L’ottimismo sulle azioni ENI potrebbe essere infondato

Tommaso Scarpellini

26 Luglio 2025 - 14:01

Utili record e guidance in crescita spingono ENI al centro della scena, ma tra shock energetici, euro forte e Brent in calo emerge un ottimismo che stride con la realtà macro. Cosa devi sapere.

Gli utili di ENI fanno discutere. In effetti, si parla di utili record, almeno sopra le attese, con il primo semestre chiuso con un utile netto superiore ai 2,5 miliardi di euro. Numeri che fanno sorridere, che sembrano lanciare un messaggio chiaro al mercato: “siamo solidi, stiamo crescendo”.

Ma c’è un dettaglio che fa alzare più di un sopracciglio tra gli investitori più attenti. Non è tanto il passato a preoccupare, bensì la visione futura delineata nella guidance ufficiale. Le prospettive sono infatti definite positive, quasi entusiasmanti. Eppure, se incrociamo queste previsioni con lo scenario macro che abbiamo davanti, sorgono dubbi più che legittimi.

Come può ENI distinguersi con una crescita sostenuta in un contesto economico caratterizzato da shock energetici, un euro in rafforzamento e dazi che frammentano i mercati? Un controsenso che potrebbe davvero generare movimenti repentini e imprevedibili sul prezzo delle azioni.

Guidance tecnica e numeri chiave

Dal punto di vista tecnico, ENI ha rivisto al rialzo la propria guidance per il 2025. Il CFFO adjusted (Cash Flow from Operations rettificato) è atteso in crescita, proiettandosi verso quota €11,5 miliardi. Una cifra importante, che testimonierebbe una capacità di generare cassa anche in condizioni avverse.

La politica di remunerazione agli azionisti, inoltre, è stata confermata e addirittura migliorata: il dividendo 2025 viene annunciato in crescita del 5%, arrivando a €1,05 per azione, mentre il buyback previsto ammonta ad almeno €1,5 miliardi. Da manuale di finanza aziendale, questi segnali dovrebbero tradursi in fiducia: più cash flow, più ritorni per gli azionisti, più appeal in Borsa.

ENI ENI Grafico a candele settimanali del titolo ENI. Fonte: baha.com

Scenario macro e contraddizioni

Eppure, se scendiamo dal piano societario a quello macroeconomico, la situazione appare meno rosea. Nel trimestre in esame, il Brent ha segnato un -19% su base annua, un calo tutt’altro che trascurabile per una major petrolifera come ENI. A questo si aggiunge un dollaro debole e un euro forte: condizioni che, in teoria, dovrebbero comprimere i margini e penalizzare le società esportatrici che contabilizzano i ricavi in valuta statunitense.

Nonostante ciò, ENI proietta fiducia. Ma la domanda resta: fino a che punto questa fiducia è supportata da fondamentali solidi e sostenibili? O è piuttosto una mossa strategica per sostenere il titolo in un momento di incertezza globale?

Una riflessione finale

Guardando i numeri e il contesto, l’ottimismo appare quantomeno discutibile. Potrebbe non bastare una guidance al rialzo per ignorare venti contrari come l’instabilità geopolitica, la volatilità delle materie prime e le politiche fiscali restrittive in Europa.

I mercati non si muovono solo sulle promesse, ma sulla capacità di concretizzarle. E qui entra in gioco l’occhio critico dell’investitore: la crescita prospettata è davvero replicabile nel medio periodo, o stiamo assistendo a una sovrapposizione di narrative ottimistiche e realtà complesse?

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