltura, la sanità e la difesa avranno la priorità assoluta sulle scorte nazionali.

Le compagnie petrolifere operative nel territorio olandese sono ora soggette a obblighi di reportistica settimanale sulle giacenze e sulla logistica di distribuzione, un monitoraggio capillare che permette al governo di intervenire tempestivamente per ridispiegare le risorse verso le aree geografiche o i comparti industriali che mostrano i segni più evidenti di sofferenza.

Siamo di fronte a un modello di economia «quasi-pianificata» che mira a prevenire il collasso delle catene di approvvigionamento alimentare e dei servizi di pubblica utilità, anche a costo di sacrificare la mobilità individuale e il tempo libero. L’Italia prenderà spunto?

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