Pensioni giugno 2026, guida al cedolino tra aumenti e trattenute

Simone Micocci

18 Maggio 2026 - 10:27

Pensioni, quando arriva la pensione di giugno? Ecco una guida completa sul prossimo cedolino.

Pensioni giugno 2026, guida al cedolino tra aumenti e trattenute
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Superato il giro di boa del mese di maggio, è arrivato il momento di guardare a cosa ci sarà nel prossimo cedolino della pensione di giugno. La domanda che molti pensionati si pongono è sempre la stessa: sono previsti aumenti o trattenute particolari a cui prestare attenzione?

Questo mese la risposta è piuttosto semplice, visto che giugno - salvo alcuni casi specifici di cui parleremo di seguito - non presenta novità rilevanti. Non sono previsti aumenti straordinari, a differenza di quanto accadrà a luglio, quando per alcuni pensionati arriverà la quattordicesima. Allo stesso modo, non risultano trattenute particolari da monitorare: il prossimo appuntamento importante, da questo punto di vista, sarà quello con il conguaglio Irpef derivante dalla dichiarazione dei redditi, atteso però soltanto da agosto, nel migliore dei casi.

Ci sono tuttavia alcune eccezioni. Nei mesi scorsi, infatti, alcuni pensionati sono stati interessati da errori commessi dall’Inps, sia in positivo sia in negativo. L’Istituto sta ora intervenendo per correggere queste posizioni, con possibili effetti sui prossimi cedolini di pensione, compreso quello di giugno.

Ecco quindi tutto quello che serve sapere sul cedolino della pensione di giugno 2026, a partire dalla data di pagamento, sia per le posizioni ordinarie - per le quali non sono attese novità - che per quei pensionati che rientrano invece nelle eccezioni.

Pensioni, cedolino di giugno: cosa aspettarsi?

Nessun aumento - ce ne sono già stati nei mesi scorsi, con la rivalutazione e il taglio dell’Irpef - né trattenute straordinarie nella maggior parte dei casi.

Giugno, quindi, può essere definito un mese quantomeno “tranquillo” per gli uffici dell’Inps.

Fermo restando che l’Istituto non ha ancora rilasciato la guida mensile con la spiegazione di tutte le voci presenti nel prossimo cedolino, che al momento non risulta ancora disponibile nell’area personale MyInps, possiamo guardare a quanto accaduto nello stesso mese dello scorso anno per farci un’idea di cosa aspettarsi.

L’importo lordo viene calcolato secondo le stesse regole, così come il netto. L’Inps, in qualità di sostituto d’imposta, procede quindi a trattenere l’Irpef in acconto per il 2026, con il ricalcolo che verrà poi effettuato in sede di conguaglio di fine anno, oltre che in sede fiscale a seguito della presentazione della dichiarazione dei redditi per coloro che vorranno farla o che comunque sono obbligati a farlo.

L’Irpef viene trattenuta secondo le regole ordinarie: 23% per la parte di reddito che non supera i 28.000 euro - con una no tax area fissata a 8.500 euro lordi - 33% per la parte compresa tra 28.000 e 50.000 euro e, infine, 43% per quella che eccede quest’ultima soglia.

Oltre all’Irpef vengono poi trattenute le addizionali comunali, sia in acconto per il 2026 sia a saldo per il 2025, e quelle regionali, queste ultime però solamente a saldo per lo scorso periodo d’imposta.

Ricordiamo inoltre che per i pensionati che, a seguito del conguaglio effettuato alla fine dello scorso anno sul ricalcolo di quanto percepito nel 2025, si sono ritrovati con un debito da restituire, le trattenute possono proseguire anche nei prossimi mesi. È il caso di chi rientra nella fattispecie che dà diritto alla rateizzazione: pensionati con importo annuo complessivo dei trattamenti fino a 18.000 euro, per i quali il ricalcolo delle ritenute erariali ha determinato un conguaglio a debito superiore a 100 euro.
In questi casi le trattenute sono state dilazionate nel corso dell’anno e proseguiranno fino a novembre. Fino ad allora, quindi, sul cedolino potranno continuare a comparire trattenute extra.

Pensioni, chi deve aspettarsi aumenti o trattenute

A questo quadro ordinario si aggiungono però due eccezioni importanti, legate a errori commessi dall’Inps nei mesi scorsi e che possono incidere anche sul cedolino di giugno, in un senso o nell’altro.

Da una parte ci sono i pensionati che potrebbero ricevere aumenti e arretrati. Si tratta, in particolare, degli iscritti alle gestioni ex Inpdap - enti locali, sanità, ufficiali giudiziari e insegnanti d’asilo - andati in pensione di vecchiaia a 67 anni con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Per questi pensionati, al momento della prima liquidazione dell’assegno, sono state applicate le nuove aliquote di rendimento introdotte dalla legge di Bilancio 2024, più penalizzanti rispetto a quelle ordinarie.

Il problema è che quelle aliquote non dovevano essere applicate alle pensioni di vecchiaia, ma soltanto alle pensioni anticipate. Di conseguenza, alcuni assegni sono stati liquidati con un importo più basso rispetto a quello effettivamente spettante. L’Inps dovrà quindi procedere alla ricostituzione d’ufficio delle pensioni interessate, ricalcolando la quota retributiva e riconoscendo le differenze maturate.

Per chi rientra in questa casistica, quindi, il cedolino di giugno potrebbe contenere un importo più alto, comprensivo anche degli arretrati. Considerato che l’errore risale al 1° gennaio 2024, in alcuni casi le somme riconosciute possono essere significative.

Dall’altra parte ci sono invece i pensionati che potrebbero continuare a subire trattenute extra. È il caso di coloro ai quali nel 2025 è stata attribuita per errore l’ulteriore detrazione fiscale prevista per i lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro. Trattandosi di un beneficio non spettante ai pensionati, l’Inps ha avviato il recupero delle somme erogate in più, che in alcuni casi possono arrivare fino a circa 1.000 euro.

Il recupero è già partito nei mesi scorsi, ma laddove la pensione non sia stata capiente o sia stato necessario evitare una trattenuta troppo pesante in un’unica soluzione, la restituzione può proseguire anche nei cedolini successivi. Per questo motivo, anche a giugno alcuni pensionati potrebbero trovare una trattenuta aggiuntiva rispetto a quelle ordinarie.

Quando arriva la pensione di giugno?

Chiudiamo con una delle domande più attese ma mai come in questo caso di facile risposta: quando arrivano i soldi della pensione di giugno? Il primo giorno bancabile come da regola, che questa volta coincide anche con il primo giorno del mese: lunedì 1 giugno, quindi, tanto per chi ha l’accredito in posta che per chi su conto corrente bancario, senza nessuna eccezione.