Petrolio protagonista: nuovo uragano in arrivo, Libia preoccupa. Che succede?

Il prezzo del petrolio alle prese con la stagione degli uragani, con la Libia e con le ultime previsioni OPEC. Cosa sta succedendo?

Petrolio protagonista: nuovo uragano in arrivo, Libia preoccupa. Che succede?

Sia il prezzo del petrolio Brent che la quotazione del WTI hanno inaugurato la prima seduta della nuova settimana con rialzi modesti.

Il tutto dopo le brutte performance dei giorni scorsi, quando entrambe hanno perso terreno a causa di diversi motivi tra cui l’aumento inatteso delle scorte, i timori riguardanti il coronavirus e molto altro.
Dopo qualche ora però il prezzo del petrolio è nuovamente scivolato sotto la parità, mentre sia la stagione degli uragani che le notizie giunte dalla Libia sono finite sotto i riflettori. Il report dell’OPEC, poi, non ha fatto che aggiungere benzina sul fuoco.

Prezzo del petrolio e stagione uragani: quale legame

Circa due settimane fa l’uragano Laura ha puntato dritto verso Texas e Louisiana, entrambe al centro dell’industria del greggio statunitense, imponendo così la chiusura di diversi impianti e il congelamento delle attività del Golfo.

La produzione di oro nero della zona è diminuita di 1,6 milioni di barili al giorno (circa il 90%) e il prezzo del petrolio ne ha beneficiato, forte anche dei dati sul calo delle scorte.

La quotazione del WTI si è riavvicinata ai 44 dollari, mentre quella del Brent è salita sopra i $46. Alla minor offerta, come spesso accade, ha fatto seguito un aumento dei prezzi.

La situazione attuale: occhio a Sally

Svanito l’effetto di Laura, gli Stati Uniti hanno iniziato ad osservare con timore crescente la tempesta tropicale Sally, che si è rafforzata tanto da portare a prevedere la sua trasformazione in uragano questa settimana. Il prezzo del petrolio è rimasto a guardare.

Gli osservatori hanno stimato che il centro della tempesta potrebbe muoversi sopra il Golfo per approcciare la costa centro-settentrionale dello stesso nella tarda giornata di lunedì, prima di spingersi ancor più all’interno (verso la Louisiana) nella giornata di martedì con una forza sempre maggiore.

Le piattaforme offshore e le raffinerie lungo la costa hanno bloccato la produzione già ieri e si sono preparate all’arrivo del secondo uragano in meno di un mese. In realtà già sabato diverse società energetiche hanno iniziato ad arrestare la propria produzione offshore e ad evacuare tutti i siti sulla traiettoria di Sally.

Il prezzo del petrolio ha assistito a questi preparativi e nella prima seduta utile della nuova settimana è tornato a scambiare in rialzo, seppur senza performance degne di nota. Poi, verso metà mattinata, qualcosa è cambiato.

Le notizie dalla Libia fanno soffrire le quotazioni

Sia il WTI che il Brent hanno cancellato i lievi guadagni di inizio seduta e sono arrivati a bruciare quasi un intero punto percentuale a metà mattinata.

Il motivo? Da ricercare nelle notizie giunte dalla Libia, che si è detta intenzionata a riprendere la propria produzione mettendo fine ai blocchi degli ultimi mesi.

Il tutto mentre il numero delle infezioni da coronavirus è tornato a spaventare il mercato, nuovamente preoccupato dal mancato recupero della domanda e dall’eccesso di offerta.

Il prezzo del petrolio ne ha risentito ed entrambe le quotazioni hanno bruciato quasi l’1%.

La palla passerà ora all’OPEC+, che il prossimo 17 settembre si riunirà nuovamente per fare il punto della situazione.

Argomenti:

Brent Petrolio WTI

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