L’Europa a un passo dalla deflazione, l’allarme del Telegraph

L’Europa è a concreto rischio deflazione? Secondo Ambrose Evans-Pritchard, prestigioso columnist del Telegraph, sembrerebbe proprio di sì. Vediamo insieme che cosa dice, e se sarà proprio la Cina a spingerci oltre l’orlo del burrone.

Allarme deflazione in Europa. Non è la prima volta che ne parliamo, o che spieghiamo di che cosa si tratta (e perchè dobbiamo temerla), ma ad accendere nuovamente i riflettori su questo rischio stavolta è Ambrose Evans- Pritchard, International Business Editor del Daily Telegraph, famoso per i suoi giudizi duri contro gli esecutivi dell’area Euro in generale (e contro Bruxelles in particolare).

Il calo dell’inflazione in Europa

In un articolo apparso sull’edizione online del Telegraph Uk, si dipinge un quadro particolarmente a tinte fosche per l’Eurozona, descritta come ormai imbrigliata in una trappola deflazionistica. Al netto dei prezzi di beni alimentari ed energia, infatti, i prezzi crescono solo dello 0,7 per cento annuo: un incremento mai così basso dal mese di ottobre del 2009, periodo tra i più bui per la crisi economico-finanziaria, quando l’aumento annuo frenò addirittura allo 0,3 per cento. Secondo il giornalista britannico, quindi, la situazione sarebbe particolarmente seria, con addirittura il 25 per cento dei prodotti del paniere che hanno visto decrescere il proprio prezzo nell’ultimo anno.

I timori della Bce

Una situazione che non sarebbe sfuggita allo sguardo attento della Bce, il cui capo economista Peter Praet ha infatti dichiarato come l’attuale inflazione offra poco margine di sicurezza contro eventuali shock imprevisti. Ma Grecia, Cipro e Lettonia sono già in deflazione, e le politiche di austerità avrebbero avuto effetti negativi sui prezzi anche in Italia, Francia e Olanda.

L’Italia e le fatiche di Sisifo

Secondo Bruegel, think tank politico-economico di Bruxelles, inoltre, il rischio della deflazione sta spingendo l’Italia (ma anche la Spagna) verso una «dinamica del debito galoppante»: ogni punto percentuale di inflazione in calo, costringe l’Italia ad aumentare il suo avanzo primario di bilancio di un 1.3% del PIL per stabilizzare il debito. Praticamente una fatica di Sisifo.

Lo spettro della crisi del debito in Asia: il pericolo viene dalla Cina?

In un quadro così delineato, quale potrebbe essere lo shock in grado di far precipitare l’Eurozona nella deflazione? Sempre nell’articolo di Ambrose Evans- Pritchard, emerge che il pericolo risiederebbe in Asia, in particolare in Cina che, con i suoi 24 mila miliardi di dollari di debito, sembrerebbe essere l’epicentro del rischio globale. Secondo la banca Société Générale, infatti, Pechino potrebbe essere tentata di svalutare lo yuan per attutire il colpo quando scoppierà la bolla del credito, e per contrastare la svalutazione dal Giappone. Ciò rischierebbe il ripetersi della guerra valutaria dell’est asiatico del 1998, questa volta, però, su scala molto più grande e con il mondo meno pronto a gestirne le imprevedibili conseguenze.

Insomma, un quadro tutt’altro che rassicurante, dove gli sguardi sembrano essere doverosamente puntati sul gigante cinese, alle prese con le contraddizioni di un Paese che deve frenare il proprio debito, ma anche affrontare importanti riforme strutturali.

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