La Svizzera punta sull’euro e abbandona il dollaro

Redazione Money Premium

11 Ottobre 2025 - 06:54

La Banca Nazionale Svizzera ribilancia le proprie riserve, preferendo l’euro al dollaro. Una mossa monetaria e politica che riflette tensioni con Washington e il nuovo equilibrio valutario globale.

La Svizzera punta sull’euro e abbandona il dollaro

Nel corso del 2025 la Banca Nazionale Svizzera (SNB) è tornata protagonista sui mercati valutari, rinnovando la sua tradizionale battaglia contro la deflazione e il franco svizzero eccessivamente forte. Dopo il crollo del dollaro in seguito agli shock tariffari statunitensi di aprile, la SNB ha reagito abbassando i tassi d’interesse a zero e intervenendo con forza per contenere l’apprezzamento del franco.

Tra aprile e giugno, l’istituto di Zurigo ha acquistato oltre 5 miliardi di franchi in valute straniere, il livello più alto di intervento sul mercato dei cambi degli ultimi tre anni. Ma la vera sorpresa non è la quantità, bensì la composizione: secondo il bilancio trimestrale, quasi tutti gli acquisti sono stati effettuati in euro, non in dollari.
La struttura valutaria delle riserve svizzere racconta una storia di lenta ma costante trasformazione. La quota di euro ha raggiunto il 39%, superando quella del dollaro (37%) per la prima volta dal 2020.

Si tratta di un cambiamento significativo. Nella media storica del periodo 2010–2020, il dollaro deteneva circa la metà delle riserve valutarie svizzere. Oggi la priorità della SNB è evitare che l’euro/franco scenda troppo, mantenendo la coppia stabile intorno a 0,93. “Questo orientamento – osserva Olivier Korber, strategist di Societe Generale – dimostra che la SNB sta concentrando i suoi sforzi nel prevenire la deprezzamento dell’euro rispetto al franco, lasciando che il cambio dollaro/franco segua dinamiche di mercato più libere.”

Dietro le scelte tecniche della SNB si celano motivazioni politiche e geopolitiche profonde. Le relazioni tra Berna e Washington si sono deteriorate dopo che l’amministrazione Trump ha imposto dazi del 39% sui beni svizzeri e annunciato tariffe del 100% sui prodotti farmaceutici non fabbricati negli Stati Uniti.
La Svizzera, patria di colossi come Roche e Novartis, non può permettersi un nuovo contenzioso commerciale. Evitare di accumulare ulteriori riserve in dollari serve anche a non riaccendere le accuse di manipolazione valutaria che Washington ha più volte rivolto agli esportatori con surplus commerciali elevati.

Un comunicato congiunto della SNB, del Ministero delle Finanze svizzero e del Tesoro USA ha chiarito che gli interventi non sono finalizzati a ottenere vantaggi competitivi, ma solo a mantenere condizioni monetarie adeguate. Tuttavia, la prudenza elvetica suggerisce che le prossime operazioni privilegeranno ancora l’euro come valuta d’intervento.

Il caso svizzero si inserisce in un trend più ampio: la progressiva erosione del predominio del dollaro come valuta di riserva globale. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2025 le banche centrali detengono circa 13 trilioni di dollari in riserve, di cui solo il 56% in valuta americana, in calo dal 71% di vent’anni fa.

L’euro, lo yuan cinese e perfino l’oro stanno gradualmente conquistando spazio nei portafogli ufficiali. L’ascesa dell’euro nelle riserve svizzere riflette quindi un adattamento alle nuove realtà geopolitiche, in cui il sistema finanziario globale appare più multipolare e meno dipendente dal dollaro.
Il ribilanciamento valutario della SNB ha implicazioni non solo per il mercato dei cambi, ma anche per gli investimenti globali. Circa due terzi delle riserve svizzere sono detenute in obbligazioni governative, mentre un quarto è investito in azioni, molte delle quali in società statunitensi.

Un aumento della quota di euro implica inevitabilmente una riallocazione verso titoli europei, potenzialmente favorendo i mercati obbligazionari dell’Eurozona e riducendo la domanda per i Treasury americani. In un momento in cui gli Stati Uniti affrontano deficit gemelli elevati e tensioni commerciali, anche piccoli spostamenti di portafoglio da parte di attori istituzionali come la SNB possono avere effetti amplificati.
L’esperienza svizzera potrebbe anticipare una tendenza destinata a diffondersi. Diverse banche centrali, in Asia e Medio Oriente, hanno già iniziato a diversificare le loro riserve per ridurre la dipendenza dal dollaro. L’aumento del rischio politico negli Stati Uniti, le sanzioni economiche unilaterali e la volatilità dei mercati finanziari americani rendono più attraente una gestione valutaria più equilibrata.

Se altri istituti centrali seguissero l’esempio della SNB, l’euro potrebbe guadagnare terreno come seconda valuta globale, consolidando il suo ruolo di alternativa credibile in un mondo economico frammentato.
La decisione della Banca Nazionale Svizzera di acquistare euro e ridurre la propria esposizione al dollaro non è un gesto isolato, ma il riflesso di una nuova geografia monetaria mondiale. In un’epoca di protezionismo, tensioni geopolitiche e riallocazione delle riserve globali, il franco svizzero torna a essere un barometro sensibile dei mutamenti in atto.

Per i mercati, il messaggio è chiaro: la centralità del dollaro non è più scontata. E la prudente, silenziosa manovra della Svizzera rappresenta forse il segno più eloquente dei tempi.