Nonostante crescita ed export sostenuti dall’hi-tech, la Cina affronta il 2026 con una domanda interna debole e un modello di sviluppo ancora “a due velocità”
Negli ultimi anni, in concomitanza con l’acuirsi delle tensioni con la Cina, gli analisti occidentali hanno più volte ripetuto il concetto di decoupling, intesa come la necessità di attuare un disaccoppiamento tra le economie occidentali e quella di Pechino. Chiara la volontà politica di Washington e Bruxelles: creare nuove supply chain immuni agli scossoni geopolitici (leggi: guerre commerciali) del Dragone.
Alla fine, contro ogni pronostico, è stata la Cina ad avviare, prima e in maniera decisa, un silenzioso smarcamento dall’Occidente, almeno nei settori strategici rilevanti. Il diktat del Partito Comunista Cinese coincide infatti con la necessità di rendere il Paese autonomo in alcuni ambiti, su tutti la tecnologia.
È proprio questo che ha consentito a Pechino di incrementare ulteriormente il proprio export, grazie alla massiccia immissione nei mercati mondiali di prodotti hi-tech quali auto elettriche, smartphone e pannelli solari. [...]
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