Avete visto cosa è successo in Kenya? Nairobi ha recentemente completato la conversione in yuan di tre prestiti cinesi denominati in dollari ed elargiti per la costruzione di ferrovie. Il motivo di una simile scelta? Risparmiare sul pagamento degli interessi, come spiegato dal ministro delle Finanze keniano John Mbadi.
Lo Swap, che consente ai tassi di interesse variabili basati sul dollaro sui tre prestiti della China Exim Bank di scendere ai tassi più bassi basati sullo yuan, dovrebbe far risparmiare al Paese circa 215 milioni di dollari all’anno. Ecco, quanto accaduto in Kenya è un segnale di quello che potrebbe presto succedere in tutta l’Africa.
La Cina sta infatti considerando il continente come una specie di laboratorio, o meglio un banco di prova, per testare l’internazionalizzazione dello yuan, ampliare l’uso globale della propria valuta e rompere così il predominio del dollaro statunitense.
Non è un caso che la scorsa estate, a luglio, durante un incontro al Cairo, le banche centrali di Cina ed Egitto abbiano firmato una serie di accordi volti a promuovere l’uso dello yuan nel commercio e negli investimenti. Gli accordi riguardano anche la cooperazione sui pagamenti elettronici, tra cui l’espansione dei servizi UnionPay e la facilitazione delle attività transfrontaliere in yuan per le banche nella zona di cooperazione economica e commerciale TEDA di Suez.
Lo yuan cinese si fa strada in Africa
L’Egitto e il Kenya si sono aggiunte alla crescente lista di nazioni africane che hanno accordi o intese basati sullo yuan con la Cina, una lista che include anche Sudafrica, Nigeria e Angola, che stanno tutte esplorando o implementando l’uso della valuta cinese per effettuare transazioni commerciali e finanziarie.
La Nigeria, per esempio, ha un accordo di Swap valutario con Pechino, rinnovato a dicembre, per 15 miliardi di yuan (2 miliardi di dollari), che consente uno scambio diretto tra naira e yuan, bypassando il dollaro statunitense. E ancora: la China Development Bank e la Development Bank of Southern Africa hanno firmato un accordo di prestito del valore di 2,1 miliardi di yuan, il loro primo accordo di cooperazione finanziaria denominato in yuan.
Oltre a ciò, il Sudafrica ha anche un accordo di swap valutario con Pechino, firmato inizialmente nel 2015 per 30 miliardi di yuan e mirato a facilitare il commercio e gli investimenti bilaterali.
Ma perché il Dragone ha scelto l’Africa come laboratorio per attuare l’internazionalizzazione dello yuan e non il Sud Est Asiatico o l’America Latina? Perché quello africano è un continente dove si trovano molti Paesi che hanno difficoltà ad accedere a sufficienti valute estere come l’euro o il dollaro statunitense.
L’alternativa allo Swap
In un simile contesto la Cina ha aggiunto due istituti finanziari africani al suo Sistema di Pagamento Interbancario Transfrontaliero (CIPS), intensificando gli sforzi per internazionalizzare lo yuan e ridurre la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie occidentali.
L’African Export-Import Bank e la Standard Bank, con sede a Johannesburg, hanno recentemente aderito come partecipanti diretti al CIPS, un’alternativa sostenuta da Pechino alla rete di pagamenti internazionali Swift. Lanciato nel 2015, come ha spiegato la Nanyang Technological University di Singapore, il CIPS consente alle banche cinesi e straniere di compensare e regolare i pagamenti transfrontalieri in yuan. Agisce come intermediario nelle transazioni internazionali, verificando ed elaborando i pagamenti tra istituti finanziari.
A maggio 2025, il CIPS contava 174 partecipanti diretti, sebbene la maggior parte fossero filiali nazionali o estere di banche cinesi, insieme a filiali locali di banche internazionali come HSBC, JPMorgan e Citibank. Le transazioni elaborate tramite il CIPS hanno raggiunto i 175 trilioni di yuan (24,4 trilioni di dollari USA) nel 2024, con un aumento del 43% rispetto all’anno precedente.
L’espansione del CIPS ha anche implicazioni più ampie per il commercio tra Africa e Cina, soprattutto in un momento in cui le banche occidentali stanno riducendo la loro presenza in Africa e i programmi dei donatori vengono ridimensionati. Uno dei maggiori vantaggi del sistema è la velocità delle transazioni.
I pagamenti tramite CIPS possono essere eseguiti in pochi secondi, in netto contrasto con i tre-cinque giorni solitamente necessari per i trasferimenti Swift. Al contrario, Swift non è una piattaforma di regolamento, ma piuttosto una rete di messaggistica sicura che trasmette istruzioni di pagamento tra istituti. Un altro strumento per far avanzare lo yuan ben oltre i confini della Grande Muraglia. ’