Il paradosso del dollaro: venduto sui mercati valutari ma ricercato dagli investitori globali

Redazione Money Premium

12 Settembre 2025 - 06:42

Il biglietto verde vive il peggior avvio d’anno dal 1973. Nonostante la debolezza contro l’euro, i flussi verso azioni e obbligazioni USA restano massicci. La chiave è l’hedging.

Il paradosso del dollaro: venduto sui mercati valutari ma ricercato dagli investitori globali

Il dollaro è da decenni il pilastro del sistema finanziario internazionale, ma il 2025 si è aperto con un’anomalia storica: la moneta americana ha registrato il peggior avvio d’anno dal 1973. Il suo successivo rimbalzo estivo si è rivelato debole e incerto, mentre l’ultima tornata di dati sul mercato del lavoro statunitense e le reazioni contraddittorie dell’amministrazione Trump hanno alimentato ulteriore incertezza.

A prima vista, il calo del greenback potrebbe sembrare il preludio a una fuga globale dagli asset americani. Eppure, i dati del Tesoro USA raccontano un’altra storia: gli investitori esteri continuano ad acquistare titoli statunitensi con vigore. Solo tra maggio e luglio, i flussi netti hanno superato i 545 miliardi di dollari, tra Treasury, azioni e obbligazioni corporate.

L’erosione del dollaro non deriva quindi da vendite massicce di asset, bensì da un’ondata di strategie di copertura valutaria. Come sottolinea la BIS (Bank for International Settlements), molti grandi investitori internazionali hanno accelerato il ricorso a derivati – in particolare FX swap e contratti forward – per ridurre l’esposizione a un biglietto verde percepito come vulnerabile.

Il meccanismo è chiaro: invece di vendere asset USA, gli operatori hanno mantenuto i propri portafogli (azioni tecnologiche, corporate bond, private equity) ma hanno coperto il rischio valutario, generando una pressione ribassista sulla moneta. In pratica, è come continuare ad abitare in una casa solida, ma stipulare finalmente un’assicurazione contro incendi e furti dopo anni di fiducia cieca.

L’esempio più evidente arriva dai fondi pensione danesi, che tra fine 2024 e giugno 2025 hanno ridotto l’esposizione non coperta al dollaro da 90 a 60 miliardi, alzando il loro hedge ratio dal 61% al 74%. Nei Paesi Bassi, il più grande sistema previdenziale europeo, il livello di copertura è risalito dal minimo del 25% al 28% già nel primo trimestre dell’anno, con margini di crescita ancora elevati.

Anche l’Asia ha avuto un ruolo cruciale: il calo più marcato del dollaro è avvenuto durante le ore di contrattazione asiatiche, segnale che grandi assicuratori giapponesi e investitori istituzionali regionali hanno guidato la corsa alle coperture.
Questa dinamica spiega perché la storica correlazione tra rendimenti dei Treasury e forza del dollaro si sia interrotta. Normalmente, un rialzo dei rendimenti attira capitali e rafforza la valuta. Oggi, invece, la pressione ribassista nasce da flussi di hedging che agiscono sui mercati valutari indipendentemente dai fondamentali.

Secondo gli analisti di BNP Paribas, la divisa americana è stata costantemente più debole rispetto al “fair value” stimato dai modelli, soprattutto dopo l’introduzione delle nuove tariffe statunitensi verso Canada e Messico.
Nonostante la resilienza degli afflussi verso Wall Street, gli esperti prevedono un dollaro debole nel medio termine. Bloomberg stima un cambio sotto 1,20 contro l’euro nel 2026, segno che i mercati si attendono un prolungamento delle pressioni ribassiste.

La crescente attenzione alla gestione valutaria ha già spinto banche come Morgan Stanley a creare piattaforme dedicate al monitoraggio degli hedge ratio dei propri clienti. Un chiaro segnale che la “cultura della copertura” è ormai diventata un elemento imprescindibile nei mercati finanziari globali.
Il 2025 ha dimostrato che il destino del dollaro non dipende solo dalla forza economica degli Stati Uniti o dalla fiducia istituzionale, ma anche dalle strategie di hedging di investitori globali sempre più consapevoli del rischio valutario. Il paradosso è evidente: mentre la moneta americana perde valore sui mercati, i suoi titoli rimangono tra i più desiderati al mondo.