Il cibo italiano fa male? Coca Cola meglio del Parmigiano, cosa dice l’UE

La classificazione nutri-score voluta dall’UE penalizza i prodotti made in Italy? Ecco come funziona e come si legge la nuova etichetta nutrizionale a semaforo.

Il cibo italiano fa male? Coca Cola meglio del Parmigiano, cosa dice l'UE

Il cibo italiano fa male? Secondo il nutri-score voluto dall’UE, un bicchiere di Coca-Cola light sarebbe più salutare rispetto a un pezzo di Parmigiano Reggiano.

Il nutri-score è un’etichetta nutrizionale a semaforo di 5 fasce: dal verde al rosso, classificate rispettivamente dalla A alla E.

Il sistema di catalogazione del cibo è già utilizzato in Gran Bretagna, Francia, Spagna, Belgio, Svizzera e Germania; e presto potrebbe arrivare nel resto d’Europa.

Verde, verde chiaro, giallo, arancione e rosso sono le fette in cui vengono suddivisi i valori nutrizionali di un cibo in base alla presenza di grassi, zuccheri e sale con il nutri-score, e fino a qui nessuna polemica.

Ma quando si scopre che Parmigiano Reggiano, Prosciutto San Daniele e Pecorino Romano hanno un voto più basso di Pepsi light, Coca-Cola light e Red bull sugar free ecco che in Italia monta la polemica.

Nutri-score contro cibo italiano? Facciamo chiarezza

L’etichetta a semaforo non è una novità, ma in questi giorni in Italia è diventato un caso dopo gli attacchi di Matteo Salvini in TV e sui social. Salvini e la Lega attaccano il sistema nutri-score perché, a loro dire, penalizza la dieta mediterranea, nonché i prodotti tipicamente italiani.

Afferma il segretario della Lega: “C’è un’altra trattativa tenuta nascosta a Bruxelles, quella che si chiama nutri-score, un bollino sugli alimenti con semaforo rosso, giallo o verde per dire quelli che fanno bene o male. Alimenti come il prosciutto San Daniele o il Pecorino Romano avrebbero il semaforo rosso. È un paper segreto. Una boiata pazzesca”.

Cosa c’è di vero nelle dichiarazioni di Salvini? Non molto, perché il nutri-score non è un bollino che indica quali cibi fanno bene o male, bensì un indicatore nutrizionale sulla presenza di grassi saturi, sale e zucchero per 100 gr di prodotto.

Il logo, progettato dalla Public Health France, non indica quanto un cibo faccia male, bensì la frequenza con cui bisognerebbe assumerlo, per via dei rischi che alcuni ingredienti.

I nutrizionisti, tra cui gli stessi impiegati nella ricerca sul nutri-score come Serge Hercberg, hanno insistito sul fatto che un regime alimentare equilibrato e una dieta varia permettono di assumere tutti i cibi, anche quelli classificati con il codice E o D.

Il cibo italiano fa male? Pro e contro del nutri-score

Matteo Salvini però, non è l’unico a scagliarsi contro il nutri-score. Anche Coldiretti e Codacons hanno dichiarato che la classificazione da verde a rosso risulta “ingannevole e sbagliata”, soprattutto in seguito alla decisione di Nestlé di adottare il nustri-score.

Alcuni prodotti della nota società svizzera –che produce tra gli altri Baci, Buitoni, Nescafé, Perugina, Nesquik, Formaggino mio e Kit Kat– sono infatti ipocalorici e light, raggiungendo un alto punteggio nel nutri-score.

Il sistema a semaforo sviluppato dalla Public Health France non assegna infatti classificazioni a tipi di alimenti, ma a prodotti specifici, avendo una classificazione più specifica ma meno integrata in una dieta quotidiana.

Molti quindi i pro e i contro del sistema nutri-score, che nel complesso non è da demonizzare ma utile se usato consapevolmente.

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