3 scenari per il prezzo del petrolio. Cosa prevedono oggi Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citi ed EIA?

Ufficio Studi Money.it

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Il Brent riparte poco sotto i 105 dollari dopo gli attacchi degli Houthi a Riyadh e una nuova ondata di raid sulle petroliere a Hormuz. Goldman Sachs alza le stime, ma le grandi banche restano divise. Le nuove previsioni e le conseguenze per carburanti, bollette e tassi.

3 scenari per il prezzo del petrolio. Cosa prevedono oggi Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citi ed EIA?

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Il mercato petrolifero aveva chiuso la settimana con una scommessa su una distensione delle tensioni geopolitiche e lunedì mattina si ritrova davanti a uno scenario opposto. Il Brent è salito a 105,48 dollari al barile e il WTI a 92,44 dollari, spinti da un fine settimana di escalation in Medio Oriente, con gli Houthi che hanno colpito di nuovo l’aeroporto di Riyadh, e due petroliere sono state attaccate tra l’Oman e lo Stretto di Hormuz.

Al momento (ore 09:35), il Brent ritraccia a 104,07 dollari (-0,62%), mentre il WTI cede quasi un punto percentuale a 90,97 dollari.
Nelle scorse ore Goldman Sachs ha alzato le sue previsioni sul greggio. Le principali banche d’affari e le agenzie internazionali leggono la crisi in modi molto diversi e la distanza tra le loro stime dice molto su quanto rischio il mercato sta già pagando.

Prezzo petrolio, cosa è successo nel weekend

Il 10 ottobre gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno rivendicato un attacco all’aeroporto internazionale di Riyadh. Secondo le fonti riprese dalla stampa internazionale le vittime sarebbero 13 e i feriti oltre 300; il bilancio non è ancora stato confermato dalle autorità saudite, che hanno segnalato altri feriti in un secondo attacco l’11 ottobre. Lo stesso giorno il presidente Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti valutano di unirsi ai raid sauditi contro gli Houthi.

Sul fronte marittimo, l’agenzia britannica UKMTO ha registrato una serie di incidenti in poche ore. Una petroliera è stata colpita da un drone vicino all’ancoraggio di Sohar, in Oman, e un’altra da un proiettile non identificato mentre transitava nello stretto in uscita. I Pasdaran hanno poi riferito che una superpetroliera ha urtato una mina navale percorrendo una rotta non autorizzata a sistemi di navigazione spenti, e hanno minacciato la stessa sorte per chiunque ignori le loro regole sullo stretto.
Parallelamente, il Comando centrale statunitense ha diffuso le immagini di un caccia che colpisce un mercantile battente bandiera panamense nel Golfo di Oman per far rispettare il blocco navale sui porti iraniani.

Hormuz al 60% della norma

Nella settimana chiusa il 7 ottobre sono transitati in media 8,5 milioni di barili al giorno di greggio attraverso lo stretto, circa il 40% in meno rispetto ai livelli normali, secondo i dati Kpler. A inizio mese i flussi avevano superato i livelli prebellici, ma la nuova ondata di attacchi li ha fatti crollare: nella settimana fino al 5 ottobre almeno una dozzina di navi è stata colpita, il numero più alto dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.

Sul piano diplomatico non si attendono svolte a breve, poiché i contatti tramite mediatori proseguono, ma il calendario politico gioca contro un accordo. Le elezioni in Israele sono fissate per il 27 ottobre e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti per il 3 novembre.

Le nuove previsioni sul prezzo del petrolio

La revisione di Goldman Sachs sta già facendo notizia. Il team guidato da Daan Struyven ha alzato la stima del Brent per dicembre da 85 a 90 dollari. Allo stesso tempo, la banca conferma che il progressivo adattamento delle forniture mediorientali finirà per abbassare i prezzi, ma avverte che una nuova escalation «rappresenta ancora un rischio netto al rialzo significativo». Goldman stima che nel prezzo attuale ci sia un premio per il rischio geopolitico di poco superiore ai 20 dollari al barile.

Messe a confronto, le stime più recenti delle principali istituzioni mostrano una forbice molto ampia:

Previsioni sul prezzo del Brent - Ultime stime disponibili, in dollari al barile

IstituzioneData della stimaPrevisione
Goldman Sachs 12 ottobre 90 a dicembre 2026 (da 85)
EIA (Dipartimento dell’Energia Usa) 6 ottobre 105 nel quarto trimestre 2026; media 2026 a 96,3; media 2027 a 83,7
Morgan Stanley 25 agosto 100 nel quarto trimestre 2026; 95 nel primo trimestre 2027; 90 nel secondo
Citi 3 settembre 86 nel terzo trimestre; 70 nel quarto trimestre 2026; 65 nel 2027
JPMorgan 17 settembre nessuno scenario base; «fair value» di settembre a 90
Consenso Reuters (30 analisti) settembre media 2026 a 89,05 (forbice 77,27-97,60)

L’agenzia statunitense EIA è oggi la più vicina ai prezzi di mercato. Nel suo ultimo outlook ha alzato la previsione per il quarto trimestre a 105 dollari, 14 in più rispetto a un mese prima, e ha ricordato che a settembre il Brent ha toccato una media di 114 dollari. Anche l’EIA, però, si aspetta che i prezzi scendano gradualmente rispetto ai livelli di inizio ottobre.

Morgan Stanley è stata la prima grande banca a riconoscere che la ripresa delle forniture mediorientali sarebbe stata più lenta del previsto. Ad agosto ha alzato le stime a 100 dollari per il quarto trimestre, prevedendo un mercato in deficit fino all’inizio del 2027. Gli analisti segnalavano una delle contrazioni più rapide del petrolio in viaggio via mare e il calo delle scorte a terra, anche in Cina.

All’estremo opposto c’è Citi, che considera insostenibile la situazione attuale e scommette su una riapertura dello stretto nel quarto trimestre: in quel caso stima un surplus di offerta tra 3 e 4 milioni di barili al giorno, con prezzi destinati a scendere rapidamente. Il caso più significativo è però quello di JPMorgan, che a settembre ha rinunciato a indicare uno scenario base. La responsabile della strategia sulle materie prime, Natasha Kaneva, ha ammesso che la banca «non sa come modellare l’esito finale» della crisi.

Perché il petrolio viaggia sopra le previsioni degli analisti?

Il Brent viaggia sopra i 105 dollari, mentre quasi tutte le banche prevedono prezzi tra 85 e 100 dollari nei prossimi mesi. Non è una contraddizione poiché le previsioni delle banche descrivono dove dovrebbe andare il prezzo se la crisi seguisse lo scenario più probabile, mentre il prezzo di mercato include anche la probabilità degli scenari peggiori.

Il premio di oltre 20 dollari stimato da Goldman è il modo più chiaro per leggerlo. Al netto del rischio geopolitico, i fondamentali di domanda e offerta giustificherebbero un Brent intorno agli 85 dollari e il resto è il prezzo che gli operatori pagano per assicurarsi contro un’escalation. Una distensione parziale potrebbe far scendere i prezzi in modo rapido, mentre un’escalation reale li spingerebbe molto più in alto di quanto suggeriscano le previsioni centrali.

I tre scenari per i prossimi mesi

Sulla base delle analisi disponibili, l’Ufficio Studi di Money.it individua tre scenari:

Scenario base: adattamento lento. I flussi da Hormuz restano sotto la norma, ma il mercato si adatta con rotte alternative, scorte strategiche e maggiore produzione fuori dal Golfo. Il Brent scenderebbe gradualmente verso i 90-100 dollari entro fine anno, in linea con Goldman Sachs, Morgan Stanley ed EIA. A favore di questo scenario giocano diversi fattori ribassisti: lo scambio di 40 milioni di barili dalla riserva strategica statunitense annunciato il 29 settembre, l’iniziativa del G7 del 2 ottobre, l’accordo sul diesel annunciato da Trump con la Russia e la tregua energetica tra Mosca e Kiev comunicata l’11 ottobre. C’è anche la ripresa della produzione nel Golfo del Messico dopo il passaggio dell’uragano Isaias.

Scenario di escalation. Gli Stati Uniti entrano direttamente nel conflitto con gli Houthi, gli attacchi colpiscono le infrastrutture energetiche saudite o lo stretto si chiude di fatto. Il premio per il rischio si trasformerebbe in una vera perdita di offerta. Già in primavera Citi aveva ipotizzato picchi fino a 150 dollari in caso di blocco prolungato, e a giugno Goldman stimava un Brent sopra i 130 dollari se le interruzioni si fossero protratte fino al 2027. Sono scenari estremi, ma il fine settimana li ha resi meno remoti.

Scenario di distensione. Dopo le elezioni israeliane e il voto di metà mandato negli Stati Uniti si riapre il negoziato, sulla base del memorandum di giugno e dell’intesa tra Iran e Oman sulle rotte coordinate nello stretto. È lo scenario di Citi: un rapido ritorno al surplus e prezzi sotto gli 80 dollari nel 2027. Il segnale da monitorare è la disponibilità di Washington a rinunciare alla richiesta di arricchimento zero dell’uranio, su cui il vicepresidente JD Vance ha mostrato una prima apertura.

Il vero problema è il gasolio

C’è un aspetto che le previsioni sul greggio non colgono del tutto: la tensione è più forte sui prodotti raffinati che sul petrolio. Già ad agosto Morgan Stanley segnalava un differenziale record di 75 dollari al barile tra il gasolio e il Brent. Il Golfo è un grande esportatore di diesel e di carburanti per l’aviazione, e il blocco dei flussi pesa più sui prodotti finiti che sul greggio.

In Italia il fenomeno è evidente alla pompa. L’11 ottobre il prezzo medio self del gasolio era di 2,253 euro al litro, contro i 2,036 euro della benzina, secondo l’Osservatorio del Mimit. Il 6 ottobre è inoltre scaduto lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio e i prezzi di questi giorni non riflettono ancora il nuovo rialzo del greggio. Il rischio, nelle prossime settimane, è un ulteriore aumento proprio sul carburante più usato da autotrasporto e imprese.

Le conseguenze per bollette, inflazione e Bce

L’effetto non si ferma ai carburanti. A settembre Citi stimava il prezzo del gas europeo TTF a 56 euro al megawattora nel quarto trimestre, proprio per le interruzioni alle esportazioni di gas naturale liquefatto attraverso lo stretto. Con l’avvio della stagione del riscaldamento, il rialzo del petrolio e del gas si trasmetterà alle bollette con qualche settimana di ritardo.

Il nuovo rialzo arriva anche nel momento più delicato per la politica monetaria. Nei verbali della riunione di settembre la Banca centrale europea ha indicato proprio nell’entità e nella durata dello shock energetico la variabile decisiva per le prossime mosse. Con il Brent stabilmente sopra i 100 dollari, alla riunione del 29 ottobre cresceranno le pressioni per un terzo rialzo dei tassi, con effetti diretti su mutui a tasso variabile e costo del credito.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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