Riforma pensioni 2019: ecco come sarà

Al momento la Legge di Bilancio 2019 si limita a stanziare le risorse per la riforma delle pensioni, senza scendere nel dettaglio per i vari provvedimenti.

Riforma pensioni 2019: ecco come sarà

Per la riforma delle pensioni la Legge di Bilancio 2019 - almeno nell’ultima bozza - stanzia 6,7 miliardi di euro per il 2019 e 7 miliardi per il 2020; ad oggi, però, nel testo della manovra finanziaria non ci sono altri dettagli in merito ai provvedimenti che verranno adottati.

L’attuazione della riforma delle pensioni con la quale sarà parzialmente rivista la Legge Fornero del 2011, infatti, sarà rinviata ad appositi provvedimenti, quale potrebbe essere un decreto legge apposito. Non si esclude però che con il passaggio in Parlamento possano essere approvati degli emendamenti che andranno a stabilire concretamente i provvedimenti che faranno parte della riforma previdenziale che, ricordiamo, partirà dal 1° gennaio 2019.

Ci sono ancora tanti dubbi quindi sulla riforma delle pensioni: ad esempio, per Quota 100 non sappiamo se ci saranno o meno penalizzazioni per i dipendenti pubblici che anticipano l’accesso alla pensione, mentre non è ancora chiara la soluzione individuata dal Governo per il taglio delle pensioni d’oro.

Nel contempo bisognerà capire se ci sarà o meno il blocco dell’età pensionabile per la pensione anticipata, come promesso qualche giorno fa da Di Maio.

Nell’attesa che con il passaggio in Parlamento venga fatta chiarezza su questi aspetti, vediamo nel dettaglio quali sono le novità previste e quali misure saranno adottate da qui ai prossimi mesi.

Nuove strade per la pensione anticipata

La Legge di Bilancio 2019 stanzia per il 2019 6,7 miliardi di euro da destinare all’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e di misure per incentivare l’occupazione giovanile.

Come abbiamo ribadito più volte, la forma “ulteriore per il pensionamento anticipato” sarà la Quota 100, con la quale si potrà andare in pensione se in possesso di 38 anni di contributi a partire dal compimento dei 62 anni.

Quota 100, così come promesso a più riprese dal Governo, non dovrebbe prevedere penalizzazioni per chi anticipa l’accesso alla pensione; certo, lavorando per meno anni, e quindi maturando meno contributi, l’assegno previdenziale sarà più basso di quello che sarebbe stato riconosciuto al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ma sarà il lavoratore a decidere se ne vale la pena.

L’unica incognita è rappresentata dai dipendenti pubblici, per i quali potrebbe essere introdotto l’obbligo del preavviso per ricorrere alla Quota 100, e nel contempo c’è il rischio ci possano essere penalizzazioni per il pagamento del TFR.

Generalmente, per ricorrere a Quota 100 bisognerà attendere le scadenze prefissate dal Governo: questo, infatti, intende introdurre quattro finestre di accesso alla pensione, con la prima prevista ad aprile 2019 e le successive ogni 3 mesi (luglio 2019, ottobre 2019 e gennaio 2020).

Solo per Quota 100, comunque, ci potrebbero volere dai 7 ai 7,5 miliardi di euro, ecco perché il Fondo messo a disposizione con la Legge di Bilancio appare insufficiente; è molto probabile, quindi che gli incentivi per l’assunzione di giovani vengano eliminati.

Un’altra forma per il pensionamento anticipato sarà Opzione Donna che verrà prorogata. Per questa misura è probabile che vengano utilizzate le risorse già a disposizione visto che i 6,7 miliardi stanziati con la Legge di Bilancio 2019 serviranno tutti per attuare la Quota 100.

Blocco età pensionabile

Il contratto di Governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle prevedeva anche l’estensione della Quota 41 a tutti i lavoratori, e non solo ai precoci che rientrano nei profili di tutela individuati dallo Stato come avviene oggi.

Per mancanza di risorse, però, questo almeno per il 2019 non sarà possibile e ogni discorso in merito verrà affrontato per il prossimo anno.

Tuttavia, per ovviare a questo problema il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha promesso che verrà valutata la fattibilità di un blocco dell’età pensionabile per le sole pensione anticipata e Quota 41, evitando così l’incremento di 5 mesi che scatterà dal 1° gennaio 2019 per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita.

In tal caso, quindi, per anche il prossimo anno si potrà accedere alla pensione anticipata Inps, senza alcuna penalizzazione, una volta maturati 42 anni e 10 mesi di contributi (se uomini) o 41 anni e 10 mesi (se donne). Per Quota 41, invece, saranno sufficienti 41 anni di contribuzione, ma continuerà ad essere riservata esclusivamente ad alcune categorie.

Per la pensione di vecchiaia non ci saranno sorprese: come previsto dalla Legge Fornero, si salirà a 67 anni.

Taglio delle pensioni d’oro

Terzo punto della riforma delle pensioni annunciata dal Governo è quello del taglio delle pensioni d’oro. È grazie a questa misura che Di Maio conta di recuperare una parte di risorse per attuare la pensione di cittadinanza, ossia l’aumento delle pensioni minime tramite un’integrazione finalizzata al raggiungimento della soglia dei 780€ mensili.

Per quanto riguarda il taglio delle pensioni d’oro ad oggi sono state fatte molte ipotesi, ma c’è ancora poco di concreto. Ad essere certa è la somma sopra la quale gli assegni previdenziali verranno tagliati: 4.500€.

L’intenzione è di recuperare circa 1 miliardo di euro in tre anni, ma al momento non si sa ancora “come”. Nel dettaglio, i tecnici stanno valutando tre possibili opzioni:

  • introdurre un contributo di solidarietà progressivo, tanto più alto quanto maggiore è l’importo della pensione;
  • ricalcolo della pensione penalizzando coloro che sono andati in pensione prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Al momento questi sono i tre punti su cui verterà la riforma delle pensioni, sulla quale, ricordiamo, non è stato ancora scritto nulla in Legge di Bilancio. Le prossime settimane quindi saranno decisive per capire come evolverà la riforma; continuate a seguirci per essere aggiornati su ogni novità e indiscrezione in merito.

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