Cina contro Australia, è guerra commerciale: tassa sui vini oltre il 200%

Riccardo Lozzi

27 Novembre 2020 - 10:42

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Continua la guerra commerciale tra Cina e Australia, con il Dragone che ha annunciato di aumentare i dazi sull’importazione dei vini. Un mercato che vale oltre 1,2 miliardi di dollari.

Cina contro Australia, è guerra commerciale: tassa sui vini oltre il 200%

La Cina ha sferrato un altro colpo nella sua guerra commerciale contro l’Australia. Il Governo di Pechino ha comunicato che dal 28 novembre la tassa sui vini provenienti dal Paese dell’Oceania passerà dal 107% attuale a oltre il 212%.

Una scelta protezionistica che ha fatto insorgere Canberra e che ora rischia di aumentare le tensioni tra i due Paesi, con le relazioni, secondo diversi esperti, già al loro minimo storico.

Da Pechino tassa sui vini australiani oltre il 200%

Il ministro del commercio dello Stato asiatico, rendendo noti i risultati di un’indagine avviata alla fine d’agosto, ha accusato l’Australia di aver generato un effetto dumping all’interno dei propri confini, attraverso l’esportazione dei propri vini a prezzi molto più bassi del solito, mettendo così in difficoltà l’industria nazionale.

Un duro colpo per i produttori viticoli australiani, per i quali la Cina rappresenta il più grande mercato estero, coprendo il 37% sul totale degli scambi internazionali e un valore complessivo di circa 1,2 miliardi di dollari all’anno.

Il ministro del Commercio di Canberra Simon Birmingham ha dichiarato che quello ricevuto è un attacco ingiustificato e privo di qualsiasi fondamento di verità.

La decisione renderà così impraticabile per molte aziende vendere nella Repubblica Popolare i propri prodotti, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza.

Cina contro Australia, è guerra commerciale

C’è chi fa risalire l’inizio delle scontro alla richiesta del Governo australiano di avviare delle indagini internazionali e indipendenti sulle origini della propagazione globale della pandemia da coronavirus, accusando Pechino di essere stato poco trasparente sui propri dati.

Da allora tutte i prodotti d’importazione sono stati messi sotto la lente d’ingrandimento. Inoltre, la Repubblica Popolare ha sconsigliato ai propri studenti e turisti di recarsi in Australia, poiché sarebbero potuti essere vittime di razzismo da parte della popolazione locale.

La guerra commerciale sta quindi colpendo non solo il settore del vino, ma anche altre aree commerciali, con un costo che potrebbe arrivare a un totale di 19 miliardi di dollari all’anno.

Per di più ci potrebbero essere gravi effetti anche nella fase post-Covid se continuassero gli avvertimenti del regime ai cittadini cinesi di non visitare Sydney e le altre attrazioni turistiche dello Stato.

In uno scenario del genere, l’economia domestica potrebbero arrivare a 28 miliardi di dollari di ulteriori perdite nel settore dei servizi.

Passo indietro dell’Australia?

La strategia di Pechino sembra dare comunque i suoi frutti, dato che il primo ministro australiano Scott Morrison ha recentemente elogiato la Cina per le sue politiche contro la povertà e ha ribadito la volontà di instaurare una relazione vantaggiosa per entrambi.

Infine, ha affermato che non è in programma nessuna alleanza con gli Stati Uniti per isolare il Dragone.

Parole che, hanno fatto sapere fonti del ministero degli Esteri, sono state molto apprezzate dalle alte sfere governative.

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