La Norvegia è il partner energetico più importante dell’Europa, un concetto ribadito con enfasi anche dalla Presidente dell’UE Ursula von der Leyen, dall’ex Commissario responsabile del Green Deal europeo Frans Timmermans e, non da ultimo, dall’ex Presidente della BCE italiana Mario Draghi.
Il rapporto Draghi del 2024 sulla competitività europea sottolinea esplicitamente il ruolo cruciale del gas norvegese e l’importanza di rafforzare la cooperazione energetica con la Norvegia per garantire la competitività dell’Europa. Il motivo è presto detto. C’è un’enorme differenza tra i regimi come Qatar, Azerbaigian e Russia, e la Norvegia, membro dello Spazio Economico Europeo e della NATO. Il gas norvegese, a differenza dei paesi del Medio Oriente, è sicuro e stabile. Il mercato energetico norvegese è già strettamente interconnesso con quello europeo. Ma non solo. Il gas norvegese da gasdotto è più economico e prodotto con emissioni molto inferiori rispetto all’alternativa di importarlo da altrove.
L’Europa ha bisogno del gas norvegese
È già noto come il Regno Unito avrà un fabbisogno significativo di importazioni di gas nel 2040. Ed è degno di nota perché, nonostante circa il 25% delle esportazioni di gas della Norvegia sia stato destinato al Regno Unito nel 2024, il gas norvegese rappresentava ben il 75% delle importazioni in questo mercato. Considerando l’UE e il Regno Unito insieme, il gas norvegese potrebbe coprire tra il 47 e il 69% del fabbisogno di importazioni nel 2040.
Il fatto è che, anche se l’Europa e il Regno Unito raggiungessero i loro obiettivi climatici, la Norvegia non sarebbe in grado di fornire «abbastanza» gas all’Europa. Ma che l’Europa e il Regno Unito raggiungano i loro obiettivi climatici resta tutto da vedere. La quantità di energia rinnovabile disponibile nell’UE dovrà quadruplicare rispetto al livello attuale e, ad oggi, l’UE non è sulla buona strada per raggiungere tali target.
La necessità del gas norvegese è indiscutibile. L’unica domanda è quanto la Norvegia riuscirà a fornirne.
Qual è il piano?
L’UE non può e non vuole adottare contromisure di politica commerciale per trasformare l’industria norvegese del petrolio e del gas in un monopolio. Sarebbe uno scenario allettante per alcuni, ma non ha alcun fondamento nella realtà. Il fatto che autorità, importatori e distributori del mercato del gas più grande al mondo si coordino e si concentrino su un fornitore escludendo gli altri è la prova di una scarsa comprensione sia delle dinamiche del mercato del gas sia delle politiche commerciali internazionali.
E allora diamo un’occhiata a questa realtà. Oggi l’UE riceve gas da diversi Paesi. La Norvegia è effettivamente il principale fornitore, per una quota parte di circa il 30%. Algeria, Azerbaigian e Regno Unito forniscono quantità significative di gas da gasdotto, mentre Stati Uniti, Qatar ed Egitto coprono quote crescenti del fabbisogno tramite GNL. La Russia sta per abbandonare l’UE: entro il 2027, si prevede che le importazioni saranno completamente eliminate attraverso i pacchetti di sanzioni. Il volume perso sarà sostituito principalmente dal GNL, soprattutto dagli Stati Uniti.
Credere che l’UE attuerà un boicottaggio totale dei regimi che violano i diritti umani e il diritto internazionale è irrealistico. Persino il commercio con Israele non è stato interrotto, nonostante il genocidio in corso a Gaza. Come reagirebbero i Paesi dell’UE alla proposta di rescindere gli accordi sul gas con Qatar, Algeria o Azerbaigian, per acquistare solo dalla Norvegia?
È vero che alcuni giacimenti norvegesi hanno basse emissioni in fase di produzione, ma la metà sono superiori alla media globale. Ancora più importante, le emissioni derivanti dalla produzione non superano mai il 3% dell’impronta climatica totale del gas. Il restante 97% si verifica quando il gas viene bruciato. Sono queste emissioni che i Paesi dell’UE si preoccupano di ridurre, perché sono ciò che determina il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi.
Tre fattori governano quindi la politica energetica dell’UE. Il primo: la diversificazione. L’UE non sostituirà mai un fornitore dominante con uno nuovo, per quanto buono e gentile possa essere. Secondo: la riduzione delle emissioni. Ad essere decisivo è l’impatto climatico complessivo del gas, non le emissioni di produzione. Terzo: l’autosufficienza strategica. L’UE vuole ridurre le importazioni di energia fossile dall’estero per aumentare il suo livello di autosufficienza. Ciò ridurrà anche i costi energetici e libererà risorse per la sicurezza e la difesa, elementi in cima all’agenda UE.
Credere che in futuro l’UE farà affidamento esclusivamente sul gas norvegese non è altro che un pio desiderio. Ed è una distrazione dalla vera, necessaria, missione: preparare la Norvegia a un mondo che sta gradualmente eliminando i combustibili fossili.