Petrolio, Trump congela le sanzioni sulla Russia ma il Brent resta sopra 108 dollari. Perché il calo è così limitato?

Ufficio Studi Money.it

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Sommario: Il waiver della Casa Bianca toglie dal tavolo i dazi secondari sui compratori di greggio russo, ma non aggiunge un barile al mercato. Il prezzo lo fa ancora Hormuz, dove continuano gli incidenti alle petroliere. Alla pompa, in Italia, non cambia nulla.

Petrolio, Trump congela le sanzioni sulla Russia ma il Brent resta sopra 108 dollari. Perché il calo è così limitato?

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Due giorni prima che le misure scattassero, Donald Trump ha fermato tutto. Venerdì 16 ottobre il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che sospende, per «interesse nazionale», le sanzioni e i dazi previsti dal Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026. La legge porta il nome del senatore Lindsey Graham, morto a luglio, ed era stata approvata con ampie maggioranze con 86 voti a 11 al Senato, 262 a 159 alla Camera. Trump l’aveva firmata il 18 settembre.

Il waiver copre tutte le sezioni operative che riguardano Mosca e tra queste ci sono i dazi fino al 500% su tutti i beni russi e quelli fino al 100% sui cinque maggiori acquirenti di greggio e gas russo, Cina e India in testa. Restano invece in vigore le sanzioni già imposte con precedenti ordini esecutivi. Il provvedimento non ha una scadenza fissa ed è il secondo passo verso Mosca in due settimane, dopo l’intesa che consente alla Russia di vendere gasolio sui mercati internazionali.

Il prezzo del petrolio reagisce, ma poco

L’effetto sul barile c’è stato, ma contenuto. Venerdì il Brent aveva chiuso a 109,86 dollari, sui massimi da cinque mesi. Alle 8:11 di lunedì perdeva l’1,83% a 107,8 dollari, mentre il Wti scendeva sotto quota 100, a 99,91 dollari. Nel pomeriggio il riferimento europeo ha recuperato parte del terreno perso: intorno alle 15:40 quota 108,63 dollari, in calo dell’1,12% rispetto alla chiusura di venerdì.

Il ribasso va però misurato sul quadro di fondo perché, anche così, il Brent resta in rialzo di oltre il 6% su un mese e di circa il 75% su dodici mesi.

Perché il waiver conta meno di quanto sembri

La decisione della Casa Bianca elimina il rischio più immediato per i flussi, con le sanzioni secondarie su chi compra petrolio russo. Ma non mette in circolazione nuova offerta. I barili russi che arrivano in Asia continueranno ad arrivarci, come accadeva prima.

C’è poi la tenuta politica della misura. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che Trump si prenderà fino a 60 giorni per valutare sanzioni e dazi. Al Congresso la scelta è stata contestata in modo trasversale: diversi repubblicani l’hanno definita sconsiderata e un regalo a Vladimir Putin. Volodymyr Zelensky l’ha giudicata «sbagliata» e si aspetta che altre sanzioni vengano allentate. Per chi compra e stocca greggio, un’autorizzazione che può essere rivista vale molto meno di un aumento strutturale dell’offerta.

Hormuz resta il vero “prezzatore”

Il livello del barile, in questa fase, lo decide il Golfo. Dalla fine di febbraio l’Iran controlla lo Stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava circa un quinto del petrolio mondiale. Gli Stati Uniti hanno risposto con un controblocco navale sulle esportazioni iraniane.

Nel fine settimana gli incidenti si sono moltiplicati. Sabato i Pasdaran hanno dichiarato che due petroliere, con circa due milioni di barili ciascuna, hanno preso fuoco dopo aver urtato delle mine. La notizia non ha trovato conferme indipendenti. Lunedì Teheran ha annunciato un terzo episodio: una petroliera in fiamme dopo aver colpito una mina a sud dello Stretto. Già domenica 11 ottobre erano state attaccate sei navi in un solo giorno, il numero più alto dall’inizio del conflitto.

Finché il rischio fisico resta questo, ogni sollievo sul prezzo è limitato e facilmente reversibile. Basta un’altra nave colpita o un nuovo balzo dei premi assicurativi.

Che cosa cambia alla pompa

Per l’automobilista italiano, per ora, niente. Secondo l’Osservatorio Mimit, il 19 ottobre il prezzo medio self sulla rete stradale è di 2,029 euro al litro per la benzina e di 2,257 euro per il gasolio, gli stessi livelli di ieri. In autostrada si sale a 2,048 e 2,297 euro.

Il gasolio costa quasi 23 centesimi più della benzina. Il divario riflette la scarsità di distillati sui mercati internazionali più che il solo prezzo del greggio. In più, sul gasolio pesa la fine dello sconto sulle accise.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

Commenti

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Ma dai, Trump che congela sanzioni? Qual è il piano, fare un remake di «Giorni di Petroli»? 😂 E il Brent che non si muove? Qualcosa puzza...

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