Se la forte dipendenza dalla Cina ha messo in ginocchio Porsche, portando i suoi multipli P/E intorno a 16x, allora l’arrivo di dazi USA e instabilità in Medio Oriente potrebbe rappresentare per Ferrari una trappola simile? Una domanda lecita, se si pensa che oggi il P/E di RACE è oltre 52x.
In questo caso, si parlerebbe di un crollo a doppia cifra. Ma è davvero uno scenario così remoto come si pensa?
Porsche: quando la Cina non compra più
Porsche è uno dei brand più potenti nel mondo automotive, ma la sua forza commerciale si è rivelata anche il suo punto debole. La dipendenza dalla Cina, sia per vendite che per prospettive di crescita, l’ha resa vulnerabile. Con il rallentamento economico cinese e l’avanzata di produttori locali nel comparto EV, le vendite hanno subito una contrazione rilevante. A catena sono calati i margini e quindi la valutazione di mercato, fino a comprimere il P/E a circa 16x. Il mercato ha punito duramente quella che fino a poco prima sembrava una certezza.
Ferrari: forza o illusione di forza?
Al contrario, Ferrari è diventata il simbolo del successo borsistico italiano. Non solo è il titolo di punta del FTSE MIB, ma viene trattato come se appartenesse più al settore del lusso che a quello automobilistico. Con un P/E superiore a 50x, si assume che la crescita e la redditività rimarranno intatte per anni. E in effetti i dati di bilancio mostrano margini elevati, crescita stabile e una capacità di pricing rara. Il vantaggio competitivo è chiaro: una rarità strutturale, tipica del luxury, che consente alla società di produrre poche auto, ma a prezzi elevati e con altissima marginalità.
RACE, 1W
Grafico a candele settimanali di RACE. Fonte: baha.com
Tuttavia, questa forza apparente nasconde un punto debole: la mancanza di una copertura industriale globale. Fino ad oggi, questo ha funzionato come barriera all’espansione, mantenendo intatto il prestigio del brand. Ma in un contesto geopolitico instabile, può trasformarsi in un rischio sistemico.
Le incognite sul futuro di RACE
Chi compra oggi azioni Ferrari a 52 volte gli utili, deve considerare almeno due minacce concrete. La prima è rappresentata dalle tariffe americane, che potrebbero colpire duramente le esportazioni verso uno dei mercati chiave per l’azienda. Una politica protezionista più aggressiva da parte degli Stati Uniti impatterebbe direttamente su margini e volumi.
La seconda incognita riguarda il Medio Oriente e, in generale, le aree soggette a conflitti o tensioni geopolitiche. L’aumento dell’instabilità in quella regione, con conseguenti problemi di logistica, aumento del prezzo del petrolio e incertezza economica, potrebbe danneggiare le vendite in Asia e nei paesi petroliferi. RACE, benché sembri immune, è esposta a questi shock esogeni. E se Porsche, grazie alla sua diversificazione produttiva, può resistere meglio a certe crisi, Ferrari rischia di essere colpita in modo più diretto.
Quindi, RACE vale ancora così tanto?
Questo non significa che Ferrari debba crollare. Ma significa che, con una valutazione tanto elevata, ogni rischio diventa moltiplicato nei suoi effetti. La domanda è semplice: questi rischi sono già stati considerati nel prezzo? E ancora più importante: i margini, per quanto impressionanti oggi, potranno davvero continuare a salire al ritmo necessario per giustificare un multiplo da tech stock?
Ferrari è un capolavoro meccanico e finanziario, ma il mercato non è un museo. E anche i capolavori, se sopravvalutati, possono perdere valore.