Pensioni, ecco una soluzione per avere più soldi

Simone Micocci

4 Giugno 2026 - 09:58

Pensioni, un mix tra ripartizione e capitalizzazione potrebbe servire ad aumentare gli assegni del futuro. Ne ha parlato il presidente dell’Inps, Gabriele Fava.

Pensioni, ecco una soluzione per avere più soldi

Il problema delle pensioni in Italia è chiaro e molto spesso ripetuto in questa rubrica: tutto il nostro sistema previdenziale poggia su un meccanismo di ripartizione della spesa, dove sono i contributi versati oggi dai lavoratori attivi a permettere il pagamento delle pensioni.

Questo impone che debba sussistere un equilibrio tra entrate contributive e uscite per le pensioni, che tuttavia è messo a rischio da alcuni fattori endogeni come la crisi demografica e le difficoltà del mercato del lavoro, caratterizzato ancora oggi da carriere frammentate e salari molto bassi.

Le proiezioni non sono positive, visto che già oggi la spesa per le pensioni supera le entrate contributive - anche se va detto che almeno una parte rientra allo Stato sotto forma di Irpef - mentre in futuro c’è il rischio che i lavoratori attivi si riducano e il numero dei pensionati aumenti.

Come fare, quindi, per garantire sostenibilità alle pensioni? Se ne è parlato durante l’evento “Oltre le pensioni, le sfide del welfare di domani”, a Palazzo Wedekind a Roma, organizzato da Orizzonte Italia con la presenza del presidente dell’Inps Gabriele Fava, il quale si è soffermato non solo sull’aspetto previdenziale ma anche su quello assistenziale, ricordando come l’Inps gestisca oggi centinaia di servizi a tutela di diverse categorie di cittadini e imprese.

Era comunque ovvio che una parte del dibattito si spostasse sulle pensioni, per quella che possiamo definire come una delle sfide più importanti che il Paese è chiamato ad affrontare nei prossimi anni. E proprio a riguardo il presidente Fava ha citato alcune best practice - per quanto la migliore resti secondo lui l’Inps italiana - che potrebbero portare l’Italia a garantire pensioni più alte ai propri cittadini.

Pensioni, il problema del sistema a ripartizione puro

Tutto sta nella suddivisione tra primo e secondo pilastro, dove il primo è la pensione pubblica - che, come anticipato, è sostenuta da un meccanismo a ripartizione - mentre il secondo è rappresentato dalle pensioni complementari, dove invece subentra la capitalizzazione. Cosa fanno i fondi pensione con i soldi versati? Li investono, in piani più o meno rischiosi a seconda della preferenza del titolare del fondo.

E questo, specialmente quando si comincia a versare da molto giovani, con il vantaggio di poter tra l’altro sottoscrivere piani meno rischiosi, garantisce solitamente una rendita più elevata.

Il problema, come detto più volte, è che non tutti gli italiani hanno le possibilità economiche per farsi carico di versamenti costanti in un fondo pensione. Se a questo aggiungiamo una scarsa educazione finanziaria nel nostro Paese, ne emerge la ragione per cui il secondo pilastro da noi incide molto meno che in altre realtà.

Va detto però che una base affinché ci si possa garantire una seconda rendita da affiancare alla pensione pagata dall’Inps c’è, ed è il Tfr dei lavoratori. Tuttavia, e qui torniamo al tema della scarsa educazione finanziaria, sono ancora troppo pochi, in percentuale, i lavoratori che scelgono di destinarlo a un fondo pensione, inserendolo così in un meccanismo di capitalizzazione dove le somme versate vengono investite e possono fruttare molto di più rispetto a quanto farebbero restando a disposizione del datore di lavoro o comunque dell’Inps.

E se da una parte il silenzio assenso che entrerà in vigore a luglio dovrebbe aumentare il numero di coloro che spostano il Tfr nel fondo pensione, dall’altra c’è chi ancora potrebbe scegliere un’opzione più conservativa, lasciandolo all’Inps o all’azienda.

Proprio l’Inps oggi si trova a gestire miliardi di euro di Tfr, ma - come spiegato dal presidente Fava nel corso dell’evento - anche quei soldi rientrano in un meccanismo di ripartizione. Non è possibile alcun investimento da parte dell’Inps, in quanto anche un solo euro perso vedrebbe l’Istituto rispondere di danno erariale.

Ma in un contesto in cui ci sono sempre più piani di investimento in cui non solo l’efficacia ma anche la sicurezza è ormai dimostrata, perché non aprire anche all’Inps la possibilità di operare come i fondi pensione privati?

Il presidente Fava, ribadendo che per operazioni di questo genere servirebbe necessariamente l’intervento del legislatore, visto che l’Inps non può prendere da solo decisioni che incidono sulle risorse ma solo eventualmente sull’organizzazione dei servizi, ha fatto riferimento ad alcune best practice europee dove anche i sistemi pubblici di previdenza hanno iniziato a utilizzare, con successo, strumenti di capitalizzazione.

Di recente vi abbiamo parlato dell’Austria, ad esempio, ma i Paesi Bassi - con cui proprio in queste settimane l’Inps ha sottoscritto un memorandum - sono sicuramente il modello più virtuoso che dimostra come la capitalizzazione non vada vista necessariamente come qualcosa di rischioso.

Anzi, è una delle soluzioni che, se combinata con la ripartizione che garantisce maggiore stabilità, può servire a garantire pensioni più alte, una missione molto importante in un contesto in cui la sola pensione pubblica, che tra l’altro rientra interamente nel contributivo, potrebbe non essere più sufficiente.

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