La storia di Novo Nordisk fa venire i brividi agli investitori europei: il titolo NVO ha perso oltre il 20% in una sola seduta dopo la pubblicazione degli utili. La cosa più sorprendente? Il motivo non è un crollo dei ricavi o un outlook disastroso, ma un semplice rallentamento nella crescita dell’EBIT. Esatto: crescita più lenta, non decrescita. Eppure, tanto è bastato per scatenare il panico.
Se il mercato è pronto a reagire così violentemente a una decelerazione, allora viene spontaneo chiedersi come potrebbe reagire a un settore che invece di rallentare sta già regredendo. E quel settore è il lusso.
Il caso Kering
Le vendite di Kering nel secondo trimestre si sono attestate a 3,7 miliardi di euro, in calo del 15% rispetto all’anno precedente, esattamente come nel primo trimestre. Nessun segnale di rimbalzo, nessun miglioramento sequenziale. L’EBIT ricorrente del primo semestre è sceso del 39%, mentre il margine operativo si è contratto, arrivando al 12,8%. Il problema principale è Gucci, in difficoltà soprattutto in Cina, dove il calo della domanda sta colpendo duramente il settore.
Ma ciò che inquieta di più è il silenzio sugli Stati Uniti. Se è vero che il mercato cinese sta cambiando pelle, è altrettanto vero che il lusso europeo è profondamente legato al consumatore americano. Un consumatore che potrebbe presto diventare ostaggio delle tensioni commerciali tra USA ed Europa. La retorica protezionista, sta già iniziando a pesare sul sentiment degli investitori, e molti analisti vedono nel crollo di NVO anche una reazione preventiva al rischio dazi.
Un rischio sistemico
Il lusso, in quanto asset strategico europeo, rischia di trovarsi esposto proprio dove si pensava fosse più solido. Non basta più l’aura intoccabile del brand a giustificare valutazioni elevate in assenza di crescita. E quando il mercato inizia a riconsiderare i multipli, il repricing può diventare violento.
Dal punto di vista grafico, il titolo Kering sta cercando di recuperare dai minimi di aprile, ma i massimi assoluti restano lontani, circa il +240% rispetto ai livelli attuali. Per molti rappresenta un’opportunità, e online ci si chiede: “Come potrebbe Kering (Gucci) scendere ancora?”.
Eppure è la stessa domanda che in molti si ponevano su NVO.
Kering
Grafico a candele del titolo Kering. Fonte: baha.com
La lezione che ci arriva dal settore sanitario infatti è importante quanto semplice: non servono bilanci disastrosi per scatenare una svendita. Basta un cambio di narrativa, una revisione delle attese.
Quindi
È quindi una questione di aspettative: NVO sembrava un’azienda troppo promettente per registrare contrazioni di questo tipo. Così come Kering. Eppure, le prospettive di un deterioramento dei rapporti commerciali sembrano oggi giocare a sfavore delle aziende strategiche europee, indipendentemente dai risultati di bilancio.