Economia USA +5,5%, Europa in affanno: 4 segnali di un rapporto di forza cambiato.
La reazione provocatoria dell’élite politica e imprenditoriale tedesca riguardo i dazi di Donald Trump nel conflitto in Groenlandia rivela una notevole negazione della realtà. È sempre più chiaro che Bruxelles e Berlino sono più disposte ad accettare danni collaterali significativi in una disputa con gli Stati Uniti che a perseguire soluzioni razionali. È giunto il momento di riconoscere le proprie debolezze.
Alla fine la disputa sul futuro strategico della Groenlandia si è sviluppata come previsto. In risposta allo schieramento di un piccolo contingente di truppe europee sull’isola amministrata dalla Danimarca, Washington ha utilizzato un potere di leva sostanziale: i dazi. Questo strumento ormai consolidato è rivolto alle otto nazioni partecipanti all’azione, tra cui la Germania, che ha contribuito con soli 13 soldati a questa peculiare misura.
A partire dal 1° febbraio è entrato in vigore un ulteriore dazio del 10%. Se la situazione rimane invariata, salirà al 25% il 1° giugno. Se la controversia sulla Groenlandia dovesse degenerare in un casus belli commerciale, avrebbe un impatto diretto sull’economia europea nel suo complesso. Le economie fortemente orientate alle esportazioni, come la Germania, potrebbero vedere spazzato via fino allo 0,3% del loro PIL. [...]
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