Riforma fiscale 2020, taglio aliquote Irpef con aumento IVA? Il piano del Governo

Riforma fiscale 2020, taglio aliquote Irpef con il rischio di un aumento dell’IVA? Il Governo conferma l’ipotesi di rimodulazione dell’imposta sui consumi, anche per reperire risorse utili alla riduzione delle imposte sui redditi. Ecco le ultime novità.

Riforma fiscale 2020, taglio aliquote Irpef con aumento IVA? Il piano del Governo

Riforma fiscale 2020: taglio delle aliquote Irpef con parallelo aumento dell’IVA? Fare cassa aumentando le aliquote dell’imposta sui consumi non è tra i piani del Governo.

A smentire le ipotesi di un aumento IVA per finanziare il taglio dell’Irpef è il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che, intervistato da La7, non ha escluso una rimodulazione dell’imposta sui consumi.

Tradotto in parole semplici, accanto alla riduzione delle aliquote dell’Irpef, l’obiettivo del Governo è quello di rimodulare quelle dell’IVA, per rendere il prelievo più equo.

Rimodulare le aliquote IVA significherebbe però portare all’aumento dell’imposta dovuta per alcune categorie di beni e, verosimilmente, saranno quelli di lusso i più colpiti.

Dopo il taglio al cuneo fiscale, che partirà dal mese di luglio, l’obiettivo è ora quello di una riforma complessiva dell’Irpef, con possibili novità anche sul meccanismo di detrazioni e deduzioni fiscali.

La necessità di una riforma fiscale è avvertita da tutti i contribuenti, imprese, pensionati e lavoratori dipendenti, che lamentano ormai da anni il peso di un sistema eccessivamente severo ed iniquo.

Come potrebbe cambiare quindi l’Irpef? Si profila l’ipotesi di un accorpamento delle aliquote, con la prima - pari al 20% - che si applicherebbe a tutti i contribuenti con redditi fino a 28.000 euro.

A fornire dettagli sarà la legge delega per la riforma fiscale che il Governo punta ad approvare entro il mese di aprile 2020. Vediamo intanto quali sono le ipotesi attualmente in campo e come potrebbe cambiare l’Irpef.

Riforma fiscale 2020, taglio aliquote Irpef: il piano del Governo

Sulla riforma dell’Irpef i punti in comune tra Lega e M5S sono molti. Dalla riduzione da 5 a 3 delle aliquote Irpef, fino al taglio del cuneo fiscale anche per le imprese, l’obiettivo è e resta quello di ridurre la pressione fiscale su famiglie e lavoratori autonomi.

Nonostante la volontà comune, il nodo principale resta quello delle risorse, considerando il costo considerevole di una revisione di aliquote e scaglioni Irpef.

Eppure il Governo resta convinto che sarà dai frutti della Manovra che si riuscirà a portare a casa una riforma fiscale, grazie alle risorse derivanti dal contrasto all’evasione fiscale.

Il taglio delle aliquote Irpef è quindi ritenuto una priorità, alla quale affiancare un ripensamento del sistema di detrazioni e deduzioni, ritenuto complesso ed eccessivamente disarticolato.

Di dettagli ancora non ve ne sono, ma tra le ipotesi in campo vi è quella dell’adozione del modello francese, con l’applicazione del quoziente familiare, o del modello tedesco, che prevede aliquote personalizzate in base al reddito del contribuente.

Riforma fiscale, Irpef con quoziente familiare

Il quoziente familiare è un metodo di calcolo di tasse e imposte già adottato in Francia con discreto successo, che si cerca di introdurre in Italia dal 2009.

Per ridurre l’Irpef, con particolare riguardo ai nuclei numerosi, è su questa particolare modalità di tassazione che il MEF sta facendo le prime simulazioni.

Come funziona il quoziente familiare? Un’utile base di partenza è fornita da uno studio del Senato datato 2008.

Per il calcolo dell’Irpef, le entrate della famiglia verrebbero sommate per poi essere divise in base al numero dei componenti del nucleo al fine di tassare il reddito che ogni componente ha a disposizione (reddito medio pro-capite), piuttosto che quello familiare unitario.

In sostanza la tassazione diminuisce all’aumentare dei componenti del nucleo familiare e si crea un “equilibrio perfetto” (in teoria): si collega l’imposizione alla capacità contributiva effettiva del nucleo familiare.

L’elemento caratteristico del quoziente familiare è rappresentato dal criterio di determinazione del coefficiente attribuito ai singoli componenti del nucleo familiare. Vediamo sulla base del sistema francese alcuni esempi di calcolo.

Riforma fiscale 2020, aliquote Irpef personalizzate con il modello tedesco

C’è una seconda metodologia di tassazione che il MEF sta valutando. Si tratta dell’imposta alla tedesca, che non prevede aliquote secche bensì calibrate in base al reddito del contribuente.

La tassazione effettiva viene quindi applicata in base ad una formula matematica che crea un’aliquota specifica per ciascun contribuente.

Importanti vantaggi fiscali sono previste per i coniugi (per i quali la soglia di esenzione fiscale è pari a circa 19.000 euro) e per le famiglie con figli, che beneficiano di un bonus di importo superiore a 2.500 euro per ciascun figlio a carico.

Riforma fiscale, Irpef al 20% fino a 28.000 euro di reddito

Siamo ancora ad una fase preliminare, e sono diverse le ipotesi di riforma annunciate dai diversi esponenti del Governo.

Tra queste spicca una delle proposte di cui ha parlato il Premier Conte, consiste nell’accorpare la prima a seconda aliquota Irpef, quelle del 23% per i redditi fino a 15.000 euro e del 27% per i redditi fino a 28.000 euro.

L’obiettivo è di portare la percentuale di tassazione al 20% per le due fasce di reddito.

Sarà questo un punto di partenza, ma si punta anche ad agevolare imprese e professionisti che guadagnano più di 65.000 euro e che quindi sono fuori dal regime forfettario agevolato.

Il nodo sarà, manco a dirlo, quello finanziario: dove verranno reperite le risorse?

Riforma fiscale 2020: taglio Irpef con aumento IVA?

C’è un rischio nascosto tra le righe della riforma fiscale: il taglio dell’Irpef sarà finanziato da un aumento di altre imposte?

L’ipotesi allarma, soprattutto considerando che in parallelo alla riforma dell’imposta sul reddito si parla di una parallela riforma delle aliquote IVA.

È tuttavia escluso, promette il Governo, un aumento dell’IVA per finanziare la riduzione dell’Irpef. L’ultima rassicurazione è arrivata dal Ministro Gualtieri in un’intervista rilasciata al programma Omnibus, su La7 il 13 febbraio 2020.

C’è tuttavia in campo la volontà di rimodulare le attuali aliquote, per rendere il prelievo più equo.

Si pensi ad alcuni “casi scuola”: l’aliquota IVA è del 5% sui tartufi, mentre ammonta al 22% su beni tutt’altro che di lusso, come pannolini e assorbenti. Così come, ad esempio, è pari al 4% sullo zucchero e al 22% sul sale, una differenziazione che appare immotivata ed inspiegabile.

Ed è proprio per via di alcune sbavature evidenti che con la riforma fiscale 2020 si punta a riscrivere l’elenco dei beni soggetti ad aliquota IVA ridotta, agevolata o ordinaria.

Il tutto a gettito invariato? Questa è la rassicurazione, almeno per ora.

Riforma fiscale 2020 con taglio detrazioni e lotta all’evasione

Sarà anche dal taglio alle detrazioni per i redditi alti che il Governo darà il via alla riforma dell’Irpef.

Sul punto, le novità già in programma, messe nero su bianco con la Legge di Bilancio 2020 si articolano su due fronti:

Alle risorse che deriveranno dal primo taglio alle agevolazioni fiscali si aggiungeranno poi quelle previste dal piano di contrasto all’evasione fiscale. Insomma, numeri che al momento sono tutt’altro che chiari...

Riforma fiscale 2020: M5S e PD compatti nella necessità di un taglio delle aliquote Irpef

La riforma fiscale del Governo M5S-PD, dopo un primo assaggio di novità nel 2020, proseguirà quindi con il taglio dell’Irpef.

Per capire perché questo è considerato un punto in comune tra le due forze politiche è necessario fare un passo indietro e guardare al programma in campo fiscale del M5S e all’annunciata e mai realizzata riforma Irpef dell’ultimo Governo guidato dal Partito Democratico, prima di Renzi e poi di Gentiloni.

Il M5S non ha mai nascosto la propria volontà di riformare il sistema di aliquote e scaglioni Irpef, portando da 5 a 3 le fasce di reddito.

Nel proprio programma elettorale, il Movimento 5 Stelle prevede il seguente piano di riforma fiscale:

  • No Tax Area fino a 10.000 euro di reddito;
  • Aliquota Irpef al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 euro;
  • Aliquota Irpef al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 euro;
  • Aliquota Irpef al 42% per i redditi superiori a 100.000 euro.

Rispetto all’Irpef così come lo conosciamo oggi, il piano del M5S comporterebbe una minore tassazione soprattutto per i contribuenti con redditi medio-bassi, mediante l’estensione della no tax area e la riduzione complessiva dell’Irpef sui redditi fino a 28.000 euro.

Per i contribuenti che si collocano in tale fascia di reddito, ad oggi è prevista l’applicazione di un’aliquota Irpef del 23% fino a 15.000 euro e del 27% da 15.001 e 28.000 euro.

La necessità di semplificare il sistema Irpef di tassazione dei redditi da lavoro è sentita anche dal PD, ma con un impianto per alcuni versi differente. Durante il Governo Renzi-Gentiloni, si era tentato di portare a termine una riforma che prevedesse:

  • no tax area fino ad 8.000 euro;
  • 1° scaglione Irpef: aliquota al 27,5% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 2° scaglione Irpef: aliquota al 31,5% per redditi fino a 28.000 euro;
  • 3° scaglione Irpef: aliquota al 42/43% per redditi oltre i 28.000 euro.

Due progetti diversi dalle prime anticipazioni sulle novità che potrebbe apportare il Governo Conte 2, ma che confermano un intento comune, quello di ridurre le tasse sui redditi da lavoro.

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