Pensioni, paga meno tasse chi nel 1992 si trovava in questa situazione

Simone Micocci

12 Marzo 2026 - 09:40

Pensioni, paghi meno tasse se hai aderito a un fondo pensione entro il 1992: ecco quali sono i vantaggi per i cosiddetti vecchi iscritti.

Pensioni, paga meno tasse chi nel 1992 si trovava in questa situazione

Negli ultimi anni il tema delle tasse sulla pensione è diventato sempre più centrale, soprattutto per chi si avvicina al momento del ritiro dal lavoro e vuole capire come massimizzare l’importo netto dell’assegno. Non tutti sanno, però, che esistono alcune agevolazioni fiscali molto rilevanti riservate a chi ha compiuto determinate scelte già nei primi anni ’90.

In particolare, chi entro il 1992 ha aderito a un fondo pensione o ha maturato specifiche condizioni previste dalle norme allora in vigore può oggi beneficiare di regimi di tassazione più favorevoli rispetto a quelli applicati alla generalità dei lavoratori. Si tratta di vantaggi che incidono direttamente sul capitale accumulato nella previdenza complementare e, quindi, sull’importo finale percepito al momento del pensionamento.

Questo perché il sistema previdenziale italiano ha attraversato profonde riforme proprio a partire da quegli anni, con interventi che hanno modificato non solo i requisiti per andare in pensione, ma anche le modalità di tassazione delle prestazioni integrative. In questo contesto, chi ha aderito in anticipo alla previdenza complementare viene ancora oggi considerato un “vecchio iscritto”, con la possibilità di accedere a condizioni fiscali più vantaggiose.

Vediamo quindi chi paga meno tasse sulla pensione grazie alle scelte fatte entro il 1992, quali sono i benefici previsti dalla normativa e come funziona oggi la tassazione delle prestazioni dei fondi pensione.

Paghi meno tasse sul fondo pensione se hai aderito entro il 1992

Chi ha scelto di aderire a un fondo pensione entro il 1992 (o comunque prima del 29 aprile 1993) può ancora oggi beneficiare di un trattamento fiscale più favorevole rispetto a quello previsto per la generalità degli iscritti alla previdenza complementare. Si tratta dei cosiddetti “vecchi iscritti”, per i quali la normativa ha mantenuto regole particolari sia in materia di tassazione delle prestazioni che per quanto riguarda la modalità di liquidazione del capitale accumulato.

Il punto centrale riguarda proprio il regime fiscale applicato al momento del pensionamento. Nel tempo, infatti, si sono succedute diverse riforme che hanno determinato tre differenti sistemi di tassazione, a seconda del periodo in cui sono stati maturati i contributi nel fondo pensione:

  • per i montanti accumulati fino al 31 dicembre 2000 si applica la tassazione separata con aliquota Tfr, determinata secondo regole simili a quelle del trattamento di fine rapporto e generalmente non inferiore al 23%;
  • per quelli maturati tra il 2001 e il 31 dicembre 2006 continua a valere una tassazione separata interna al fondo, anch’essa con aliquote minime intorno al 23%;
  • per i contributi versati dal 1° gennaio 2007 in poi si applica invece il regime agevolato introdotto dal D.Lgs. 205/2005, che prevede una ritenuta del 15% riducibile fino al 9% in base agli anni di partecipazione alla previdenza complementare.

Proprio questa stratificazione normativa consente ai vecchi iscritti di scegliere la soluzione fiscalmente più conveniente. In particolare, possono decidere se applicare il regime fiscale precedente al 2007 sull’intero capitale - con la possibilità di ricevere la prestazione completamente in un’unica soluzione - oppure optare per il regime agevolato più recente, beneficiando dell’aliquota ridotta sui montanti maturati dal 2007, anche se in questo caso la liquidazione in capitale può essere solo parziale.

Per capire meglio il vantaggio, si può fare un esempio. Immaginiamo un lavoratore che abbia aderito a un fondo pensione nel 1991 e che al momento del pensionamento abbia accumulato 120.000 euro, di cui 80.000 maturati fino al 2006 e 40.000 dal 2007 in poi. Se sceglie di applicare il regime agevolato, sui 40.000 euro più recenti potrà pagare un’imposta compresa tra il 15% e il 9%, quindi anche meno della metà rispetto all’aliquota Irpef minima del 23%. Questo si traduce in un importo netto più elevato, aumentando il beneficio della pensione integrativa.

Il vantaggio di ricevere il fondo pensione in un’unica soluzione

Come già anticipato, tra i benefici più importanti riconosciuti ai cosiddetti “vecchi iscritti” ai fondi pensione c’è la possibilità di ricevere l’intero capitale accumulato in un’unica soluzione al momento del pensionamento. Si tratta di una facoltà che oggi non è più concessa alla generalità degli aderenti alla previdenza complementare, i quali possono riscuotere al massimo il 50% del montante sotto forma di capitale, mentre la parte restante deve essere trasformata in rendita vitalizia.

Questo vantaggio consente una maggiore libertà nella gestione delle risorse, permettendo al pensionato di utilizzare subito l’intera somma per esigenze personali o familiari, per investimenti o anche solo per integrare il reddito nei primi anni di pensione. Inoltre, la liquidazione in un’unica soluzione può risultare più efficiente anche dal punto di vista fiscale, perché come visto sopra consente di pianificare meglio il momento dell’incasso e il relativo carico tributario.

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