Il prezzo del petrolio Brent è il principale riferimento mondiale per il greggio: secondo le stime più diffuse, circa due terzi del petrolio scambiato a livello internazionale vengono prezzati sulla base del Brent. Il grafico mostra il contratto future con scadenza più vicina negoziato sull’ICE Futures Europe di Londra, espresso in dollari per barile (circa 159 litri); ogni contratto riguarda 1.000 barili.
Cosa si intende per Brent
Il nome deriva da un giacimento del Mare del Nord, oggi in dismissione. Con il calo della produzione, il paniere di riferimento si è allargato ad altri greggi della stessa area, come Forties, Oseberg, Ekofisk e Troll, e dal 2023 al WTI Midland statunitense consegnato in Europa. Si tratta di un petrolio leggero e a basso contenuto di zolfo, adatto alla produzione di benzina e gasolio.
Il future Brent si regola in contanti e scade l’ultimo giorno lavorativo del secondo mese precedente quello di consegna: per questo il contratto in evidenza cambia ogni mese.
Cosa muove il prezzo del greggio
Dal lato dell’offerta pesano soprattutto le decisioni dell’OPEC+, l’alleanza tra i Paesi OPEC e altri produttori guidati dalla Russia, la produzione di shale oil negli Stati Uniti e le crisi geopolitiche in Medio Oriente e nelle rotte marittime come lo stretto di Hormuz e il Mar Rosso. Anche le sanzioni contro Russia, Iran e Venezuela influenzano i flussi.
Dal lato della domanda contano la crescita economica mondiale, in particolare di Cina e India, il traffico aereo e i consumi di carburanti. Settimanalmente il mercato segue i dati sulle scorte statunitensi, mentre ogni mese l’OPEC, l’Agenzia internazionale dell’energia e l’EIA pubblicano le loro stime su domanda e offerta.
Il prezzo del Brent si riflette, con qualche settimana di ritardo, sui costi di benzina e gasolio alla pompa, anche in Italia, insieme alle accise e al cambio euro-dollaro. Il differenziale con il WTI americano dipende dai costi di trasporto e dagli equilibri regionali.