Immigrazione, caso Diciotti: Salvini accusato di sequestro

Il Tribunale di Catania ha chiesto al Senato di avviare un processo contro Salvini per la nave Diciotti, l’imbarcazione di 177 migranti che il vicepremier non voleva accogliere nell’estate 2018.

Immigrazione, caso Diciotti: Salvini accusato di sequestro

La determinazione di Salvini nel divieto verso l’accoglienza dei migranti potrebbe costare l’ergastolo al ministro.

Infatti il Tribunale di Catania ha presentato la richiesta di un processo contro il vicepremier per il caso Diciotti. Ora il Senato dovrà decidere se accogliere l’istanza o meno.

Nel frattempo Salvini si pronuncia attraverso i social, mantendo la linea dura sui porti chiusi italiani.

Salvini processato: i motivi

Il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto il processo contro Salvini per il caso Diciotti. La vicenda risale all’estate 2018 quando un’imbarcazione di 177 migranti, con a bordo 27 minorenni tra i 14 e i 16 anni, aveva fatto l’appello di approdare alle coste italiane.

Nonostante Salvini si fosse pronunciato negativamente bloccando il loro sbarco per circa una settimana, alla fine sono stati fatti scendere a Catania. Già durante quei giorni di indecisione, il ministro era stato fortemente criticato e il caso era stato chiuso archiviando le accuse giudicandole “astratte”.

Oggi il Tribunale di Catania torna più forte di prima, presentandosi con un rapporto di 53 pagine firmato dal presidente Nicola La Mantia e giudici Sandra Levanti e Paolo Corda.

Per il Tribunale si è trattato di abuso di potere, oltre che di sequestro di persona:

Illegittima la privazione della libertà dei migranti [...] Non c’erano ragioni tecniche ostative allo sbarco bensì la volontà politica del senatore Salvini di portare all’attenzione dell’Ue il caso Diciotti per chiedere ai partner europei una comune assunzione di responsabilità del problema della gestione dei flussi migratori, sollecitando una redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia

Secondo i magistrati, Salvini avrebbe violato le condizioni internazionali che regolano il soccorso in mare, proprio per questo chiedono la pena massima: 15 anni di carcere.

Il salvataggio in mare ha la precedenza su qualsiasi altro accordo preso per contrastare l’immigrazione clandestina. L’aggravante è considerazione del fatto che il vicepremier abbia negato il soccorso a dei minorenni. Un dettaglio di cui era a conoscenza.

Quindi, nel momento in cui il 17 agosto 2018 è stata ufficializzata da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) la richiesta di POS (place of safety), Salvini aveva il dovere di accettare lo sbarco. Con il suo divieto è stato complice ed esecutore del sequestro dei migranti sulla nave Diciotti.

#iononmollo: l’appello di Salvini sui social

Rischia dai 3 ai 15 anni di carcere, ma Salvini rimane saldo sulla linea dei porti chiusi. Non sembra spaventarlo la possibilità di un processo né indietreggia su quanto accaduto e sulla sua idea in merito all’immigrazione clandestina.

Il metodo preferito del vicepremier per comunicare sono i social e anche questa volta, non appena saputa la notizia, si mette in prima linea:

Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo [...] io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano. Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire

Salvini rivendica l’autorità del governo. Per il vicepremier è lo Stato a determinare le leggi sull’immigrazione e l’azione da seguire. Non è una prerogativa delle Ong o dei privati.

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