Forex, sterlina-dollaro: le previsioni 2017. Pound sottovalutato? Occhio alla Fed

Il cambio sterlina-dollaro si avvia a chiudere l’anno mantenendosi tra l’1,23 e l’1,24, una momentanea quiete dopo la tempesta. Cosa attendersi per il 2017?

Il cambio sterlina-dollaro viene da un 2016 di completo affondo, con la Brexit e le aspettative di un rialzo dei tassi USA che hanno contribuito al crollo da quota 1,47 fino ai minimi storici a 1,20.

Le previsioni per il 2017 non possono che partire da queste premesse, tenere conto delle ultime novità arrivate dalla riunione Fed e delle evoluzioni relative alla Brexit, come già descritto nelle previsioni di euro-sterlina.

Il recente rialzo dei tassi di interesse al di là dell’oceano ha dato il via a speculazioni sul possibile e ulteriore rafforzamento del biglieto verde nel 2017, sebbene il terreno guadagnato contro la sterlina nella seconda metà di quest’anno sia stato così significativo da portare una serie di ulteriori considerazioni.

Mentre il cambio euro-dollaro alza l’asticella della volatilità in quest’ultimo tratto del 2016, analizziamo ora le aspettative e le prospettive di sterlina-dollaro per il prossimo anno.

Forex, sterlina-dollaro: previsioni 2017 tra hard e soft Brexit, hard e soft Fed

Il cambio sterlina-dollaro ha stabilito nel 2016 un ribasso record, registrando nuovi minimi storici e attirando le mire di trader e speculatori, che hanno a lungo contribuito al pesante ridimensionamento del pound.

La Brexit è ovviamente la prima causa di questi accadimenti ma la spinta non sarebbe stata così forte se dall’altra parte non ci fosse stato un continuo sostegno al dollaro USA, durato tutto l’anno, che ha vissuto dell’attesa del tanto anticipato rialzo dei tassi di interesse.

Le previsioni degli analisti per il 2017 di GBP/USD si dividono e girano intorno ai due maggiori driver per il cambio: le procedure per la Brexit e la politica sostenuta dalla Fed.

Le aspettative di Investec sono ad esempio a favore di un rialzo del cross.

Gli analisti dell’intermediario finanziario da un lato non credono che il dollaro abbia ancora grandi margini di crescita e che il mercato abbia già scontato il percorso di rialzo dei tassi annunciato dalla Fed, e dall’altro ritengono che l’opera si svalutazione della sterlina si sia spinta troppo oltre e che quindi sia necessario un naturale ritracciamento nei prossimi mesi.

Al contrario gli analisti di JP Morgan, sebbene vedano anch’essi la sterlina come sottovalutata, sono dell’idea che il cambio possa scendere durante il 2017 nel range compreso tra l’1,15 e l’1,25, continuando quindi la ricerca di nuovi minimi storici.

Nelle ultime settimane il pound si è mostrato forte, stabile e pronto ad approfittare dei (pochi) momenti di incertezza del dollaro per recuperare parte del terreno perso.

Il prolungamento del processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, che potrebbe protrarsi fino al 2019, lascia aperta la porta di una soft Brexit, che ha tutte le carte in tavola per causare un recupero della sterlina.

Al di là dell’oceano le anticipazioni della Fed di alzare tre volte i tassi di interesse dovranno tuttavia essere mantenute. Ulteriori problemi o difficoltà, come quelli incontrati durante quest’anno, rischiano di minare la forza del dollaro.

Ora però l’amministrazione Trump sembra meglio predisposta ad accogliere politiche monetarie più restrittive dalla banca centrale statunitense, scenario che lascia aperta la sfida tra le due valute.

Svolgendo un’analisi di lungo termine è possibile osservare nel seguente grafico l’andamento di GBP/USD negli ultimi 15 anni:

L’ultima parte del crollo, in direzione e al di sotto della fascia blu, rappresenta il 2016, in uno scenario che vede sterlina-dollaro in costante discesa da circa 9 anni.

Il periodo fra il 2010 e il 2013 ha fornito un momento di break alla discesa, che è poi ripresa a metà del 2014 fino ai minimi storici di ottobre.

La fascia blu rappresenta un piccolo orizzonte di prezzo più volte cruciale durante la storia del cambio, uno spartiacque al di sotto del quale il cambio è nella sua zona di minimi più rilevanti.

Per questo motivo sarà bene ragionare in funzione di questa fascia, compresa tra l’1,350 e l’1,370, e finchè non verrà superata al rialzo difficilmente si potrà guardare oltre.

Lo scenario ribassista vede il principale target di riferimento a 1,277, al di sotto del quale rimane sempre viva la possibilità di raggiungere nuovi minimi e di realizzare le previsioni di JP Morgan.

Per lo scenario rialzista è quindi necessario un superamento della resistenza a 1,277 e soprattutto della fascia in blu. A quel punto le prospettive potrebbero davvero cambiare e i livelli di Fibonacci a 38.2 e 50.0, rispettivamente a 1,399 e 1,459, potrebbero entrare nelle mire del 2017, dando anche seguito all’accenno di ripresa del MACD.

Una soft Brexit e una soft Fed sono gli ingredienti giusti per cominciare a risalire dopo anni di discesa.

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