Pensioni, ci sono importanti novità nel decreto lavoro. Ecco cosa cambia e per quali lavoratori.
Nel tardo pomeriggio di martedì 28 aprile, il governo ha approvato il nuovo decreto lavoro che, oltre a introdurre nuove norme e bonus in favore dei lavoratori, conferma anche lo sconto di 7 anni sulla pensione per coloro che soddisfano i requisiti per accedere allo scivolo.
Come abbiamo già avuto modo di spiegare, infatti, è la stessa legge Fornero a prevedere una misura che consente ai lavoratori, in accordo con l’azienda, di smettere di lavorare con largo anticipo. Si tratta dell’isopensione, uno strumento che originariamente consentiva di uscire dal lavoro con un anticipo di 4 anni rispetto ai requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia, mentre negli ultimi anni lo sconto è stato esteso fino a 7 anni.
Una buona notizia per i lavoratori è che l’uscita a 60 anni è stata confermata anche oltre la scadenza originariamente prevista, così da consentire già oggi una migliore programmazione del proprio futuro previdenziale.
Va detto, poi, che il decreto lavoro interviene anche sul tema dei salari, prevedendo una serie di misure che spingono i datori di lavoro a riconoscere uno stipendio sempre adeguato al ruolo e alle mansioni. Si punta quindi a un aumento degli stipendi, soprattutto di quelli più bassi: una novità che, seppur indirettamente, va a vantaggio delle stesse pensioni. Ricordiamo, infatti, che da quanto si guadagna oggi dipenderà anche quanto si percepirà di pensione domani.
Pensioni a 60 anni, novità nel decreto lavoro
Il nuovo decreto lavoro, quindi, interviene anche sul fronte delle pensioni, prorogando fino al 2029 la possibilità di uscire dal lavoro con un anticipo fino a 7 anni rispetto ai requisiti ordinari. Si tratta di una novità rilevante, considerando che la misura, in scadenza a fine 2026, sarebbe tornata al limite originario di 4 anni. L’obiettivo è quindi estendere per almeno altri 3 anni l’attuale configurazione dell’isopensione, offrendo a lavoratori e imprese uno strumento più flessibile per gestire le uscite anticipate.
Per chi non ne fosse a conoscenza, l’isopensione è uno strumento di uscita anticipata introdotto dalla riforma Fornero che consente alle aziende, in presenza di eccedenze di personale, di accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini ai requisiti. Si tratta di uno “scivolo pensionistico” riservato ai dipendenti di imprese con più di 15 addetti, attivabile tramite accordo con i sindacati.
Il costo è interamente a carico dell’azienda, che finanzia un assegno mensile, erogato dall’Inps e pari alla pensione maturata al momento dell’uscita, e versa i contributi figurativi fino al raggiungimento della pensione. Tuttavia, va detto che l’importo percepito durante lo scivolo può risultare leggermente inferiore sia all’ultima retribuzione che alla pensione definitiva, anche perché non include alcune voci accessorie.
Al termine dell’isopensione c’è poi il passaggio alla pensione, previa presentazione della domanda all’Inps nei tempi previsti.
Arriva il salario “giusto”, ecco che impatto avrà sulle pensioni
Il decreto lavoro interviene anche sul tema dei salari, introducendo il principio di un “salario giusto” legato alla contrattazione collettiva nazionale. A scandire questa novità è stata la stessa Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di presentazione del provvedimento, la quale l’ha definita come un ulteriore tassello della strategia del governo per rafforzare il lavoro stabile e ridurre la precarietà, rivendicando i dati sull’occupazione degli ultimi mesi.
Nel dettaglio, il salario giusto prende a riferimento il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. La retribuzione, quindi, non potrà essere inferiore a tali livelli, con l’obiettivo di contrastare i cosiddetti “contratti pirata” e il dumping salariale.
La linea, ribadita anche dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, punta a valorizzare la contrattazione e a premiare il lavoro di qualità, senza necessariamente introdurre un salario minimo fissato per legge. Allo stesso tempo, il decreto prevede incentivi per le imprese che investono nel benessere dei lavoratori, ad esempio attraverso strumenti di conciliazione tra vita e lavoro.
Si tratta di una novità che, seppur indirettamente, può incidere anche sulle pensioni. Come noto, infatti, l’importo dell’assegno pensionistico è strettamente legato alla retribuzione percepita durante la vita lavorativa: salari più alti significano, nel tempo, contributi più elevati e quindi pensioni potenzialmente più consistenti.
Resta da vedere se queste norme riusciranno davvero a tradursi in un aumento generalizzato degli stipendi e, di conseguenza, delle pensioni in Italia. Molto dipenderà dall’effettiva applicazione dei contratti e dalla capacità del sistema di contrastare le forme di lavoro sottopagato.
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