Ftse Mib, previsioni 2017: eventi chiave, cigni neri e analisi tecnica

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Ftse Mib, previsioni 2017: eventi chiave, cigni neri e analisi tecnica

Previsioni 2017 per il Ftse Mib, indice di Borsa Italiana: cigni neri, eventi chiave da monitorare e analisi tecnica per il prossimo anno.

Il 2016 non è stato un anno facile per il Ftse Mib. Dopo la partenza shock di gennaio e febbraio si sono susseguite fasi di rialzo per poi toccare nuovi minimi.

I cigni neri dell’anno che sta per concludersi si sono avverati: dalla Brexit alla vittoria di Donald Trump fino alla vittoria del NO al referendum italiano con conseguenti dimissioni dell’ex-premier Matteo Renzi.

Anche il 2017 si preannuncia un anno complicato visto lo spostamento degli equilibri geo-politici e le crescenti difficoltà economiche di alcune aree sviluppate. In più, le banche, soprattutto europee, sono sempre nell’occhio del ciclone dato il contesto deflattivo e di tassi negativi. Il dollaro forte sta mettendo in difficoltà i mercati emergenti, mentre Trump potrebbe disilludere le aspettative dei mercati. Cerchiamo di capire, attraverso un’analisi approfondita, come sarà il 2017 per il Ftse Mib.

Ftse Mib, previsioni 2017: l’impatto dei cigni neri

L’anno che sta per concludersi non è stato dei migliori per il Ftse Mib, il quale, a inizio anno, ha dovuto affrontare un forte storno dovuto alla preoccupazione dei mercati per le prospettive di crescita a livello globale. Nonostante il forte rimbalzo visto nell’ultima parte del 2016, le prospettive per l’indice milanese nel 2017 non sono delle più rosee.

I cigni neri del 2016 si sono avverati quasi tutti: il Regno Unito ha votato a favore dell’uscita dell’Unione Europea, Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti mentre in Italia ha vinto il fronte del NO al referendum causando la caduta del governo Renzi.

Per il prossimo anno sono attese sfide ancora più difficili, la pancia delle economie sviluppate avrà modo di potersi fare sentire alle elezioni politiche in tutta Europa mentre permangono i dubbi sul reale stato di salute delle banche europee.

Nel 2017, infatti, si terranno le delicate elezioni politiche in Francia, Olanda e Germania (forse anche in Italia) nelle quali gli “spauracchi” populisti sono ben presenti e addirittura in vantaggio in Olanda. Marine Le Pen e Geert Wilders potrebbero infatti salire al governo e nei punti principali del loro programma politico vi è l’attuazione di un referendum consultivo per uscire dall’Unione Europea. Anche Angela Merkel ha una spina nel fianco: il partito anti-islam e anti-Europa di Alternativa per la Germania (AFD) guidato da Frauke Petry.

La vittoria di uno di questi candidati rischierebbe di dare un nuovo, durissimo, colpo all’Unione Europea e all’Eurozona già provate dalla scelta degli inglesi di abbandonare l’UE (inglesi che entro fine marzo faranno appello all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, da valutare anche qui in che modo procederanno le trattative).

In caso di elezioni anticipate in Italia, anche il Belpaese potrebbe dire la sua per uscire dall’Europa Unita anche se l’eventuale vittoria del Movimento 5 Stelle non rappresenta, ad opinione dell’autore, un grave pericolo in questo senso.

Ftse Mib, previsioni 2017: occhio ai bancari

Piuttosto, l’Italia rappresenta un altro dilemma per il Vecchio Continente a causa del sistema bancario, il quale fa fatica a riuscire a smaltire la questione degli NPL nonostante l’intervento del governo da €20 miliardi.

La cifra stanziata dall’esecutivo non sembra infatti abbastanza elevata per risolvere i casi più spinosi, primo tra tutti il Monte Paschi. La banca senese non è riuscita a trovare i €5 miliardi utili a risanare in parte il bilancio. Puntualizziamo “in parte” poiché immediatamente dopo Natale la BCE ha fatto sapere che a Rocca Salimbeni servirebbero ulteriori €3,8 miliardi per riuscire a ripulire adeguatamente il bilancio dai crediti deteriorati.

Nel primo trimestre 2017 Unicredit dovrà dare il via al maxi-aumento di capitale da €13 miliardi e sarà cruciale per il management riuscire ad avviare l’operazione nel miglior contesto di mercato possibile. La ricapitalizzazione dovrebbe prevedere la conversione di bond sia per retail che per istituzionali, tuttavia vi è un consorzio privato formato da numerose banche che si è offerto di garantire l’operazione di ricapitalizzazione.

Eppure, qualcosa può andare storto soprattutto se non si sceglie “il momento giusto” per avviare la ricapitalizzazione. Il caso di MPS potrebbe ripetersi con qualche altro istituto italiano, pensiamo ad esempio a Banco Popolare/BPM che sono già sotto l’occhio vigile della BCE.

L’EuroTower avrebbe già individuato delle sottocoperture per tranche di NPL e potrebbe chiedere, nella prima metà del 2017, un rafforzamento di capitale in merito. Non dimentichiamoci poi delle good bank, Carige e altri istituti minori che, unitamente alle banche sopra citate, insieme detengono oltre il 30% dell’intera mole di crediti deteriorati di tutta l’Eurozona.

Attenzione però, il sistema bancario nostrano non è l’unico ad avere problemi. In tal senso non bisogna dimenticare che anche le banche spagnole e tedesche non navigano in buone acque, così come quelle svizzere: tutte danneggiate dal contesto di tassi negativi e deflazione. Nel particolare, gli istituti tedeschi sono quelli che il prossimo anno potrebbero riservare sorprese in negativo dato che i bilanci mostrano una certa fragilità sia per le banche maggiori che per quelle regionali (Landesbank), come ad esempio quella di Brema.

Anche le banche inglesi sono sotto l’attenzione dei mercati dopo che la Royal Bank of Scotland ha fallito gli stress test della Bank of England, nonostante gli stessi test della BCE avessero indicato una certa solidità dell’istituto scozzese.

Ftse Mib, previsioni 2017: il peso della Grecia

Non è da sottovalutare poi la situazione in Grecia. I cittadini ellenici stanno vivendo un vero e proprio inferno fatto di austerità, tagli alle pensioni, posti di lavoro e Welfare. Ogni giorno ad Atene e nelle grandi città greche si formano proteste nelle strade poiché oltre il 30% della popolazione vive con uno stipendio di poco più di 4000€ all’anno mentre i diritti di base tutelati dallo Stato vengono sempre meno. Nell’ultima parte del 2016 Tsipras ha attuato riforme espansive che non sono piaciute ai creditori internazionali, avviando così un braccio di ferro che potrebbe riaprirsi, con scenari stavolta molto più concreti del periodo Grexit, nel prossimo anno.

Ftse Mib, previsioni 2017: l’effetto Trump a Wall Street

Spostiamoci ora virtualmente negli Stati Uniti dove Wall Street ha aggiornato i massimi storici nonostante l’elezione di Donald Trump. Gli effetti della vittoria del tycoon americano alle presidenziali sono stati decisamente diversi da quanto ci si aspettava: i mercati hanno infatti scontato le prospettive di crescita economica e di ritorno dell’inflazione per il prossimo anno quando ancora Trump non era neanche stato nominato ufficialmente dai grandi elettori.

L’imprenditore statunitense prenderà pieni poteri solo a partire dal 20 gennaio del prossimo anno e dovrà impegnarsi molto affinché l’economia americana si riprenda. I fondamentali sono ben lontani da quello che può essere chiamata “crescita”: la popolazione americana è molto indebitata, la qualità dei posti di lavoro creati nell’era Obama è piuttosto scarsa e la forza del Dollaro dovrebbe aver danneggiato molte aziende statunitensi (quest’ultimo punto lo si vedrà nel dettaglio a partire dal 10 gennaio, quando inizierà il periodo delle trimestrali).

Dubitiamo che il nuovo presidente americano riuscirà a riportare una crescita sostenuta dell’inflazione in un mondo deflazionato da debiti, così come dubitiamo che riesca, almeno nell’immediato, a stimolare la crescita economica. Gli operatori daranno grande attenzione ai numeri macroeconomici per capire se effettivamente le politiche di Trump funzioneranno, ammesso e non concesso che il tycoon manterrà fede alle promesse fatte.

Ftse Mib: previsioni 2017 tra Fed, Cina e Giappone

La Federal Reserve in tutto ciò ha deciso di alzare i tassi di interesse, prospettando almeno 3 rialzi per il prossimo anno. Queste mosse, a nostro avviso, avranno l’effetto inverso di sostegno alla crescita economica: minimi rialzi dei tassi hanno già fatto vedere come incidano profondamente sulle domande di mutui, di acquisti delle case e di aumento esponenziale dei delinquency loans.

Altra questione a cui i mercati guarderanno con dubbio è come reagiranno i Paesi emergenti al dollaro sempre più forte. I primi segnali non sono stati positivi visto che i listini cinesi sono stati schiacciati a ribasso nel corso di dicembre. Il gigante asiatico è arrivato alla fine di un lungo ciclo economico di crescita ed ora dovrà prepararsi alla fine dello stesso. Come questo avverrà non è ancora chiaro ma ci sono tutti i segnali per un “hard lading” dell’economia cinese.

Il rialzo spropositato del Bitcoin contro Dollaro è un primo segnale del forte deflusso di capitali in corso dalla Cina al quale la PBoC non sembra riuscire a porre rimedio. Preoccupano poi le condizioni della bolla immobiliare presente, della forte svalutazione dello Yuan operata quest’anno dalla banca centrale e dal crollo dell’import e dell’export registrato quest’anno. Dubitiamo fortemente che la Cina riuscirà a superare il target di crescita del PIL del 6,8% per il prossimo anno, piuttosto, riteniamo già difficile il raggiungimento di tale target.

Il Giappone continua invece a non dare segnali di ripresa mentre la BoJ sembra aver dato qualche indicazione di tapering, così come fatto da Federal Reserve e BCE. Le banche centrali giocheranno anche il prossimo anno un ruolo centrale per l’andamento dei mercati ma se continueranno a dare segnali di voler concludere il percorso di forte politica monetaria espansiva, soprattutto senza evidenti segni di crescita economica, potrebbero perdere il controllo dei mercati finanziari.

Questo forse è il pericolo maggiore per il Ftse Mib: cosa accadrebbe se le Borse mondiali iniziassero davvero a scontare i fondamentali economici e le prospettive per i prossimi anni?

Ftse Mib, previsioni 2017: analisi tecnica

Dopo aver elencato le prospettive per il prossimo anno, o per lo meno quelle che potrebbero avere un maggiore impatto sui mercati e sul Ftse Mib, quale potrebbe essere l’andamento del listino milanese nel 2017? Per farlo, ci avvaliamo del grafico monthly che è più utile alla nostra causa.

L’indice di Milano si prepara a chiudere l’anno proprio a ridosso della media mobile di più breve periodo, la quale rappresenta una resistenza non facile da superare intorno quota 19.500 punti. L’eventuale rottura di tale livello costituirebbe lo spartiacque per un allungo verso quota 20.376 punti prima e 21.800 punti poi. L’impostazione di lungo periodo è tuttavia ancora ribassista mentre le medie di breve e medio periodo sembrano intenzionate a incrociarsi come nel dicembre 2008 (cerchio rosso) dal quale è poi scaturita una discesa di circa 10.000 punti.

Senza essere troppo allarmisti, per il momento è difficile che si verifichi una discesa di tale portata anche se le condizioni economiche a livello globale non sono del tutto dissimili da quelle del periodo della grande Crisi. Possiamo aspettarci però sicuramente uno storno dopo la lunga corsa dell’ultimo mese dell’anno.

Storno che potrebbe essere “violento” vista la salita altrettanto violenta. In questo contesto, i target di supporto sono individuabili nella media di medio termine a quota 18.600 punti e al supporto, ben più consistente, in area 17.700-17.600 punti.

La violazione di tale livello aprirebbe a quel punto scenari piuttosto bruschi di discesa sotto quota 17.000 punti. L’area chiave in questo contesto è quella di 15.000 punti poiché violato tale livello gli scenari sarebbero decisamente pessimi.

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