Centri per l’impiego, come funzionano e come iscriversi. Ma servono veramente?

Centri per l’impiego, luoghi che dovrebbero rappresentare la speranza per i milioni di disoccupati che affollano il nostro Paese, ma che sembrano alimentare solo inutile burocrazia. Ecco come funzionano, come iscriversi, e le statistiche sulla loro effettiva utilità.

Centri per l’impiego, 4 parole per descrivere dei luoghi che dovrebbero essere meta di speranza per i tanti, troppi disoccupati nel nostro Paese, e che invece sembrano essere utili quasi esclusivamente ad alimentare inutile burocrazia, dando lavoro solo a chi è già impiegato lì. A dirlo sono i dati che emergono da un desolante rapporto della Confartigianato, basato su dati di Unioncamere e Ministero del lavoro, che svelano come ogni anno i Cpi italiani riescano a collocare sul mercato del lavoro appena 35.183 persone delle tante che si rivolgono a loro. Una goccia nel mare, non soltanto se paragonata alle tragiche statistiche sulla disoccupazione in Italia, ma soprattutto se pensiamo che gli ex Uffici di collocamento sulla nostra Penisola contano ben 9.865 dipendenti i quali, cifre alla mano, ci costano la bellezza di 464 milioni di euro l’anno. Una cifra già di per sé impressionante, ma che fa ancora più rabbia se rapportata alla certificata inutilità di questi uffici: a conti fatti, è come se ogni posto di lavoro costasse allo Stato ben 13 mila euro l’anno.

Cpi scelti solo dal 2,2% delle imprese: i numeri di un fallimento

A leggere i dati forniti dalla Confartigianato emerge, ancora con maggiore chiarezza, un quadro a dir poco desolante: i Centri per l’impiego, infatti, vengono utilizzati dalle imprese che cercano dipendenti solo nel 2,2% dei casi. Praticamente ogni forma alternativa di reclutamento di personale viene preferita ai Cpi: dalle agenzie interinali, agli annunci su internet fino alla classica segnalazione tramite conoscenti, che nel nostro Paese continua a fare la parte del leone: quest’ultima modalità, infatti, rappresenta un canale privilegiato di selezione dei canditati in ben il 63,9% dei casi. Dunque, nel nostro Paese due assunzioni su tre avvengono tramite conoscenze.

Il crollo delle assunzioni tramite i Cpi

Sebbene il quadro in cui i Centri per l’impiego operano nella nostra Penisola non sia tra i più favorevoli, c’è da dire che la crisi economica sembra non solo aver atrofizzato la richiesta di lavoro in generale, ma in qualche modo aver anche confermato la tendenza tutta italiana a selezionare i candidati attraverso le vie informali, su raccomandazione in primis. Di fatto, nel non lontano 2010 la percentuale di assunzioni delle imprese attraverso i Centri per l’impiego era di un risicato ma meno inquietante 6,3 per cento, crollato ad oggi al 2,2 per cento. I dati più drammatici sono, come spesso accade, nel Sud d’Italia, dove, a fronte di un misero 0,8% di assunti tramite Cpi, ci sono ben 5.093 impiegati a carico dello Stato.

Come iscriversi ai Cpi

Per chi, nonostante tutto, intendesse iscriversi ai Centri per l’impiego, la procedura è semplice: basta recarsi presso il cip della propria Provincia di residenza con un documento d’identità valido e il codice fiscale, e lì verrà richiesto di firmare la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Requisiti richiesti: un’età compresa tra i 16 e i 65 anni, e uno stato di disoccupazione oppure di occupazione dalla quale derivi un reddito annuo da lavoro dipendente che non superi gli 8 mila euro lordi (lavoro dipendente) o 4.800 euro lordi (lavoro autonomo).

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