Pensione a 71 anni nel 2027, ecco le nuove regole

Simone Micocci

20 Maggio 2026 - 08:51

Il governo ragiona sulla possibilità di consentire a tutti i lavoratori di andare in pensione a 71 anni di età con 5 anni di contributi. E sarebbe un’ottima notizia.

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Abbiamo più volte fatto leva sul fatto che chi non raggiunge la soglia minima di contributi necessaria per andare in pensione, pari generalmente a 20 anni, rischia di perdere tutti i versamenti effettuati all’Inps.

Per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni, infatti, è obbligatorio soddisfare il requisito dei 20 anni di contribuzione, che possono ridursi a 15 anni solamente in quelle poche occasioni in cui si rientra in una delle tre categorie previste dalle deroghe Amato, la cui platea di riferimento si restringe anno dopo anno.

Aver lavorato per meno di 20 anni preclude quindi l’accesso alla pensione di vecchiaia. Il piano di riserva è rappresentato dalla pensione di vecchiaia contributiva, che consente di andare in pensione con soli 5 anni di contributi, ma solo attendendo il compimento (per adesso) dei 71 anni.

Come si intuisce dal nome, però, questa misura è riservata ai contributivi puri, ossia a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996. Chi invece ha contributi versati prima di questa data deve rassegnarsi: fatta eccezione per la possibilità di ricorrere al computo nella Gestione separata, a patto di soddisfarne anche in questo caso i requisiti, senza 20 anni di contribuzione resta preclusa la possibilità di andare in pensione.

E allora, che fine fanno i contributi versati? Si perdono. Una vera e propria beffa, soprattutto se si considera che in alcuni casi si può parlare di decine di migliaia di euro che non torneranno mai indietro.

Da qui la soluzione a cui il governo sta lavorando e che potrebbe entrare nella prossima riforma delle pensioni: l’estensione generalizzata della possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni di età.

Pensione per tutti a 71 anni, perché è una buona notizia

Leggendo la notizia secondo cui il governo sta lavorando alla possibilità di “mandare tutti in pensione a 71 anni”, potreste esservi spaventati. In realtà, appunto, si tratta di una buona notizia.

In questo modo, infatti, il governo andrebbe in soccorso di tutti quei lavoratori che, al compimento dei 67 anni, non hanno raggiunto i 20 anni di contributi necessari per andare in pensione e che, per questo motivo, rischiano di perdere i soldi versati all’Inps.

Pensate a chi si ferma a 10 anni di contributi: considerando un versamento pari al 33% della retribuzione imponibile percepita, si potrebbe arrivare a un montante contributivo compreso tra i 30 e i 90 mila euro. O persino a chi si ferma a 15-18 anni, per i quali il montante contributivo potrebbe superare i 100 mila euro.

Parliamo di persone che hanno lavorato per un discreto numero di anni, ma che potrebbero non arrivare mai alla pensione nel caso in cui abbiano iniziato a farlo prima del 1996. Ed è proprio per dare uniformità alle due categorie - ossia chi rientra nel sistema misto e chi invece è interamente nel contributivo - che, come spiegato dalla ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, il governo sta ragionando sulla possibilità di introdurre una pensione a 71 anni per tutti.

Per adesso non è chiaro se ci saranno o meno dei vincoli. L’unica certezza è che ci saranno delle penalizzazioni sul calcolo, visto che l’intera pensione verrebbe determinata con le regole del contributivo, compresa la parte che oggi rientrerebbe nel retributivo. È vero che in questo modo l’assegno sarebbe più basso, ma sarebbe comunque meglio che non averlo affatto.

Ricordiamo, comunque, che anche la pensione di vecchiaia a 71 anni è soggetta all’adeguamento alla speranza di vita. Dal 2027, quindi, non saranno più sufficienti 71 anni di età, perché servirà un mese in più. Altri 2 mesi saranno invece richiesti dal 2028, quando il diritto alla pensione di vecchiaia contributiva si raggiungerà a 71 anni e 3 mesi.

Quanto spetta di pensione?

A questo punto possiamo anche rispondere alla domanda su quanto spetta di pensione a chi ci va a 71 anni. Ovviamente si tratta soltanto di una stima, visto che l’importo dipende dagli anni di contributi versati - almeno 5 - e dalla retribuzione percepita durante la carriera.

Prendiamo come esempio una persona che ha lavorato per 12 anni percependo in media 20.000 euro l’anno. In questo caso parliamo di circa 6.600 euro di contributi versati ogni anno, per un montante contributivo complessivo pari a circa 80.000 euro.
Su questo montante si applica poi il coefficiente di trasformazione, pari al 6,510% per chi smette di lavorare a 71 anni. Il risultato è una pensione annua lorda di circa 5.200 euro, quindi poco più di 400 euro al mese.

Si tratta certamente di un importo basso, anche perché con una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo puro non spetta neppure l’integrazione al trattamento minimo. Resta però comunque una soluzione migliore rispetto all’ipotesi di non ricevere affatto una pensione.