Pensioni, il governo lavora a una mini riforma. Tra le novità - oltre alla proroga dei 7 anni di «sconto» dell’isopensione - la possibilità per tutti i lavoratori di andare in pensione a 71 anni.
È ormai certo che il governo stia lavorando a una piccola riforma delle pensioni in vista del 2027. Al momento non ci sono ancora novità sul blocco dell’età pensionabile, promesso da più parti, ma l’esecutivo intende comunque intervenire per mantenere una certa flessibilità in uscita.
Il punto su cui il governo sembra voler concentrare l’attenzione riguarda gli scivoli pensionistici, ossia quelle misure che consentono l’uscita anticipata dal lavoro con costi a carico del datore di lavoro.
A tal proposito, si sta valutando un intervento già nel corso di quest’anno per garantire anche nel 2027 l’attuale funzionamento dell’isopensione. Oggi, infatti, questa misura consente di smettere di lavorare fino a 7 anni prima rispetto al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Dal prossimo anno, però, senza una proroga, l’anticipo massimo tornerebbe a essere di 4 anni.
Una proroga era attesa nel decreto 1° Maggio, ma alla fine non è stata inserita. Questo, però, non significa che il governo vi abbia rinunciato. Come spiegato dal ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, nel corso di due interrogazioni parlamentari, l’esecutivo sta ragionando su alcune novità mirate in materia di pensioni, con l’obiettivo di favorire l’uscita anticipata di alcune categorie di lavoratori: tra queste figura la possibilità di proroga del suddetto limite, ma anche la possibilità per tutti i lavoratori - o quasi - di andare in pensione a 71 anni di età.
Isopensione con 7 anni di anticipo, la proroga si farà
La proroga dell’isopensione con 7 anni di anticipo si farà. A confermarlo è stata la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, che alla Camera ha spiegato come il governo stia lavorando per mantenere anche oltre il 2026 l’attuale funzionamento della misura.
Il veicolo dovrebbe essere un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto 1° Maggio, attualmente all’esame del Parlamento. Una soluzione che consentirebbe di recuperare quanto era già previsto nelle prime bozze del provvedimento, dove era stata inserita la proroga dell’isopensione fino al 2029, poi però esclusa dal testo finale.
Senza un intervento, dal 2027 l’anticipo massimo tornerebbe a essere di 4 anni. Con la proroga, invece, le aziende con più di 15 dipendenti potranno continuare ad accompagnare alla pensione i lavoratori fino a 7 anni prima rispetto alla prima decorrenza utile, a condizione che l’uscita sia prevista nell’ambito di accordi sindacali finalizzati alla gestione degli esuberi, alla riorganizzazione aziendale o al ricambio generazionale.
Resta però aperto un problema, che nei giorni scorsi abbiamo già evidenziato: quello dei lavoratori interamente nel sistema contributivo, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.
Per questi lavoratori, infatti, l’isopensione può teoricamente consentire l’uscita a 57 anni, se il trattamento di riferimento è la pensione anticipata contributiva a 64 anni. Il punto è che per accedere a questa pensione non bastano i 20 anni di contributi, ma serve anche raggiungere un importo minimo dell’assegno, pari in generale ad almeno 3 volte l’assegno sociale, con soglie ridotte per le donne con figli.
Il problema è tutto qui: per autorizzare l’isopensione a 57 anni, bisognerebbe certificare oggi che a 64 anni il lavoratore raggiungerà anche il requisito economico richiesto. Una certificazione che l’Inps, finora, non si sta assumendo la responsabilità di rilasciare, creando incertezza per aziende e lavoratori.
Proprio su questo punto Calderone ha spiegato che il ministero del Lavoro ha avviato con l’Inps un percorso tecnico per costruire criteri omogenei e predittivi di certificazione, basati sulle proiezioni macroeconomiche e attuariali più aggiornate, con l’obiettivo di evitare che l’isopensione resti inutilizzabile, o comunque difficilmente applicabile, per i lavoratori contributivi puri.
Pensione a 71 anni per tutti
Un’altra novità importante riguarda la possibilità di estendere la pensione di vecchiaia a 71 anni anche a chi ha contributi versati prima del 1° gennaio 1996 e rientra quindi nel sistema misto.
Letta così, potrebbe sembrare una penalizzazione. In realtà non lo è, perché questa possibilità servirebbe ad aprire una via d’uscita alternativa a quei lavoratori che oggi rischiano di restare senza pensione pur avendo versato contributi nel corso della vita, ma non abbastanza per raggiungere il requisito ordinario dei 20 anni.
Oggi, infatti, chi ha almeno un contributo accreditato prima del 1996 può andare in pensione di vecchiaia a 67 anni, ma solo se ha maturato almeno 20 anni di contributi. Diverso è il caso dei cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a versare dal 1° gennaio 1996: per loro esiste una sorta di “scialuppa di salvataggio”, perché possono accedere alla pensione a 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione effettiva, indipendentemente dall’importo dell’assegno maturato.
Questa possibilità, però, oggi è preclusa ai lavoratori del sistema misto. Di conseguenza, chi ha anche una sola settimana di contributi prima del 1996 ma non raggiunge i 20 anni richiesti per la vecchiaia ordinaria resta bloccato, salvo che rientri nelle tre deroghe Amato o che possa utilizzare il computo nella Gestione Separata.
È proprio su questa disparità che il governo sta valutando un intervento. L’ipotesi è consentire anche ai lavoratori con contributi anteriori al 1° gennaio 1996 di accedere all’opzione contributiva della pensione di vecchiaia, a patto di rinunciare alle quote calcolate con il metodo retributivo.
A confermarlo è stata la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, spiegando che il ministero sta valutando con l’Inps “le modalità per definire un primo intervento normativo” rivolto a una platea di lavoratori meritevoli di tutela. Si tratterebbe quindi di una misura limitata, ma significativa, in quanto darebbe una possibilità in più a chi oggi, pur avendo versato contributi, rischia di non riuscire ad accedere alla pensione per il mancato raggiungimento dei 20 anni richiesti dalla vecchiaia ordinaria.
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